Il primo concerto italiano in streaming a pagamento è andato bene
(ansa)

Il primo concerto italiano in streaming a pagamento è andato bene

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Domenica sera alcune migliaia di persone, soprattutto giovanissimi, hanno fatto una cosa che ancora qui in Italia non si era fatta: sono andati ad un concerto entrandoci con il loro smartphone; hanno scaricato una app, hanno pagato un biglietto di 10 euro e per oltre cinque ore hanno seguito le esibizioni di Heroes (alcune davvero belle), sul palco dell'Arena di Verona, una maratona per raccogliere fondi per i lavoratori della musica che da mesi non lavorano più. Lo streaming a pagamento di un concerto è una novità importante: non sostituisce lo show dal vivo, ma gli si affianca, è un'opportunità in più di raggiungere altro pubblico e fare guadagni. Un esempio eclatante c'è stato lo scorso giugno con una band coreana popolarissima che in questo modo aveva venduto 756 mila e 600 biglietti in 107 paesi. Una cosa enorme. Questa è stata molto più piccola, ma ha funzionato. Ha aperto una strada, secondo me potenzialmente una lunga strada.

Tutto è iniziato il 13 marzo: eravamo all'inizio del lockdown italiano. Quel giorno doveva uscire un disco, Spleen Machine, musica elettronica di avanguardia firmata e suonata da Alex Braga che nella vita ha fatto tante cose diverse; l'ultima è stata mettersi a suonare con una intelligenza artificiale che genera musica mentre lui suona. Molto di frontiera, molto affascinante. Per questo il 14 marzo era previsto il suo concerto a un festival molto importante, SXSW, ad Austin, in Texas. Poi è arrivata la pandemia. Cancellati il lancio del disco e il tour mondiale, Alex si prende anche il covid-19 e finisce a letto. Sembrava la fine, era l'inizio. Che fare?

Qualche tempo fa aveva conosciuto Fabrizio Capobianco, uno degli italiani più apprezzati in Silicon Valley, uno che ha alle spalle alcune startup di successo vendute bene e che continua a fare cose belle. L'ultima, Tok.tv, una piattaforma per vedere le partite di calcio assieme agli amici, ciascuno a casa propria ma interagendo. Una cosa che usano Real Madrid e Barcellona, per dire. Mi aiuti a far ripartire la musica?, chiede Alex. Da allora per sei mesi lavorando a distanza costruiscono A-Live che l'altra sera ha debuttato con il pubblico a casa che mandava selfie (undicimila) che comparivano sul palco di Verona, passando per la Silicon Valley, o accendendo accendini virtuali nei momenti romantici; e soprattutto ha potuto seguire uno show tv ma fatto senza tv interagendo con gli altri in chat.

Come è andata? Piuttosto bene, a parte tre minuti quando la rete è improvvisamente andata giù prima della esibizione di Franco126 e Capobianco a San Francisco è sbiancato, ma l'incidente si è risolto presto. I numeri finali non sono stratosferici: dei 39 mila biglietti emessi, solo 9 mila sono stati comprati da singoli fan, gli altri sono stati comprati dagli sponsor o donati a titolo diverso. Ma quei 9 mila 620 paganti dimostrano che si può fare. Che quando ci dicevamo che la quarantena collettiva che abbiamo vissuto in primavera era una occasione per provare a cambiare le cose, non sbagliavamo. Qualcuno ci è riuscito.
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