La curiosità

I ragazzini e la guerra su TikTok: la storia della (finta) invasione russa della Svezia

I ragazzini e la guerra su TikTok: la storia della (finta) invasione russa della Svezia
Una manciata di video sul social network ha generato un allarme raccolto da insegnanti e genitori: propaganda o solo una conseguenza inattesa dell’algoritmo?
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I carri armati russi sono alle porte: Mosca si prepara a invadere la Svezia. È la realtà parallela alla quale hanno iniziato a credere molti teenager svedesi, per colpa di una manciata di video su TikTok. Secondo quanto riportato dall’Aftonbladet, uno dei più importanti quotidiani di Stoccolma, la segnalazione è arrivata dalla ong Bris, che si occupa di diritti di bambini e adolescenti, che ha ricevuto una serie di telefonate sul tema nelle ultime settimane.

Ragazzi e ragazze tra i 10 e i 16 anni hanno iniziato a chiedere a genitori e insegnanti spiegazioni su una supposta invasione della Svezia da parte della Russia. Queste singole domande hanno generato dibattiti e conversazioni su Twitter, in cui le persone più grandi chiedevano un confronto per capire l’origine di questa paura. Da quanto è emerso, la convinzione era frutto di un gruppo di video su TikTok che si sono diffusi in maniera molto veloce tra gli svedesi più giovani.

Tra i video, individuati grazie a un lavoro di inchiesta di Ryan Broderick nella newsletter Garbage Day, ci sono immagini finte di carri armati russi sul suolo svedese, meme e titoli di giornali riutilizzati per creare panico. Secondo la rivista specializzata Defense One, i contenuti sarebbero parte di uno sforzo coordinato dall’intelligence russa: per quanto si tratti di un’ipotesi che non è possibile scartare, in realtà la storia sembra più frutto di una serie di coincidenze e del modo in cui TikTok funziona e organizza le informazioni.

Con ogni probabilità, e anche grazie all’algoritmo del social network cinese, quello che era nato come uno scherzo di cattivo gusto ha ottenuto pubblico, diffusione e attenzione. Tanta attenzione. Questo ha innescato un circolo vizioso che, prima di tutto, ha spinto altri utenti in cerca di gloria a pubblicare informazioni simili e ha anche dato un peso maggiore a una notizia senza alcun genere di fondamento.

Le conseguenze inattese dell’algoritmo
TikTok, del resto, sembra avere la capacità di generare universi a sé stanti, che vivono e proliferano all’interno della piattaforma. È successo di recente negli Stati Uniti, con il caso di West Elm Caleb. La storia è tanto semplice quanto interessante. Una ragazza pubblica un video in cui si lamenta del trattamento ricevuto da un ragazzo conosciuto su una app di dating. Arrivano i primi commenti: “Si tratta di Caleb di West Elm? Lo ha fatto anche con me!”. Inizia così una raccolta di nuovi video, interazioni e duetti, tutti dedicati a questo ragazzo con i baffi sulla ventina che scompare dopo un paio di appuntamenti racimolati su app di dating. Una gloria indesiderata e travolgente: a oggi, l’hastag #westelmcaleb ha circa 60 milioni di visualizzazioni.

Del resto, è la caratteristica principale di TikTok: bastano poche interazioni, un po’ di interesse, perché anche il più anonimo dei contenuti possa diffondersi. E questo genera un effetto a valanga, perché più l’argomento è discusso, più l’algoritmo lo posizionerà all’interno della sezione Per Te. In generale, si tratta di un sistema che premia chi crea contenuti coinvolgenti che, anche con pochi follower, possono arrivare a un numero molto alto di persone. Esistono però conseguenze inattese. Come nel caso della Svezia o di West Elm Caleb, le raccomandazioni possono amplificare notizie false oppure portare violentemente al centro dell’attenzione una persona che quell’interesse non l’aveva mai richiesto.

Il peso delle diete mediatiche
Oltre al funzionamento di TikTok, questa storia racconta anche quanto, in questo periodo storico, siano enormi le differenze tra i consumi mediali di diverse generazioni: in Svezia, TikTok è utilizzato da 1 ragazzo o ragazza tra i 16 e i 24 anni su 2 (47%), una percentuale che crolla al 15% per le persone tra i 26 e i 35 anni. Dati che spiegano perché l’allarme invasione sia stato lanciato e percepito solo dagli adolescenti.

Non è così diversa la situazione nel nostro Paese, stando a un’analisi di Comscore che ha rivelato le differenze generazionali nella cosiddetta dieta mediatica in Italia: fra i 18 e i 24 anni, il 65% degli intervistati ha rivelato di utilizzare maggiormente il digitale rispetto alla televisione; la fascia d’età 25-34 anni mostra una distribuzione più equilibrata (55% tv e 45% digital), ma il peso della televisione cresce all’aumentare dell’età.