Google e il clima

Le tecnologie digitali possono arginare i disastri naturali?

Dal presente dell’intelligenza artificiale al futuro (possibile) dei computer quantistici: così la salvezza da inondazioni e non solo passa anche dallo smartphone
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Nonostante le promesse, fino a oggi l’intelligenza artificiale non ha dimostrato di poter davvero salvare il pianeta dalla crisi climatica. Se si restringe però il campo d’intervento (e si riducono le messianiche aspettative nei confronti degli algoritmi di machine learning) ci sono ormai numerose dimostrazioni di quanto queste nuove tecnologie possano comunque aiutarci a fronteggiare i disastri naturali che sempre più spesso colpiscono la Terra.

Un esempio è stato fornito da Google durante l’evento online Inventors del 9 novembre, durante il quale sono stati mostrati i risultati di una ricerca accademica (non ancora sottoposta a revisione) condotta dall’Università di Gerusalemme e da Google Research: nel paper vengono illustrati i progressi compiuti dall’iniziativa di previsione delle inondazioni fluviali fatta debuttare nel 2018 dal colosso di Mountain View, che oggi permette a oltre 360 milioni di abitanti, in un’area che copre parti dell’India e del Bangladesh, di ricevere tempestive segnalazioni direttamente sullo smartphone.

Gli avvisi (inviati via sms o notifiche, ma visibili anche tramite Google Maps o consultando il Google Flood Hub) non informano soltanto dell’innalzamento dei fiumi, ma grazie al machine learning fanno anche una previsione dell’estensione e della profondità dell’inondazione, consentendo agli abitanti delle zone colpite di farsi un’idea della pericolosità della situazione: “Già oggi sappiamo che le persone che ricevono gli avvisi hanno il doppio della probabilità di lasciare l’area per mettersi in salvo. E già questo è un risultato incoraggiante”, ha raccontato a margine dell’evento Sella Nevo, ingegnere di Google Research.

Per il momento non sono stati divulgati dettagli sul funzionamento di questo sistema, che solo nel 2021 ha triplicato il numero di avvisi inviati, raggiungendo quota 115 milioni e che oggi è possibile consultarlo anche attraverso il motore di ricerca, ottenendo in cambio informazioni visive che permettono di farsi un’idea dell’entità dell’inondazione e ricevendo consigli specifici per mettersi in sicurezza.

Il futuro e i computer quantistici
Nel corso dello stesso evento sono state fornite informazioni anche sui progressi di Google in materia di computer quantistici: considerando che (tra le altre cose) questa nuova tecnologia dovrebbe permetterci di ottenere previsioni meteorologiche più accurate, potrà anche anticipare con maggiore precisione e anticipo disastri naturali di ogni tipo? Stando alle affermazioni di Marissa Giustina, scienziata di Google Quantum AI, è presto per prevedere quali saranno i campi di applicazione di questa nuova frontiera informatica: “Ancora non sappiamo quali saranno gli usi pratici più adatti ai computer quantistici ed è anche per questo che è difficile, al momento, valutare quali aziende o Paesi siano più avanti nel loro sviluppo”. Alcune ricerche in corso, in ogni caso, si stanno concentrando proprio sulla possibilità di individuare grazie ai computer quantistici i primi segnali di un imminente terremoto o di altre situazioni di grande pericolo.

L’unica certezza, per ora, è che si tratterà di strumenti utilizzati per compiti altamente specifici e non destinati a sostituire i tradizionali computer di uso generale che impieghiamo nella vita di tutti i giorni: “Non è uno strumento che manderà in pensione quelli precedenti - ha spiegato sempre Giustina - Da un certo punto di vista, è un po’ come l’invenzione dei razzi spaziali: sono l’unico modo che abbiamo per andare sulla Luna, ma non significa che si sia smesso di usare l’auto o gli aerei per muoverci sul nostro pianeta”.