Il ricordo

Vent’anni di Gta 3, il videogioco che ha cambiato i videogiochi

Sono passati 20 anni dall’uscita del titolo Rockstar (allora Dma Design): la redazione di Italian Tech prova a ricostruire le atmosfere che hanno cambiato per sempre la storia del genere open world
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Il 26 ottobre 2001, quella che allora si chiamava Dma Design e oggi è conosciuta come Rockstar North, pubblicava in Europa un videogioco per PlayStation 2, un action-adventure destinato a diventare uno standard, ad aprire la strada a un fenomeno inarrestabile e a cambiare la storia dei titoli open world. Quel videogioco si chiamava Grand Theft Auto III.

Abbandonata la visuale dall’alto che aveva caratterizzato i precedenti capitoli della serie, Gta III catapultava il videogiocatore nella città di Liberty City, totalmente tridimensionale, talmente realistica e viva da lasciare senza fiato.

Non furono però la visuale completamente in terza persona del protagonista o il motore grafico in 3d, a rivoluzionare la saga. Il vero aspetto innovativo era rappresentato dalla libertà d’azione che si sperimentava all’interno della mappa di gioco, sensazione enfatizzata da una città che da mero sfondo diventava alleata e antagonista, quasi una coprotagonista in grado di narrare infinite storie.

Gta III amplificava il concetto di open world, un mondo dinamico e palpabile, già assaggiato due anni prima con Shenmue. Le sue caratteristiche, che oggi si danno per scontate, sono diventate uno standard alla base di tutti i moderni successi del genere, da The Legend of Zelda: Breath of the Wild a The Witcher 3, per arrivare a Red Dead Redemption 2 e molti, molti altri.

Gta 3 

Come è grande la città, come è violenta la città
Liberty City, che fu plasmata sull’architettura e sulla topografia di New York, in Gta III non era un territorio da attraversare, un quadro statico avulso dall’ascesa criminale di Claude Speed, uno talmente di poche parole che non parla mai, neanche quando risponde al telefono. La Grande Mela virtuale, corrotta e violenta, diventava parte integrante della trama. Una storia ben articolata, costellata da una moltitudine di personaggi secondari carismatici, anch’essi legati a doppio filo ai territori che occupano nella mappa di gioco. Una vasta area che offriva una moltitudine mai vista di attività da svolgere.

La vera cifra stilistica che però Rockstar mise in scena a Liberty City fu la mitopoiesi della violenza. Una brutalità farsesca, pulp ed estremizzata, che caratterizzerà tutti i successivi capitoli della serie e che procurò allo studio non pochi problemi, tanto che nel 2003 l'Esrb, agenzia che si occupa della classificazione dei videogiochi pubblicati in Nordamerica, fu costretta a schierarsi contro i ripetuti tentativi di bloccarne la distribuzione.

Gta Vice City 

Un successo immediato
Grand Theft Auto III fu un successo immediato: nel 2001 fu il gioco più venduto in Occidente e nel 2002 fu il secondo titolo più venduto in Europa e Nord America, un gradino sotto a Gta Vice City, che esordì lo stesso anno.

Nelle sue varie incarnazioni, il titolo ha venduto 14,5 milioni di copie, di cui 6,55 nei soli Stati Uniti, numeri che all’epoca furono importanti, ma che oggi fanno un po’ sorridere se paragonati ai recenti risultati di Grand Theft Auto V, che è uscito nel 2013 ed è arrivato all’astronomica cifra di 150 milioni di copie vendute, per un fatturato di quasi 6,5 miliardi di dollari.

Dopo il successo di Gta III, molte case di sviluppo hanno prodotto cloni più o meno riusciti, ma per essere una vera Rockstar occorre andare oltre, alzare l’asticella, così nel 2002 uscì Gta Vice City seguito nel 2004 da Grand Theft Auto: San Andreas, videogiochi che hanno consolidato un fenomeno inarrestabile che perdura tutt’oggi.

Oltre al fondamentale contributo che la trilogia ha dato all’industria videoludica, le città di Liberty City, Vice City e Los Santos hanno rappresentato per milioni di videogiocatori un’esperienza indimenticabile: qui di seguito ci sono 3 delle nostre, di 3 generazioni diverse di gamer.

Gta III, da boss del crimine a tassista
Non avevo mai provato un gioco della serie Grand Theft Auto, prima di Gta 3: sono partito direttamente dalla versione 3d, non sapevo assolutamente cosa aspettarmi. E ne sono stato completamente travolto: ho iniziato a giocarlo subito, nell’ottobre del 2001 su una PlayStation 2, e credo di essere andato avanti per quasi due anni.

Perché Gta 3 era il primo videogioco (almeno: il primo per me) cui giocavi senza motivo. Così, solo per giocare, per passare il tempo, per vedere cosa c’era che non avevi ancora scoperto, per fare una passeggiata o un giro in macchina. Soprattutto, un giro in macchina: quanti chilometri virtuali ho fatto per le strade di Liberty City, talmente tanti che alla fine nemmeno guardavo più la mappa, perché conoscevo le vie a memoria, neanche fossero quelle delle mia città, quelle vicino a casa mia.

Quante corse in taxi ho fatto, quanti pedoni ho investito, rapinato, malmenato, aggredito. Così, tanto per fare, perché si poteva fare, perché il videogioco ti permetteva di fare quello che nel mondo reale non puoi e non devi fare. Come diventare un ricercato, il nemico pubblico numero uno, attirare intorno a te auto della polizia, furgoni blindati, elicotteri, scatenare un conflitto a fuoco che sembrava una piccola guerra, resiste il più possibile, morire e poi ricominciare. All’infinito e per quasi due anni, sempre divertente uguale.

Gta 3 è stato il primo in tante cose, ma anche uno degli ultimi (di nuovo: almeno per me) di cui cercavi trucchi e cheat code sulle riviste in edicola, li inserivi e funzionavano. Ricordo che ne avevo usati due: per avere le munizioni infinite e poi, quando tutti i contatori dei colpi erano arrivati a 9999 e stava diventando troppo facile, l’indimenticabile NOBODYLIKESME, che faceva sì che tutti i passanti, tutti i personaggi non giocanti, volessero attaccarmi e uccidermi. Che bello che era, camminare così per Liberty City.

Vice City e quel fenicottero rosa
Ricordo perfettamente quando il mio Tommy Vercetti, iconico protagonista di Gta Vice City, saliva su una delle vetture sportive che aveva appena rubato, sintonizzava subito l’autoradio su Wave 103, una delle 9 differenti stazioni che si potevano ascoltare all’interno del gioco.

Wave 103 trasmetteva brani post-punk commerciali, una playlist fenomenale che spaziava dai Tears for Fears ai Frankie Goes to Hollywood, dagli Spandau Ballet ai Sigue Sigue Sputnik, solo per citare il nome di alcune band. Il momento topico però arrivava sulle note di Love My Way, brano dei The Psychedelic Furs che regolarmente cantavo a squarciagola, cercando di imitare l'inconfondibile timbro basso e pastoso del cantante Richard Butler. A dire il vero con pessimi risultati.

Love My Way mi faceva dimenticare di essere all’interno di un mondo virtuale, in quella Vice City così glamour e spudoratamente anni Ottanta da far impallidire la Miami di Sonny Crockett e Rico Tubbs.

Love My Way faceva dirigere il mio Tommy verso le spiagge di Washington Beach in cerca di un tramonto in grado di illuminare il cielo sintetico con tutte le sfumature del rosa. E mentre sulla spiaggia il sole calava, la città, la Vice City tentatrice alle sue spalle, si riempiva di luci e infinite possibilità. Missioni, principali e secondarie, che per un attimo perfetto potevano ancora attendere.

Mentre giocavo a Gta Vice City ho valutato l’acquisto di un fenicottero di plastica rosa a grandezza naturale da mettere in camera da letto. Seriamente.

Gta San Andreas 

San Andreas, fra spazi sconfinati e scandali Hot
Dopo Gta III e Vice City, San Andreas portava sulle spalle un compito importante, il tipico compito di un gioco di successo: stupirci ancora, ma senza ribaltare troppo il tavolo, per non allontanarsi da ciò che aveva funzionato.

E ci riuscì ancora prima di avviare il gioco, bastava aprire la confezione e dare un’occhiata alla mappa: 3 aree completamente differenti, un sacco di spazio da esplorare, un personaggio di cui potevamo cambiare l'aspetto, gli abiti e lo stile di vita, con tanto di relazioni amorose. Già, le relazioni, poi ci torniamo.

San Andreas era esattamente come ti aspetteresti qualcosa ambientato in California: come dalle altre parti, ma più grande, più ricco, più esagerato. C’era tutto quello che aveva reso bello Gta, ma di più.

Cj era un personaggio diverso dai predecessori: dopo due protagonisti bianchi, uno dei quali praticamente un vaso vuoto mentre l’altro modellato su Scarface, ci trovavamo a vivere le storie di un ragazzo di colore del suo hood in una parodia della West Coast che ricordava quella raccontata da 2Pac. Lo shock culturale, per un ragazzo italiano, era interessante, ma a posteriori sono certo che il momento in cui imboccavo la via che portava a casa di Cj si accompagnava a uno strano senso di ritorno a casa.

Ma San Andreas è anche il titolo dello scandalo Hot Coffee, quello che per la prima volta fece venire i sudori freddi a Rockstar, fino a quel momento bravissima nell’utilizzare la stampa e i benpensanti come megafono pubblicitario. Per chi non si ricordasse la questione, con una patch non ufficiale, chiamata appunto Hot Coffee, era possibile sbloccare alcuni (ridicoli) minigiochi a sfondo sessuale per simulare gli incontri fra Cj e le possibili partner. Un’idea evidentemente testata, ma poi abbandonata. Dopo scandali, cause e polemiche, Rockstar fu costretta a pagare 35 dollari a tutti i giocatori che si sarebbero dichiarati offesi dalla presenza di quei contenuti, ma solo circa 2mila persone fecero richiesta. Ben diversa fu la somma versata agli investitori, secondo i quali la polemica aveva danneggiato le vendite del gioco: circa 20 milioni di dollari.

Ma alla fine San Andreas fu comunque il gioco più venduto su PlayStation 2. E questo mise più o meno tutti a tacere.

Grand Theft Auto: The Trilogy 

Il ritorno di una vera Rockstar dei videogiochi
Per festeggiare i 20 anni dall’uscita di Grand Theft Auto III, Rockstar Games ha annunciato che Gta III, Vice City e San Andreas saranno disponibili per le piattaforme di ultima generazione in Grand Theft Auto: The Trilogy – The Definitive Edition. L’antologia, che prevede miglioramenti grafici e un ammodernamento generale del gameplay, renderà i titoli giocabili su PlayStation 4 e 5, Xbox One, X ed S, Nintendo Switch e su computer tramite il Rockstar Games Launcher.