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Videogiochi, la prova di Stranger of Paradise: Final Fantasy Origin

Videogiochi, la prova di Stranger of Paradise: Final Fantasy Origin
Square-Enix e Team Ninja offrono un tributo moderno al primo capitolo della saga, disponibile su computer e console di nuova e vecchia generazione
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Trentacinque anni e siamo ancora a parlare di un gioco che nacque sotto i peggiori auspici: una Fantasia Finale, il canto del cigno di Hironobu Sakaguchi, creatore di videogiochi giapponese di non troppo successo, almeno fino a quel momento. Il risultato fu un gioco di ruolo divenuto poi una saga leggendaria, tra le più amate e longeve (ancora) in circolazione. Un ultimo tentativo talmente brillante e innovativo da ritagliarsi decine e decine di episodi, capitoli paralleli, fumetti, romanzi, e anche più di un film.

E se da una parte la saga continua, con Final Fantasy XVI in arrivo (si spera) quest'anno, dall'altra Square-Enix tributa il suo passato proprio con uno spin-off curioso, Stranger of Paradise: Final Fantasy Origin. È di fatto un esperimento: è sostanzialmente un remake, ma anche una reinterpretazione delle vicende di quel primo capitolo che diede inizio alla saga, per via del suo essere sviluppato da uno studio esterno, rinomato più per i giochi di azione dove si combatte, che per magie e tattiche raffinate. Team Ninja, gli autori di Ninja Gaiden e Nioh, si sono infatti presi la briga di modernizzare il primo Final Fantasy, prendendone temi e linee guida narrative, e plasmandoli a modo loro.

Il risultato è una lettera d'amore alla saga, forse non troppo riuscita, soprattutto in termini tecnici e narrativi, ma che si lascia piacevolmente giocare grazie a un gameplay davvero ben congegnato.

La storia di Stranger of Paradise

Stranger of Paradise: Final Fantasy Origin vede i medesimi Cavalieri della Luce di un tempo, muniti di cristalli oscuri che ne indicano la natura unica e speciale, impegnati nella missione di ripristinare l'ordine e salvare il mondo dalla disgrazia. Il male si chiama Caos, una figura (o forse un'entità) che il protagonista Jack vuole eliminare a tutti i costi. Supportato da un gruppo di eroi, come previsto dalla profezia di Lukahn, dovrà affrontare terribili minacce per ridonare luce ai cristalli e speranza al regno di Cornelia.

Nomi e luoghi sono gli stessi di sempre, con l’aggiunta di citazioni e richiami ad altri capitoli palesemente studiati per sorprendere i fan più sfegatati, ma sono eventi e dinamiche a cambiare: passando da un pugno di pixel a una grafica completamente in 3D, Team Ninja ha potuto re-immaginare luoghi, armi e personaggi, ricostruendo vicende e concedendosi licenze di ogni genere, sincerandosi di mantenere punti fissi legati alla narrazione originale, ma mettendoci del suo. A volte le trovate convincono, ma in altri casi gli autori sembrano avere calcato un po' troppo la mano con il taglio moderno, creando momenti al limite dell'imbarazzante, in cui il tentativo di creare pathos viene smorzato da siparietti sinceramente ridicoli: perché un cavaliere dovrebbe allontanarsi ascoltando un mix di rap e rock nelle orecchie dopo avere ricevuto un'importante rivelazione sul cattivo di turno? È una domanda che ancora oggi ci attanaglia.

Come funziona il gameplay

La vera rivoluzione è però nell'impostazione ludica, che richiama proprio una delle saghe che hanno reso celebre Team Ninja, ovvero Nioh, personale reinterpretazione in salsa action dei soulslike (per chi volesse saperne di più, qui c’è la nostra prova di Elden Ring). Il mondo aperto è stato rimpiazzato da un mappamondo e singole missioni auto-conclusive in cui la struttura dei livelli richiama proprio Dark Souls (ma in piccolo), grazie a scorciatoie e intrecci, ma non solo: morendo, per esempio, si torna ai prismi che richiamano i falò, i quali ripristinano le pozioni di salute ma riportano in vita tutti i nemici dei paraggi. Se prima, insomma, ci si muoveva liberamente tra foreste e caverne, qui ci si sposta da un menù in cui ogni zona ha una sua identità ben precisa, compiti da svolgere, ma anche luoghi segreti e oggetti da recuperare. Ogni missione può anche essere rigiocata, con l'obiettivo di sbloccare nuove armi e armature, disponibili in quantità industriale (il grosso delle differenze sarà però giusto in valori o bonus che apportano, per il resto saranno abbastanza simili tra loro), ma anche e soprattutto per salire di livello eliminando i nemici.

Il sistema di progressione è forse l'elemento più interessante in assoluto, anch'esso però legato al primo Final Fantasy e al sistema di classi: Jack e i restanti membri del party potranno specializzarsi in veri e propri ruoli differenti, dal mago al guerriero, passando per il samurai, sbloccandone abilità e potenziamenti e mantenendoli anche cambiando classe a proprio piacimento, così da creare miscugli e sinergie unici e sempre nuovi. Una trovata che dona non poca varietà al gameplay, spronando il giocatore a focalizzarsi sulle classi preferite, ma anche a provarne di nuove per potenziare il protagonista e scoprire nuove combinazioni di attacco, che sono tantissime e offrono molteplici approcci al combattimento.

Si schivano colpi e ci si difende, ma in base alla classe cambia il modo di attaccare: le magie richiedono più precisione e attenzione alle debolezze elementali dei nemici, ma risultano più efficaci; spade, martelli e katane offrono uno stile più fisico e soddisfacente, ma la distanza ridotta richiede riflessi scattanti per non soccombere ai colpi degli avversari. Ciò che è certo sul sistema di combattimento, è che gli scontri a turni di un tempo sono un ricordo: Stranger of Paradise è azione allo stato puro. Il tutto impreziosito, almeno su PlayStation 5 (dove lo abbiamo provato), da un ottimo supporto al DualSense, tra vibrazione aptica e grilletti adattivi che enfatizzano ogni colpo, inferto o subito.

In conclusione

Il risultato, come detto, è più bello da giocare che da vedere: un po' perché dal punto tecnico non brilla, nonostante ambientazioni davvero curate dal punto di vista artistico, un po' perché la trama a volte risulta non così ben scritta. Ma una volta presa confidenza con i combattimenti, è davvero difficile staccarsi, al punto da alleggerire e non poco le 20 e passa ore necessarie al completamento della missione principale. Ma grazie a modalità di difficoltà extra e alla possibilità di rigiocare ogni missione in compagnia di amici, Stranger of Paradise: Final Fantasy Origin riesce a tenere impegnato il giocatore ancora più a lungo. A patto però di chiudere un occhio sulla grafica e sulla storia.