Infrastrutture, tecnologia e competenze: la sfida dell’inclusione digitale

L’azzeramento del cosiddetto "digital divide" è un obiettivo in cima alle agende di tanti Paesi. L’Italia punta a rendere il 70% della popolazione digitalmente abile entro il 2026
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Utilizzato sempre più spesso per indicare una rivoluzione socio-culturale, il termine inclusione
negli ultimi anni ha abbracciato l'aggettivo digitale. L'inclusione digitale è finita così in cima alle
agende di governi di tutto il mondo. L'accesso a Internet è ormai considerato un diritto
fondamentale e per garantirlo è partita una lotta al “digital divide”, ovvero la disparità che si crea
tra chi ha un accesso adeguato alla rete e chi non ce l’ha.

I numeri

La connettività digitale è stata descritta come precondizione per realizzare l’agenda digitale
dell’Ue e nei Paesi europei i lavori sono già partiti. L'ultima ricerca Cisco Broadband Index, realizzata intervistando oltre 13mila persone in Italia, Germania, Francia, Regno Unito, Polonia e
Russia, dimostra come avere un’infrastruttura in banda larga di alto livello possa giocare un ruolo
significativo per creare società ed economie più agili e ricche di opportunità.

Il 78% del campione interpellato (81% per gli italiani) crede che oggi la connettività in banda larga sia una necessità. L’86% degli italiani (l’81% a livello globale) chiede al governo del proprio Paese di chiudere il digital divide e di accelerare prima possibile i progetti per offrire a tutti un accesso a Internet affidabile e ad alta velocità.

Più di tre quarti del campione (79% in Italia, 76% nel mondo) ritiene che la connettività per tutti
sia vitale per la crescita economica. Oltre la metà (il 53% degli italiani e il 54% dell’intero
campione) ritiene che gli investimenti in infrastrutture broadband siano importanti quanto gli
investimenti in altri servizi pubblici.

Ciò nonostante, il digital divide continua a danneggiare molti cittadini. In Italia e negli altri Paesi
coinvolti dalla ricerca, quasi la metà di coloro che hanno sperimentato difficoltà di connessione
durante la pandemia ha dichiarato di non aver potuto accedere a servizi critici come servizi sanitari online e educazione.

La situazione italiana

Il nostro Paese si è messo da tempo in moto per cercare di colmare il gap digitale, sia coinvolgendo player nazionali con le loro tecnologie, sia incassando i primi fondi provenienti dal Recovery Plan. L'approvazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza italiano con un giudizio complessivamente positivo da parte della Commissione europea ha infatti sbloccato il 13% del pre-finanziamento all’Italia.

Alla prima missione, quella inerente agli investimenti in tema di digitalizzazione, sono destinati
50,07 miliardi di euro, 6,31 dei quali alle “Reti ultraveloci”. L’investimento ha lo scopo di portare la connettività a 1 Gigabit per secondo a circa 8,5 milioni di famiglie, imprese ed enti. Si punta quindi alla piena neutralità tecnologica e si fa leva sulle migliori soluzioni tecnologiche disponibili, sia fissa che Fixed wireless access (Fwa).

Il nostro Paese in ogni caso mostra ancora divari più o meno accentuati tra le Regioni. I dati Istat
mettono in luce un gap tra Nord e Sud in tema di banda larga. La percentuale più alta di famiglie
che possiedono una connessione si registra in Trentino Alto Adige, Veneto e Lazio. Le aree meridionali appaiono in ritardo, con alcune Regioni che negli anni sono addirittura peggiorate: la
Basilicata è passata dal 68,4% al 67,5%. La media italiana di famiglie che accedono alla banda larga si attesa al 74,7%.

I programmi per accelerare le competenze digitali

Con "Italia digitale 2026" il governo ha intenzione di ridurre il gap di competenze digitali, puntando all'obiettivo del 70% della popolazione digitalmente abile entro il 2026. Sono previste
iniziative di supporto alle competenze digitali dei cittadini per dare a tutti le stesse opportunità. In
questo ambito il Piano nazionale di ripresa e resilienza nel suo complesso prevede diverse linee di azione che coprono tutti gli snodi del percorso educativo.

Gli interventi mirano a supportare le fasce della popolazione a maggior rischio di subire le conseguenze del digital divide. Oltre alle misure più tradizionali fornite dalle piattaforme
educative, di istruzione e di supporto all’inserimento nel mondo del lavoro, con il Pnrr si vogliono
rafforzare esperienze di facilitazione digitale sul territorio e il Servizio Civile Digitale. Così facendo, circa 3 milioni di cittadini potranno acquisire competenze digitali di base.