In evidenza
Sezioni
Magazine
Annunci
Quotidiani GNN
Comuni

Ai russi è rimasto solo Clubhouse

Ai russi è rimasto solo Clubhouse
Doveva essere il futuro dei social network, ma dopo il boom iniziale è finito nell'oblio
1 minuti di lettura

Vi ricordate Clubhouse? Era poco più di un anno fa, a gennaio 2021, incombeva un nuovo lockdown e sembrava che Clubhouse fosse il futuro dei social network. Per chi non lo ricorda, Clubhouse è una app solo di audio, un social che ricorda l’esperienza dei radioamatori di qualche decennio fa. Apri una stanza, lanci un tema e parli: gli altri ascoltano ma possono alzare la mano per intervenire. Non c’è nulla di scritto e non restano tracce nemmeno dell’audio. Verba volant.

Fu un successo improvviso. Per qualche giorno anche in Italia se non eri su Clubhouse non eri nessuno (in quella fase si accedeva solo ad inviti). Poi la funzione audio è arrivata anche su altri social network, il lockdown è finito e la febbre di Clubhouse è passata. Ce ne siamo dimenticati completamente.

Non solo noi, anche al Cremlino evidentemente. In questi giorni con Facebook e Instagram messi al bando, Twitter limitato e TikTok che si è tirato fuori per non incorrere nelle leggi sulla censura, in Russia è rimasto solo Clubhouse per dialogare “al di là del muro”. Ci sono diverse stanze dove da giorni si parla della guerra in corso. La più famosa è quella dove vengono trasmessi i messaggi non cifrati dell’Armata Rossa, che poi volontari si incaricano di tradurre e trascrivere (probabilmente nel frattempo i militari russi se ne saranno accorti ma la stanza è sempre lì). E ce ne sono altre dove sono i dissidenti russi a dire la loro, per far sapere al mondo che Putin non è la Russia e che un fronte contrario alla guerra lì esiste e cresce. Curiosa questa rinascita di ClubHouse. Come ha detto una delle responsabili della piattaforma, nella storia ogni volta che alzi un muro le informazioni trovano uno spiraglio dove passare.