La ricerca

Salesforce Global Digital Skills Index 2022, gli italiani non sono pronti alla digitalizzazione?

Salesforce Global Digital Skills Index 2022, gli italiani non sono pronti alla digitalizzazione?
L’indagine, svolta da Salesforce in 19 Paesi, evidenzia che siamo tra i meno avvezzi al digitale. Vale anche per i più giovani, niente affatto geek. L’86% degli italiani dice di non avere le competenze digitali per il lavoro del futuro
4 minuti di lettura

L’indagine svolta da Salesforce, azienda californiana di Cloud computing e leader nei servizi Customer Relationship Management (CRM), abbatte lo stereotipo secondo il quale i più giovani hanno una maggiore conoscenza degli strumenti digitali. Affermazione ampia che va resa meno fumosa: hanno avanzate capacità nell’uso dei social ma si perdono nel mare magnum delle competenze digitali utili al mondo del lavoro. Al sondaggio hanno partecipato 23.621 persone di età compresa tra i 18 e i 65 anni provenienti da 19 Paesi sparsi in ogni continente, Italia inclusa.

In Italia l’86% del campione intervistato (1.327 persone) sostiene di non avere le competenze digitali che le aziende cercano oggi e, per quanto riguarda le capacità necessarie per i prossimi cinque anni, il numero degli impreparati sale all’87%. La media dei 19 Paesi presi in esame dimostra lacune ovunque nel mondo: il 73% sa di non essere preparato alle tecnologie richieste dal mondo del lavoro e il 76% sente di non reggere il passo con le richieste dei prossimi 5 anni. Un’inadeguatezza (o un senso di inadeguatezza) che ha spinto Salesforce a “consentire a chiunque di apprendere e sfruttare le competenze digitali necessarie per i lavori di oggi e di domani”, sottolinea il Country leader di Salesforce per l’Italia Mauro Solimene. Nasce così la Digital Talent Factory italiana, un luogo virtuale in cui tutti possono informarsi, trarre spunti e lasciarsi coinvolgere dall’uso delle tecnologie a prescindere dal grado di preparazione tecnico-scientifico. Un servizio mediante il quale è possibile scoprire anche quale percorso formativo intraprendere per diventare protagonisti della propria vita professionale.

 

Insicurezza digitale

Gli italiani impreparati sono il 13% in più rispetto al dato globale (73%, di per sé già elevato) e quelli che temono di essere impreparati nel prossimo futuro sono l’11% in più rispetto alla media globale. Eppure, la tecnologia è la stessa ovunque, così come è pressoché identico l’uso che se ne fa. C’è da considerare che, alle nostre latitudini, la scarsa cultura digitale infonde una sorta di insicurezza che rende l’approccio alle tecnologie meno facile e quasi reverenziale.

 

L’Italia nel dettaglio

Esaminando i dati in relazione all’età degli intervistati si scoprono aspetti interessanti. Il grafico sotto è suddiviso in competenze per fascia di età: baby boomer (i nati tra il 1946 e il 1964), generazione X (nati tra il 1965 e il 1980) i millennial (nati tra il 1981 e il 1996) e generazione Z (1997-2012).

La prima cosa che emerge è che ogni fascia è particolarmente incline alla navigazione sul web e all’uso dei social media, con l’unica eccezione dei baby boomer i quali, con solo il 39% di competenze avanzate, non sembrano destreggiarsi granché nell’uso dei social.

A fare maggiormente difetto è la capacità di analizzare dati, competenza entrata in modo trasversale nel mondo del lavoro soltanto negli ultimi 10-15 anni e, prima di allora, richiesta soprattutto a personale amministrativo-contabile e ai controller aziendali. Oltre all’analisi dei dati, ogni fascia di età ha un proprio tallone di Achille: i baby boomer non si distinguono nell’uso delle tecnologie smart e nelle comunicazioni digitali (il 21% le conosce in modo approfondito), queste ultime non fanno breccia neppure nelle corde della generazione X (29%). Dal canto loro, le tecnologie smart non incontrano il favore dei millennial i quali, più che da quel 37% di conoscenze elevate, sono rappresentati da quel 19% (1 su 5) che le conosce molto poco.

La generazione Z appare la più preparata e necessita una riflessione: rientrano nella categoria i nati tra il 1997 e il 2012 e quindi, giacché l’indagine di Salesforce riguarda il mondo del lavoro, tiene in considerazione più i nati a ridosso del 1997 che i nati dopo il 2005 (che oggi hanno dai 10 ai 17 anni). Riescono a distinguersi meglio probabilmente perché si sono impossessati delle tecnologie che sono state messe loro a disposizione dalle aziende per le quali lavorano ma poco nulla sappiamo sulle loro conoscenze specifiche prima che iniziassero a lavorare. Un dato che fa riflettere: in Italia soltanto il 17% degli intervistati sta seguendo percorsi per perfezionare le proprie conoscenze digitali mentre all’estero lo sta facendo il 28% di chi ha risposto al sondaggio.

 

L’indice di preparazione

Salesforce ha creato un proprio indice che tiene conto sia della preparazione delle persone, sia della loro abilità e della partecipazione agli aggiornamenti delle proprie competenze digitali. Il Salesforce Index, il cui valore globale è 33 su 100, vede l’Italia conseguire 25 punti, ovvero otto in meno della media (già non troppo elevata).

Se i cittadini indiani che hanno partecipato al sondaggio si sentono pronti per rispondere alle sfide tecnologiche offerte dal mondo del lavoro (con un punteggio di 63 su 100), i cittadini degli altri paesi hanno una fiducia molto meno marcata nelle proprie capacità. Questo porta a pensare che occorra una maggiore diffusione culturale delle tecnologie.

 

L’Italia è un paese per manager

Le competenze digitali in rapporto alle professioni possono essere misurate sia in base all’età dei dipendenti, sia in base al loro inquadramento aziendale il quale, nel caso specifico dell’Italia, vede i manager più preparati di quelli delle aziende estere.

I manager italiani sono maggiormente preparati nell’uso dei software per la produttività, oltre ad avere maggiore dimestichezza con la navigazione sul web e con i social media. Più in generale hanno conoscenze elevate o intermedie maggiori rispetto ai loro pari esteri. È un segnale positivo: gli strumenti digitali stanno attecchendo anche tra gli alti vertici aziendali e ciò detterà procedure interne e iter orientati alla digitalizzazione.

 

Le iniziative Salesforce

Oltre alla già citata Digital Talent Factory, Salesforce Italia ha creato un modello di triangolazione con i propri partner e con gli atenei. Un circolo virtuoso per la creazione e l’acquisizione di competenze il cui scopo ultimo è quello di soddisfare i requisiti delle offerte di impiego, nelle quali le conoscenze digitali dei candidati giocano un ruolo sempre più determinante. Da qui le numerose collaborazioni con una ventina di università italiane tra le quali SDA Bocconi, Università Ca’ Foscari Venezia, Università di Cagliari, Università degli Studi di Bergamo, Università degli Studi dell’Aquila, Università degli Studi di Catania, Università Cattolica del Sacro Cuore, IULM e 24ORE Business School.

 

Conclusioni

Si può certamente disquisire su quanto sia necessario per un contabile avere un’approfondita conoscenza dei social media o di quanto sia utile l’analisi dei dati per un operaio ma va osservato che l’indagine voluta da Salesforce vada letta in un’ottica culturale e quindi più ampia: non ci può essere un’alfabetizzazione digitale in assenza di una precedente evangelizzazione. Non si tratta di inculcare la cultura digitale, dovrebbe essere scelta come alternativa pratica capace di semplificare il quotidiano (professionale e privato) di ogni singolo individuo.

Se le istituzioni (la scuola su tutte) e le imprese devono partecipare sia all’evangelizzazione sia alla diffusione della cultura digitale, è opportuno pretendere che ogni persona si rimbocchi le maniche a prescindere. A tale proposito Salesforce mette a disposizione altre due piattaforme: Trailblazer Community e Trailhead. La prima è una comunità globale formata da 15 milioni di persone che si sostengono a vicenda nell’apprendimento delle competenze digitali, mentre Trailhead è un sito di apprendimento gratuito a cui hanno già fatto ricorso 3,9 milioni di persone.