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La cintura di sicurezza: viaggio alla scoperta di un’innovazione che salva la vita

La cintura di sicurezza: viaggio alla scoperta di un’innovazione che salva la vita
Siamo arrivati alla fine di questo viaggio alla scoperta delle innovazioni che hanno cambiato il nostro modo di vivere, pur scontando iniziali diffidenze o distanze. Nel sesto e ultimo episodio di “Progresso e pregiudizio” andremo ad approfondire uno strumento così importante per i miliardi di automobilisti che ogni giorno si mettono alla guida di un veicolo. Un dispositivo fondamentale che però ancora oggi affronta le resistenze di persone che ne vorrebbero limitare l’obbligo
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Un’invenzione all’apparenza semplice, che però ha in sé un tema enorme. Stiamo parlando della cintura di sicurezza e del modo in cui l’uomo approccia il mondo del pericolo e della velocità. Nei primi del Novecento l’automobile diventò qualcosa di più di una sperimentazione e di un prototipo: era pronta per diffondersi nella società. A quel punto la questione della sicurezza iniziò a diventare un tema, anche se purtroppo, non centrale. E così se da un lato i sistemi di frenata vennero integrati praticamente subito, nessuno, per lungo tempo, si occupò di mettere in sicurezza l’automobilista comune: passeranno tutti gli anni Cinquanta prima che la cintura di sicurezza diventi un dispositivo preso in considerazione.

La cintura di sicurezza, così come la conosciamo oggi, fu introdotta al grande pubblico per la prima volta dalla casa automobilistica svedese Volvo nel 1959, in occasione del Salone Internazionale dell’Auto in Germania.

Il primo Stato a muoversi ufficialmente per introdurre l’obbligo di cinture di sicurezza nella dotazione delle auto fu la Cecoslovacchia, nel 1969, seguita dalla Danimarca. In Italia le cinture divennero obbligatorie per i passeggeri nei sedili anteriori solo dal nel1988.

Ma ogni buona invenzione, prima di affermarsi del tutto deve scontrarsi contro detrattori e scettici che all’innovazione preferiscono lo status quo, anche se significa esporsi a grandi rischi, come nel caso delle cinture di sicurezza. Infatti, l’obbligo per legge non fu accolto da tutti con entusiasmo: in molti la trovarono un’imposizione eccessiva, paternalistica, invasiva e non necessaria.

Siamo arrivati alla fine di questo viaggio in sei puntate per esplorare, grazie alla voce autorevole di uno scienziato come Massimo Temporelli, le tante storie che nel tempo hanno reso queste tecnologie così importanti per la vita dell’essere umano, grazie al genio e all’intraprendenza di alcuni e nonostante le tante difficoltà e i tanti preconcetti iniziali.

Creare un dibattito sulla trasformazione e capire come guidarla a beneficio della società nel suo complesso è l’obiettivo di “Sfumature”, la nuova campagna di informazione lanciata da Philip Morris Italia, che ha deciso di sostenere questo racconto attraverso l’evoluzione della tecnologia, per imparare dalla storia.

 

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