Dall’audit da remoto agli uffici intelligenti: lo smart working di Rina è win-win

La sede del Rina a Genova 
Il registro italiano navale ha introdotto un progetto pilota nel 2018. Da allora ha ristrutturato le proprie sedi, ne ha ampliato l’applicazione e ha trovato un accordo con i sindacati
2 minuti di lettura

Non tutte le imprese hanno dovuto adattarsi in fretta a furia al nuovo paradigma dello smart working. Ci sono realtà che avevano avviato progetti di lavoro agile ben prima dell’epidemia di Covid-19 e che hanno potuto beneficiare di questa loro lungimiranza. Ne hanno tratto beneficio anche i dipendenti sia perché il passaggio dal lavoro in ufficio a quello a casa non è stato problematico, sia perché le aziende che già si stavano confrontando con il tema smart working non l’hanno confuso con il telelavoro. “Lo smart working non è il semplice trasferimento all’interno delle mura domestiche di quello che si fa in ufficio - spiega Claudia Filippone, chief Hr officer, communication & institutional relations di Rina, il Registro italiano navale -. È un’organizzazione del lavoro completamente differente che serve a garantire al dipendente una maggiore flessibilità e indipendenza e all’azienda una maggiore redditività. Il lavoratore in smart working non va controllato ma accompagnato e indirizzato; il dirigente deve sviluppare delle cosiddette soft skills che lo aiutino a sfruttare al meglio le opportunità del lavoro agile. Fra le quali c’è anche la possibilità di non interrompere l’operatività in situazione complesse come quella causata dall’epidemia”.

Rina, che oggi conta 2000 dipendenti e circa altrettanti all’estero, ha avviato un progetto pilota di smart working nel 2018 appoggiandosi sulla tecnologia di Microsoft e ne ha successivamente accompagnato lo sviluppo intervenendo su tutti gli aspetti coinvolti. L’azienda genovese ha per
esempio ristrutturato una seconda sede, a cui fanno riferimento 400 dipendenti, in una logica di co-working e di scrivania non assegnata. E adesso è la volta dell’edificio centrale, dove verrà data particolare attenzione ai locali della mensa quali luogo di interazione. “Il ruolo dell’ufficio resta fondamentale perché è il luogo di scambio e di confronto, un’attività di grandissima importanza per una società di certificazione e consulenza ingegneristica come la nostra - prosegue Filippone -. Grazie agli strumenti tecnologici di cui ci siamo dotati oggi possiamo fare un’audit di una nave da remoto e questo significa che quest’ultima non deve più essere ferma in porto ma può anche navigare, ammesso ovviamente che sia autorizzata a farlo. In campo marittimo si tratta di una vera e propria rivoluzione”.

Nel processo di organizzazione dello smart working Rina ha poi avviato un confronto con i sindacati per arrivare a un accordo che ha trovato il sostegno della quasi totalità dei dipendenti. L’accordo, che è entrato in vigore lo scorso primo aprile, prevede che si possa lavorare fino a un massimo di 12 giorni al mese da remoto ed è stato strutturato per garantire al lavoratore il giusto equilibrio fra lavoro e vita privata, contemplando regole ben precise per il diritto alla disconnessione. Ogni dipendente che aderisce all’accordo può svolgere la propria attività
lavorativa, sempre nel limite dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale previsto dal contratto, con piena autonomia nell’organizzazione del proprio tempo nella fascia oraria 7.00-20.00. Il lavoro in smart working può essere svolto in ogni luogo idoneo, incluse le sedi aziendali diverse da quelle di appartenenza, e l’erogazione di un buon pasto è prevista anche per la giornata di lavoro agile.

Oggi, dopo quasi quattro mesi di rodaggio, circa l’82% delle persone aventi diritto ha aderito e di queste più di una su due (58%) ha optato per i 12 giorni al mese. “Si tratta soprattutto di persone con famiglia, che hanno dichiarato di risparmiare almeno un’ora al giorno per il tragitto casa- lavoro”, conclude la responsabile delle risorse umane di Rina. Sul fronte dei risultati il modello organizzativo adottato dalla società ligure ha già dimostrato di funzionare: nonostante la pandemia, il 2020 si è chiuso in crescita rispetto al 2019.