Mobilità
Monopattini elettrici, la più grande ricerca svela: "Sono usati come giocattoli"

Monopattini elettrici, la più grande ricerca svela: "Sono usati come giocattoli"

Polizia di Stato, Università di Roma, la Fondazione Ania e la Asl RM1 hanno coinvolto seimila studendi per capire che uso fanno i giovani di questo mezzo. "Manca completamente la percezione del rischio"

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“E’ un giocattolo”: ecco cosa pensano i giovani del monopattino secondo la più grande ricerca mai realizzata in Italia su questo tema. Frutto del lavoro di mesi dal “Centro di Eccellenza sulla sicurezza stradale” (unità operativa nata da un protocollo d’intesa tra la Polizia di Stato, la Sapienza Università di Roma, la Fondazione Ania e la ASL RM1) e del coinvolgimento di seimila studenti delle scuole secondarie di secondo grado ( 14-19 anni) di tutta Italia, la ricerca svela uno scenario tragico sul fronte della conoscenza delle norme e sulla percezione del rischio di avere un incidente. Chi lo usa vive una sorta di “disimpegno” dal rispetto delle regole accentuato dall’aspetto giocoso del mezzo.

E parliamo di un mezzo usatissimo: quasi un ragazzo su dieci infatti dichiara di guidare frequentemente un monopattino elettrico. Con esclusione della bicicletta, si tratta della percentuale più ampia di giovani alla guida di un mezzo. Il monopattino elettrico è pertanto una modalità di trasporto in rapida diffusione tra i giovani, in particolare nelle aree di maggiore intensità urbana. E se incrociamo questo dato con quello degli operatori di mobilità in sharing (secondo cui i monopattino fanno molti più chilometri delle bici elettriche), allora il quadro è completo.

Un quadro pericoloso, molto pericoloso, perché in tema di conoscenza delle normative attuali sull'uso del monopattino (limiti di età, velocità consentita, ecc.), i ragazzi dimostrano di avere scarse conoscenze, in alcuni casi inesistenti; Ad esempio, soltanto il 26% sa quale sia la velocità consentita nelle aree pedonali, e ben il 42% ritiene che l’età minima sia di 10 anni (limite reale 14 anni). E, quel che è peggio, è che i ragazzi percepiscono il rischio di avere un incidente più basso rispetto alla guida di un altro mezzo come l’automobile o il motorino.

“I risultati della nostra ricerca – spiega Anna Maria Giannini, direttrice del dipartimento di psicologia dell’università La Sapienza - evidenziano una alterata percezione dei rischi nel senso di una forte sottovalutazione. Si è portati a ritenere il monopattino un gioco, a non considerare le regole della strada come vincolanti e a non tenere conto delle conseguenze possibili di un uso scorretto. Tali distorsioni realizzano un vero e proprio paradosso: la convinzione che muoversi a bordo di un monopattino renda immuni e consenta di divertirsi senza alcuna preoccupazione”. Quindi? “La tendenza naturale  - conclude Giannini - delle fasce adolescenziali di ricercare attivamente i rischi, di essere attratti dal gioco, di ritenersi invincibili, viene fortemente potenziata dall'uso di un mezzo che richiama il tema della giocosità (tipico di età precedenti) e che purtroppo viene considerato "non un vero e proprio dispositivo" che deve prevedere il rispetto delle regole”.

Secondo la ricerca, infatti, per quanto riguarda gli atteggiamenti evocati dal mezzo, l’aspetto di maggiore attrazione è rappresentato dal divertimento. I giovani intervistati considerano infatti il monopattino divertente e piacevole, ancor più di pericoloso e vantaggioso. Il rischio è che il vissuto “playful (giocoso)” che il mezzo evoca, possa contribuire a disimpegnare il guidatore dal rispetto delle regole. Non vi è nulla di negativo nel percepire la guida del mezzo come divertente, ma se questo è il vissuto predominante rispetto a sicurezza, efficienza del mezzo, ecc., rischia di rappresentare un inducente di comportamenti di rischio.

Da qui la necessità, secondo i ricercatori, di non demonizzare un mezzo capace di esercitare un così forte attrazione tra i giovani, ma di operare con necessarie ed urgenti politiche di regolazione nell’uso del mezzo. Come? Soprattutto con l’adozione di strumenti più efficaci che responsabilizzino i conducenti sui comportamenti corretti da tenere alla guida e, in parallelo, di un rinnovato quadro normativo che potenzi le regole di prudenza a tutela degli utenti più deboli. E così è lo stesso “Centro di Eccellenza sulla sicurezza stradale” a fare quattro proposte per rendere più sicura la guida dei monopattini elettrici:

•          un codice alfa/numerico tipo “targhino”, che renda riconoscibile il monopattino ed identificabile il proprietario;

•          il possesso di una patente di guida;

•          la possibilità di contestare eventuali infrazioni anche in tempi differiti e attraverso l’uso di dispositivi di rilevazione a distanza;

•          l’obbligatorietà del casco a prescindere dall’età.