Ecologia

Un iPhone fatto con alluminio carbon-free, il lato verde del nuovo SE

Un iPhone fatto con alluminio carbon-free, il lato verde del nuovo SE
L'azienda ha avviato l'acquisto di lotti di metallo prodotto da Elysis senza emissioni di gas serra, oltre all'uso di alluminio riciclato
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Il design può essere etico e sostenibile? Secondo Apple è possibile. Ma a condizione di essere proattivi. L'azienda di Cupertino, per esempio, sta ricevendo la seconda fornitura di alluminio prodotto senza emissioni di gas serra: lo utilizzerà per la realizzazione della scocca dei nuovi iPhone SE, così come in passato ha usato la prima fornitura per il MacBook Pro 16, e da tempo utilizza alluminio riciclato (che quindi non dev’essere ricavato da blocchi di bauxite) per i suoi iPhone, iPad Pro ed Air, Watch e MacBook Pro ed Air.

Dietro questo uso di materiali prodotti in maniera innovativa e a bassissimo impatto ambientale non c'è solo una scelta oculata dei fornitori. La storia è quella della trasformazione completa di tutta la filiera e di un utilizzo massiccio del flusso di cassa per la realizzazione di emissioni di bond che finanziano startup capaci di cambiare il modo con il quale si produce, si trasporta, si ricicla, si ripopolano le riserve e le foreste. Al riguardo, Apple ha fatto investimenti con i suoi Green Bond per 4,29 miliardi di euro finanziando aziende capaci di imprimere un'accelerazione alle tecnologie manifatturiere e di riciclo a bassa emissione. Ci sono state 3 emissioni di bond nel 2016, 2017 e 2019, con l'obiettivo comune di avere una supply chain dell'azienda che sia carbon neutral entro il 2030, dopo che Cupertino è riuscita ad azzerare le emissioni della sua struttura. Il bond del 2019 supporta 50 progetti (incluso quello per l'alluminio di Elysis) che ridurranno o cancelleranno quasi 3 milioni di tonnellate di CO2, permetteranno di installare impianti di produzione per un totale di 700 megawatt di energia rinnovabile e avvieranno nuove modalità di riciclo o produzione di materiali a impatto basso o nullo.

Produrre l’alluminio

Prendiamo per esempio il caso dell'alluminio. Tradizionalmente, la sua produzione si basa sulla elettrolisi: blocchi di bauxite contenuti in celle elettrolitiche con un catodo di carbonio vengono fusi tramite il passaggio di corrente elettrica. La produzione di una tonnellata di alluminio produce il rilascio di circa 8 tonnellate di anidride carbonica. Il processo di Elysis, la joint venture partecipata da Apple, funziona in maniera completamente diversa (utilizza la ceramica al posto del carbonio) e produce alluminio senza che venga creato alcun gas serra. È un alluminio con una gradazione di purezza elevatissima, adatto per gli usi industriali.

Apple ha spinto molto per arrivare a questo risultati, creando nel 2018 la joint-venture Elysis da 144 milioni con Alcoa (terzo produttore al mondo di alluminio) e Rio Tinto (seconda azienda al mondo per l'estrazione mineraria) con base a Montreal e un centro di ricerca e sviluppo in Quebec; dentro ci sono anche il governo canadese e quello dello Stato del Quebec. Il primo prodotto Apple con la scocca fatta con quel materiale è stato il MacBook Pro 16, messo in vendita nel 2018.

Unici al mondo

Il risultato è che l'azienda adesso ha una fonte di approvvigionamento basato su alluminio non inquinante: è l'unica al mondo attualmente a poterlo fare ed è convinta anche di avere giocato un ruolo da catalizzatore economico, nel senso che del suo investimenti beneficiano indirettamente tutti quelli che vorranno poi fare la stessa cosa e potranno usare una tecnologia consolidata. 

Allo stesso modo, Apple ha investito anche nel riciclaggio dell'alluminio dei vecchi dispositivi per realizzarne di nuovi: buona parte del suo portafoglio prodotti con scocca di metallo è fatto con una rifusione di alluminio che ha una gradazione di purezza adeguato agli usi industriali. Non è sempre così, non basta recuperare un pezzo di alluminio e fonderlo per poterlo riusare, perché le impurità ne abbassano la gradazione e lo rendono inservibile. Per questo Apple ha anche creato un procedimento industriale di separazione e riciclaggio delle materie prime contenute nei suoi prodotti, con l'obiettivo di abbattere lo spreco. È una forma di design industriale circolare, in cui i materiali vengono utilizzati in maniera intelligente e permettono di abbassare del 70% la dipendenza da nuovo alluminio prodotto con emissioni di anidride carbonica, con l'obiettivo di portarlo a zero.

Il fronte del green aziendale

Se negli anni Duemila il fronte della battaglia green per Apple e altre aziende è stato quello della creazione di imprese a impatto zero, con uffici, impianti e negozi alimentati da corrente prodotta da fonti rinnovabili e l'uso di materiali sempre più ecologici, con packaging responsabili, riducendo le dotazioni (per esempio: niente più inutili caricabatterie di serie nelle scatole dei telefoni) e occupandosi di recuperare e smaltire i vecchi prodotti a fine vita, adesso la frontiera è un'altra. Si tratta dello sforzo di trasformare anche tutta la filiera produttiva: nel 2019 Apple ha battezzato questa iniziativa Supplier Clean Energy Program ed è apripista rispetto ai colossi della tecnologia o di altri settori. 

La filiera dell'azienda va capita perché è gigantesca, come il volume di materiali che sposta e la quantità di prodotti che porta sul mercato. I fornitori di Apple sono "più di 175” in 24 Paesi e stanno facendo, aiutati da Cupertino, una complessa transizione verso l'uso al 100% di energia rinnovabile per la produzione. In Apple non nascondono che adesso l’obiettivo è arrivare ad avere un impatto reale sul clima pari a zero.