La democrazia salvata dallo Spid

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Il referendum per l’eutanasia legale ha superato le 500 mila firme necessarie per essere approvato. Lo ha fatto con un mese di anticipo, di slancio. E’ bastato mettere online, la settimana scorsa, la piattaforma per firmare dal proprio personal computer o dal proprio smartphone e le firme sono decollate.

Dentro quel mezzo milione di firme c’è anche la mia. Un po’ perché mi sembra una battaglia giusta, un po’ perché firmare per un referendum vuol dire credere che su certi temi, come i diritti civili, i cittadini debbano potersi esprimersi direttamente. E un po’ perché volevo vedere come funzionava tecnologicamente la cosa per cui i Radicali si battevano da anni e che era appena diventata legge: la possibilità di firmare per un referendum o per una legge di iniziativa popolare anche online.

Non con un semplice clic: firmare per un referendum non può essere come mettere un mi piace a un post sui social; e nemmeno usando le credenziali di Facebook, Google o Apple che di solito usiamo che loggarci ai vari servizi in Rete. Ma usando lo Spid, il Sistema pubblico di Identità digitale che, anche grazie alla pandemia, ha preso il volo: nell’agosto 2016, appena il servizio fu lanciato, lo avevano adottato in meno di 90mila persone; due anni dopo erano poco meno di 3 milioni; adesso, sono più di 23 milioni.

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