Il cloud computing aiuta a ridurre l’impatto ambientale

Intesa Sanpaolo punta sulla nuvola per migliorare le performance del proprio patrimonio immobiliare e inquinare meno
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Migliorare le performance aziendali, tenendo al contempo sotto controllo i costi e l’impatto ambientale. È la sfida con la quale si trovano a fare i conti le imprese di tutti i settori, strette tra le necessità di preservare i margini in una stagione di concorrenza crescente e l’attenzione alle questioni della sostenibilità, tema particolarmente sensibile per i clienti, che siano retail o altre aziende.

 

Esempio in banca

 

È in questo scenario che si inquadra l’iniziativa di Intesa Sanpaolo, che punta sul cloud computing di Azure per migliorare le performance del proprio patrimonio immobiliare e delle attività di facility management e ridurre l’impatto ambientale. Il gruppo finanziario ha collaborato con Microsoft e Iconics in modo da utilizzare i dati per identificare proattivamente gli errori, aumentare il comfort e diminuire il consumo energetico nei propri edifici, così da ridurre significativamente l’impronta ecologica aziendale.

 

Approccio predittivo

 

“Volevamo passare da una gestione reattiva degli asset edilizi a un approccio predittivo e proattivo basato sui dati raccolti da vari sistemi”, racconta Giorgio Colosi, real estate and facility senior director di Intesa Sanpaolo. Oltre a implementare soluzioni basate sull’Internet of things (che consentono agli oggetti di comunicare tra loro grazie a sensori, senza intervento dell’uomo) e intelligenza artificiale, l’istituto ha creato la struttura denominata Dcri (Data control room immobiliare) chiamata a supportare l’innovazione continua nei processi di gestione degli edifici e aumentare le competenze interne.

Iconics è intervenuta per identificare e risolvere le problematiche legate al consumo energetico degli edifici. La soluzione di visualizzazione dei dati crea un “gemello digitale” in cui le regole di monitoraggio e i dati in tempo reale sono associati a specifici asset immobiliari. Inoltre, la tecnologia di rilevamento guasti e diagnostica della società consente di personalizzare la libreria standard di regole per prevedere i guasti delle apparecchiature e fornire consigli al personale con azioni preventive.

La piattaforma dati si basa su Azure IoT Hub per gestire la raccolta di tutti i dati e su Azure Data Factory per il monitoraggio e l’analisi degli stessi in tempo reale.

Alert in caso di malfunzionamento

In caso di malfunzionamento di un’apparecchiatura, il sistema genera un ticket automatico che indica l’ubicazione e altre informazioni che consentono una rapida risoluzione. Una volta risolto il problema, il ticket viene automaticamente chiuso.

 “Al mattino era difficile riscaldare l’edificio e questo comportava uno spreco enorme di risorse -, racconta Francesco Peruzzu, real estate and facility senior professional di Intesa Sanpaolo -. I dispositivi IoT hanno misurato il flusso dell’aria e inserito i relativi dati nella piattaforma, che li ha poi analizzati identificando così le anomalie, consentendoci di capire quello che stava succedendo”.

Quindi aggiunge che, grazie al cruscotto energetico, in poco tempo la struttura è riuscita a visualizzare un’analisi dei diversi componenti dell’edificio, localizzando così l’anomalia. Confrontando i dati di utilizzo e i dati storici contenuti nella dashboard, è stato possibile identificare il componente difettoso.

Meno costi

Proprio la possibilità di rilevare più facilmente le anomalie, e quindi di intervenire prontamente, consente di abbattere i costi energetici. Colosi spiega che l’analisi su tre edifici ha permesso di rilevare che l’utilizzo di Azure e la consulenza di Iconics hanno permesso di ridurre il consumo energetico annuo del 15%, pari a 2,5 GWh all’anno. ora l’obiettivo diventa implementeremo queste soluzioni su altri edifici per ridurre ulteriormente la bolletta energetica, e al contempo minimizzare l’impatto ambientale.

La banca resta titolare dei dati raccolti dalla piattaforma, con tutto quello che deriva in termini di valore dell’asset di privacy.