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Le aragoste di Colbert tra Nft, rimandi pop e ambientalismo

Le aragoste di Colbert tra Nft, rimandi pop e ambientalismo
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Ha trasformato via Veneto in un acquario e ha invaso di tele hyper pop multistrato in olio dai colori forti il Complesso Monumentale di San Salvatore in Lauro. Non è certamente passato inosservato l’approdo a Roma dell’artista britannico Philip Colbert, che ha definito la Capitale come lo “sfondo definitivo” per contestualizzare il suo lavoro. Se da un lato Colbert riconosce nelle sue aragoste - che rappresentano in qualche modo il suo alter ego - un certo “design naturale”, dall’altro le identifica come il rimando perfetto a una trasposizione digitale, con chiaro rimando ambientalista, che riconosce come sempre più urgente.

Qualche mese fa ha infatti lanciato sul web un progetto comunitario sul metaverso: “Lobstars”, una lunga serie di 7.777 aragoste NFT, che permettono ai collezionisti di ottenere la cittadinanza di Lobsteropolis City, un’intera città dedicata all’aragosta, che Colbert ha fondato sulla piattaforma del mondo virtuale in 3D “Decentrentraland”. I ricavi del progetto virtuale sono stati poi devoluti alla ricerca a favore del benessere degli animali marini. Colbert, laureato con un master in filosofia presso l’Università? di St. Andrews, ha trascorso mesi lavorando al Dipartimento di Robotica all'University College di Londra, per approfondire lo studio di questi animali acquatici e tradurre in modo opportuno questa conoscenza attraverso il digitale.

L’artista scozzese ha definito l’arte digitale come una "perfect storm", che può essere un ottimo sostegno, anche in chiave satirica, per propositi virtuosi: “Le possibilità tecnologiche dell’espressione artistica attraverso la tecnologia digitale contemporanea - spiega - stanno definendo nuovi fenomeni. L'arte digitale rappresenta un modo globale di presentare l'arte al mondo. Il mondo dell'arte tradizionale è stato ampiamente governato dal mercato, ma con l'ascesa delle NFT le cose stanno rapidamente cambiando. C'è un enorme potenziale democratico per gli artisti di connettersi con un pubblico più ampio e di spingere le possibilità di come l’arte venga consumata. Il metaverso, per esempio, è come una piattaforma espositiva virtuale dove l'esperienza artistica può realizzare un potenziale maggiore”. E al livello ambientale, l’arte digitale si contrappone al materialismo: “è l'idea che la gente apprezza, non l'oggetto fisico. Inoltre amo il modo in cui l'arte digitale elimina gli oneri di spedizione: gli NFT sono molto più efficienti!”.

Nell’esposizione in corso a San Salvatore in Lauro, visitabile fino all’8 gennaio, realizzata da Bam srl in collaborazione con Studio Philip Colbert e Catherine Loewe, l’artista presenta una selezione dei suoi lavori più celebri, già esposti in giro per il mondo, dalla Tate Modern di Londra al Van Gogh Museum di Amsterdam, dall’Hong Kong Museum of Art al Multimedia Art Museum di Mosca e in note gallerie come la Sejong Gallery di Seoul o la Saatchi Gallery di Londra e Los Angeles. Diciotto opere, tra cui la serie di sculture in marmo bianco di Carrara che riproducono l’aragosta in scene classiche: il combattimento con il Minotauro, il taglio della testa di Medusa o la lotta con il serpente come nel gruppo scultoreo del Laocoonte.

I rimandi al suo immaginario sono facilmente riconducibili a Andy Warhol, Richard Hamilton, Roy Lichtenstein e James Rosenquist, ma anche alle tecniche di Paolo Uccello, Peter Paul Rubens, Anthony Van Dyck. Dodici sculture di grandi dimensioni in alluminio, bronzo e acciaio sfilano invece per via Vittorio Veneto, con dei rimandi all'Orinatoio di Duchamp, i Girasoli di Van Gogh o lo Squalo di Damien Hirst. Nella sua pratica artistica Colbert coniuga come evoluzioni logiche lo studio dei classici agli orizzonti tecnologici, esplorando i modelli della cultura digitale contemporanea e la sua relazione con un dialogo storico-artistico: “Sono molto ispirato dalla storia dell’arte - osserva - amo il pittore De Chirico, le cui scene metafisiche hanno avuto un profondo impatto sulla mia pratica visiva. Credo che la realtà del tempo sia una sorta di stratificazione di passato/presente/futuro, all at once”.