Mobilità
"Vi raccontiamo tutti i segreti della Microlino"

"Vi raccontiamo tutti i segreti della Microlino"

Wim Ouboter e Michelangelo Liguori, ceo e direttore generale dell'azienda, raccontano obiettivi e strategie della citycar più attesa. Nasce a Torino, costa 15 mila euro, è tutta italiana, si guida a 16 anni e si parcheggia in un fazzoletto. E si ispira a una leggenda del passato: l'Isetta

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“It is time for a change” ci spiega subito Wim Ouboter, Ceo della Micro, l’azienda diventata grande e ricca con i monopattini e ora pronta a lanciare la citycar Microlino: “Le auto in Italia oggi trasportano in media 1,2 passeggeri per auto, fanno solo 35 km al giorno con una velocità media di 35 Km/h e nel 95% dei casi sono ‘overengineered’ per il loro uso”.

Va in vendita la Microlino, è l'Isetta del futuro

Parte da questo approccio filosofico il racconto della nuova sfida Microlino, la piccola due posti, elettrica, ispirata alla nostra Isetta, con una sola porta, anteriore, che di fatto taglia in due l’auto per garantire l’accesso. Ma Wim, uno svizzero che ha deciso di puntare tutto sull’Italia (rarità assoluta) crede profondamente nel processo industriale della piccola vettura. La produzione è già partita e le prenotazioni sono già a quota 36 mila prenotazioni.

“La forza di questo progetto – ci ha spiegato Michelangelo Liguori direttore generale della Microlino Italia – è che è tutto italiano. La produzione avviene a Torino, su una linea di montaggio con cento persone che in 20 minuti assemblano una macchina. E più dell’ottanta per cento delle parti sono made in Italy”. Per questo ci si avvale di un’azienda storica dell’indotto torinese, la Cecomp che da oltre trent’anni dà forma alle idee sviluppate da designers, centri stile, enti di ricerca & sviluppo per le case automobilistiche di tutto il mondo. Un’azienda insomma specializzata nella realizzazione dei protitipi. Quindi dei sogni dei designer: supporta oggi tutte le fasi del ciclo di vita del prodotto: definizione stile, realizzazione prototipi, pre-industrializzazione e industrializzazione, fornitura di parti, sistemi e veicoli completi per bassi volumi.

E la squadra che fa nascere la Microlino è composta quasi tutta dall’indotto dell’area torinese. Ci sono ex di Pininfatirna, ex Fca, ex Bluecar. Gente seria, che conosce l’antico mestiere di fare auto: “La linea di produzione – ci racconta Liguori - è partita alla fine del 2021. E il 21 marzo dalla fabbrica è uscita la prima vettura. Poi è partito il primo lotto di preserie. E poi da fine maggio abbiamo iniziato a produrre per il cliente finale. Per ora siamo ancora nella fase di lancio, facciamo poche unità a settimana, ossia due vetture al giorno, ma il nostro obiettivo è arrivare 25 vetture al giorno”.

Wim Ouboter, Ceo della Micro mobility system, con la sua famiglia coinvolta nella gestione dell'azienda
Wim Ouboter, Ceo della Micro mobility system, con la sua famiglia coinvolta nella gestione dell'azienda 

Di certo quello che colpisce è l’idea di far rinascere l’Isetta, un mito italiano di tanti anni fa. “Ma non si sono legami con la vecchia azienda, svela Wim Ouboter, perché il nostro è solo un omaggio a un’idea di tanti anni fa. Un modo per rivisitare le bubble car”. Di certo questa non è una “car”: è infatti omologata come quadriciclo pesante, quindi si può guidare a 16 anni con patente A, può arrivare a 90 orari e non ha un limite sulla potenza. Però a differenza delle macchinette dei ragazzini viziati, questa ha la scocca in acciaio e non il telaio in tubi. Come le vere auto. Certo, non supera le prove di crash di una normale auto, non ha Abs, né airbag, ma è ovviamente più sicura delle altre minicar.

Michelangelo Liguori direttore generale della Microlino Italia
Michelangelo Liguori direttore generale della Microlino Italia 

Fra l’altro è bella potente: ha 12.5 kW, con un picco fino a 19, accelera in meno di 5 secondi da 0 a 50 km/h ed è quindi – dicono loro - divertente da guidare. A seconda delle varianti di batterie poi pesa da 497 a 515 Kg.  Già perché il cliente può scegliere tre pack diversi di batterie: 6 kW, 10,5 o 14,5, per avere autonomie rispettivamente di 95, 175 o 230 di km.

“Sulle batterie però non abbiamo voluto risparmiare – dice Wim Ouboter – anche se il mercato oggi è tutto orientato sulle batterie più economiche, noi abbiamo scelto quelle più compatte e costose. Cosa che ci ha consentito di avere un bagagliaio vero, da 230 litri”.

La storia della Microlino parte nel 2016. E da subito si è puntato sulla mobilità leggera, in linea con la storia dell’azienda, oggi leader nel settore dei monopattini con il marchio Micro. Si produce a Torino perché qui c’è una lunga storia di small cars, dalla 500 in poi: “Il futuro – racconta Liguori - sarà infatti solo di microcar. Nel centro urbano ci sono auto con una sola persona a bordo. Le microcar sono il futuro, leggere, piccole, a zero emissioni. E in questo settore la nostra Microlino è imbattibile: l’altro elemento da considerare è il fatto che i due metri e mezzo per 1,47 di larghezza delle sue dimensioni, unite alla porta anteriore, consente ai clienti di parcheggiare la macchina di taglio, attaccata a scooter e auto, grazie alla possibilità di uscire davanti. Insomma grande efficienza. Anche nella produzione: per produrre una Microlino consumiamo solo il 30% delle risorse che sarebbero necessarie per produrre un’auto elettrica”.

Il prezzo? Da 15 a 19 mila euro. Senza incentivi. E con la rottamazione si risparmia parecchio. Poco, tanto? Secondo Ouboter ovviamente poco: “Un altro aspetto da non trascurare è che una citycar elettrica costa almeno 22 mila euro. Ma non è solo una questione di prezzo: la ricetta di Microlino ha due grandi vantaggi. Il primo è che è bella. Non è un oggetto solo funzionale ma anche emozionale. E questo cambia tutto. Il secondo elemento su cui ci siamo voluti differenziare è l’utilizzo della tecnologia automotive. Abbiamo una scocca portante, non un telaio. Quindi da un certo punto di vista una vera auto”. Insomma una via di mezzo fra uno scooter a quattro ruote e una macchina. Proprio come era l’Isetta originale. La storia a volte si ripete.