Mobilità

Da una costola di Tesla è nata una startup che lavora a una nuova generazione di batterie

Da una costola di Tesla è nata una startup che lavora a una nuova generazione di batterie
Fondata da un ex ingegnere della società di Musk, la Sila Nanotechnologies - che oggi vale 3,3 miliardi di dollari e lavora per Bmw e Mercedes - sta per aprire uno stabilimento per produrre batterie per auto dalla straordinaria autonomia
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Dalla Tesla a una startup specializzata nella produzione di batterie per auto elettriche: questo il percorso di Gene Berdichevsky, un ex ingegnere della casa automobilistica di Elon Musk messosi in proprio per “rivoluzionare il settore” (parole sue). Ambizione smisurata? Lavorare a stretto contatto con il visionario Musk ha i suoi problemi, ovvio, ma Berdichevsky sembra avere una base solida per i suoi progetti: la produzione in serie negli Stati Uniti di batterie di prossima generazione volte a ridurre i costi, aumentare l'autonomia di guida e ridurre i consumi.

La sua azienda, battezzata Sila Nanotechnologies, per questo investirà milioni di dollari in un nuovo stabilimento nello stato di Washington che aprirà nel 2024 ed ha già trovato diversi finanziamenti, anche se la sua azienda non è ancora quotata in Borsa: sia da parte di Daimler che da Bmw. E non succede spesso che due concorrenti agguerriti come questi la pensino allo stesso modo. Senza contare poi che - colossi tedeschi a parte - Sila Nanotechnologies lo scorso anno ha raccolto altri 590 milioni di dollari di finanziamento, aumentando la sua valutazione a una stima di 3,3 miliardi di dollari.

Perché tutto questo? Intanto per la visione strategica - condivisa da tutti - di Gene Berdichevsky: “Quando Tesla è stata fondata nel 2003 – ha spiegato il manager - il prezzo delle batterie per auto elettriche si è stabilizzato piuttosto che scendere tanto quanto previsto, quindi i nuovi materiali potrebbero aiutare ad abbassare il costo per i consumatori”.

Per fare questo la Sila userà il nuovo impianto nella città di Moses Lake allo scopo di realizzare batterie con materiali anodici a base di silicio che possano immagazzinare il 20% di energia in più rispetto agli anodi che in genere usano la grafite, il 70% della quale proviene dalla Cina. Non solo: la grafite è nella lista dei minerali sotto embargo degli Stati Uniti, ma il silicio no. Ecco perché il nuovo impianto di produzione mira a fornire accumulatori sufficienti per alimentare 10 gigawattora di batterie in 100.000 veicoli elettrici, con l'obiettivo di aumentare la capacità produttiva per alimentare 2 milioni di veicoli elettrici all'anno.

Per adesso la Sila gestisce un impianto di produzione di prova presso la sua sede di Alameda, in California, che può produrre materiali per batterie per circa 1.000 auto all'anno. La sfida al mondo dell’auto è insomma appena cominciata. Ma è già chiaro che la Sila Nanotechnologies si troverà tra i concorrenti la stessa Tesla visto che Elon Musk ha appena annunciato un piano per utilizzare anodo a base di silicio nelle sue nuove batterie.