Spazio

A settembre non partiremo per Marte: sospesa la missione ExoMars

A settembre non partiremo per Marte: sospesa la missione ExoMars
(ansa)
La guerra in Ucraina ferma anche il progetto congiunto fra l'europea Esa e la russa Roscosmos
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La missione congiunta delle agenzie spaziali europea (Esa) e russa (Roscosmos), che il prossimo settembre avrebbe dovuto essere lanciata verso Marte, non partirà. Se ne riparlerà non prima del 2024, visto che per avere successo la missione implica che il Pianeta Rosso sia in opposizione, cioè nel punto più vicino alla Terra (cosa che avviene ogni due anni circa).

Paventata da giorni, a causa dei riflessi spaziali del conflitto in Ucraina, adesso la notizia è ufficiale e l'ha comunicata l’Esa: "In quanto organizzazione intergovernativa incaricata di sviluppare e attuare programmi spaziali nel pieno rispetto dei valori europei”, ha sottolineato l’agenzia, “deploriamo profondamente le vittime umane e le tragiche conseguenze dell'aggressione all'Ucraina. Pur riconoscendo l'impatto sull'esplorazione scientifica dello spazio, l'Esa è pienamente allineata alle sanzioni imposte alla Russia dai suoi Stati membri”. Motivo per cui, all’unanimità, il Consiglio dei 22 Stati membri dell’agenzia, ancora in corso a Parigi mentre queste righe vengono scritte, “ha riconosciuto l'attuale impossibilità di svolgere la cooperazione con Roscosmos sulla missione rover ExoMars con un lancio nel 2022 e ha incaricato il direttore generale di adottare misure appropriate per sospendere le attività di cooperazione”.

La prima conseguenza è l’affidamento al numero uno dell’ente spaziale europeo, l’austriaco Josef Aschbacher, di uno studio industriale accelerato, che definisca le opzioni disponibili per implementare il rover. È una chiosa tutt’altro che marginale, perché suggerisce come il Consiglio dell’Esa stia ipotizzando, se non una lunga durata del conflitto, almeno sue conseguenze di lungo periodo e su rapporti internazionali costruiti in quarant’anni. Sulla questione, ci eravamo espressi già qui.

A fronte del ritiro del personale russo dallo spazioporto europeo di Kourou, in Guyana Francese, annunciato dal direttore di Roscosmos Dmitry Rogozin e concretizzato a fine febbraio, poco fa l’Esa ha anche confermato la sospensione di altre quattro missioni istituzionali, programmate a bordo dei lanciatori russi Sojuz: lo stop riguarda il lancio di due nuovi satelliti della costellazione europea per la navigazione e la geolocalizzazione Galileo, programmato per il prossimo 4 aprile (quando a terra rimarranno gli apparati M10 ed M11), e il lancio delle missioni Euclid e EarthCare.

L’unica nota positiva di quanto reso noto dall’Esa è la conferma, in realtà già trapelata ieri sera, della regolare prosecuzione dei programmi a bordo della Stazione spaziale internazionale. Qualche giorno fa la Nasa aveva peraltro già fatto sapere che l’astronauta americano in questo momento sulla Iss, Mark Vande Hei, tornerà a casa, come previsto, su una Soyuz: atterrerà in Kazakistan il 30 marzo, con i suoi colleghi, i cosmonauti Pyotr Dubrov e Anton Shkaplerov.

Ci si augura che la Stazione orbitante, come peraltro è sempre stato, rimanga un simbolico baluardo di una space diplomacy di successo. Una collaborazione, sebbene già destinata a finire, da cui ripartire.

Lungi dall’interesse puramente tecnico-scientifico, la sospensione delle tante missioni annunciata dall’Esa ha e avrà anche pesanti ripercussioni economiche. Non è un caso che l’agenzia concluda il suo comunicato facendo sapere che “sulla base di una prima analisi degli impatti tecnici e programmatici su tutte le altre attività colpite dalla guerra in Ucraina, il direttore generale intende convocare una sessione straordinaria del Consiglio nelle prossime settimane per presentare specifiche proposte di decisione da parte degli Stati membri”.

Attesa e preparata da anni, la sola ExoMars – che costituisce la seconda missione di un programma inaugurato nel 2016 con il lancio del Trace Gas Orbiter (TGO) e del dimostratore Schiaparelli - coinvolge centinaia di scienziati e tecnici e decine di aziende europee: solo l’Italia partecipa al programma con Argotec, Aero Sekur, Altec, Cisas-UniPd, Corista, D’Appollonia, Elital, EniProgetti, Irsps, Leonardo, Sitael Aerospace, Thales Alenia Space e Telespazio.

Se ne riparlerà, forse, fra due anni. Ma è già evidente oggi che si dovrà ridiscutere tanto, quasi tutto. Non solo Marte.