La novità

Trump ci riprova: il social network Truth partirà a febbraio. Cosa c'è dietro

Trump ci riprova: il social network Truth partirà a febbraio. Cosa c'è dietro
La piattaforma, diretta emanazione dell’ex presidente Usa, sarebbe pronta al lancio. Ma dietro ai finanziamenti già fioccano le richieste di indagini
2 minuti di lettura

Dietro c’è la misteriosa Trump Media & Technology Group, presieduta ovviamente dall’ex presidente statunitense (ma senza amministratore delegato). Che presto dovrebbe fondersi con la Digital World Acquisition Corp, una Spac, come spiegava Il Foglio, cioè un veicolo d’investimento collettivo destinato solo a supportare la nascita del nuovo gruppo quotandolo in Borsa per raccogliere almeno 1,25 miliardi di dollari. Questa la ragnatela alla base di Truth, il social network di Donald Trump che, a quanto spiegato da The Next Web, dovrebbe debuttare a febbraio, dopo avere bucato la prima scadenza di novembre.

Il giorno preciso dovrebbe essere il 21, secondo informazioni che si ricavano dall’App Store di Apple, dove l’applicazione può essere pre-ordinata dagli utenti che si trovino negli Stati Uniti (non è invece visibile sullo Store italiano), in modo da poterla scaricare appena disponibile. I pochi dettagli disponibili sembrano già un programma: l’app intende combattere “la tirannia di Big Tech”, tornando a fornire alla variegata galassia di estrema destra, ancora convinta, a un anno dai drammatici assalti al Campidoglio, che l’elezione di Joe Biden sia stata frutto di manipolazioni elettorali, uno spazio in cui diffondere le proprie teorie dopo il bando di Trump e degli altri guru da Twitter e dalle altre piattaforme più diffuse e importanti.

Trump aveva annunciato il social, e la società che lo avrebbe controllato, lo scorso ottobre. Ma, appunto, se ne sa ancora poco, se non che nelle fasi iniziali sarà un social solo su invito e che nel design e nel funzionamento copierà molte funzionalità di Twitter, la grande passione dell’immobiliarista finito alla Casa Bianca dal 2017 al 2021. Dai pochi screenshot disponibili sembra in effetti un vero e proprio clone del social dell’uccellino, oggi guidato da Parag Agrawal.

Difficile capire se davvero sarà solo su invito, se sarà disponibile anche con una versione desktop, se esisteranno policy di moderazione e come funzioneranno. Un fatto è certo: Gab, Gettr e le altre piattaforme cucite su misura dell’alt-right, non ce l’hanno fatta. Quando non sono state eliminate dagli store di Apple e Google, non sono comunque bastate al tycoon per recuperare quella sterminata platea di cui i social principali dispongono.

Intanto gli investitori interessati a Truth non sembrano mancare, sebbene si muovano nel più grigio dei sottoboschi di Wall Street, con l’aiuto di semisconosciuti faccendieri finanziari e con intrecci poco chiari rispetto ai quali i Democratici, per bocca della senatrice Elizabeth Warren, hanno già chiesto un’indagine della Securities and Exchange Commission, l’ente federale preposto alla vigilanza della Borsa negli Stati Uniti. Digital World Acquisition ha raccolto un miliardo di dollari appena lo scorso mese, vedendo schizzare del 20% il valore delle sue azioni verso una valutazione complessiva di 5,3 miliardi. Verità, dunque, potrebbe anche essere il primo pezzo di un gruppo mediatico molto più articolato che Trump vuole mettere insieme, legato al social, a una sua tv e ad altre attività, riannodando i legami con un progetto che affonda le radici già alla campagna elettorale di 5 anni fa. Da cui partire (forse) alla conquista della Casa Bianca nel 2024.