Fra il serio e il meme

Dogecoin, Shiba Inu o Shiba Floki? Il criptico rapporto tra Musk e le criptovalute

Dopo avere contribuito all’assurdo successo della prima memecoin, i tweet del numero uno di Tesla hanno fatto moltiplicare le monete con un cane come logo
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Un tempo le cose erano più semplici. Ogni volta che Elon Musk twittava qualche foto di cani di razza shiba inu, tutti sapevamo che stava citando quella che (un po’ per scherzo e un po’ no) è diventata la sua criptovaluta preferita: Dogecoin, che come logo riporta la foto del cane protagonista di un celebre meme.

Era sufficiente che il numero uno di Tesla postasse immagini di shiba inu pronti a seppellire il tradizionale mondo finanziario o in cui questi cani abbaiano alla Luna (riferendosi all’espressione “to the Moon”, che nel cripto-gergo indica un’impennata del prezzo) per far improvvisamente crescere il valore di Dogecoin.

È anche, se non soprattutto, merito di questa simpatia di Elon Musk (forte dei suoi 60 milioni di follower su Twitter) che Dogecoin è passata dall’essere una criptovaluta nata per scherzo (cioè una memecoin) a diventare l’ottava per dimensioni, con un valore di mercato attorno ai 30 miliardi di dollari. Una crescita imponente che ha portato lo stesso Musk a prendere questa moneta sul serio, segnalando che potrebbe diventare “migliore e più sostenibile dei Bitcoin” (di cui è però una semplice derivazione).

Non un percorso da poco per una memecoin: da scherzo a presunta rivale della più nota e antica moneta basata su blockchain. Visto che abbiamo ormai imparato a conoscere i meccanismi di Internet e dei social network (che nel mondo delle criptovalute sono peraltro esasperati), era inevitabile che nascessero nuove monete meme sulla falsariga di Dogecoin, adottando anch’esse gli shiba inu come logo.

La più nota è senza dubbio quella chiamata proprio Shiba Inu, la 35esima criptovaluta per valore di mercato, con una capitalizzazione da oltre 5 miliardi di dollari. Eppure, quando Elon Musk, il 13 settembre, ha presentato via Twitter il cane di razza shiba inu appena adottato e battezzato Floki, a prendere il volo non è stata né Dogecoin (alle prese con un settembre difficile) e nemmeno Shiba Inu, che ha visto solo una temporanea e limitata crescita. Ad avvantaggiarsi di quel tweet (decuplicando improvvisamente il valore) è stata un’altra memecoin nata l’aprile scorso: Shiba Floki, moneta con lo stesso nome del cane di Musk, che però sarebbe arrivata sul mercato prima di qualsiasi relativo annuncio.

Elon Musk ha tradito Dogecoin con la nuova criptovaluta Shiba Floki? Difficile a dirsi, soprattutto perché potrebbe trattarsi di una coincidenza (anche se una ben strana coincidenza) o magari di uno scherzo ideato dopo aver osservato il panorama delle criptovalute con il suo cane preferito come logo. Al momento si contano 39 criptovalute con uno shiba come logo, la maggior parte delle quali dal valore risibile, mentre quelle con Floki nel nome sono già diventate una decina.

Ormai, quello che era nato come un (mezzo) scherzo di Musk sembra diventata una vera e propria trollata: sia da parte dell’imprenditore sia da parte dei programmatori ferrati in blockchain, che fanno nascere una criptovaluta dopo l’altra solo sulla base di ciò che Musk twitta. E la vicenda non si è ancora conclusa: il 4 ottobre Musk ha twittato una foto del suo cane nel bagagliaio anteriore di una Tesla scrivendo “Floki FrunkPuppy” (un gioco di parole in cui “frunk” sta per “front trunk”, che appunto significa bagagliaio anteriore).

Chi se ne sarà avvantaggiato questa volta? Una rapida ricerca mostra come Dogecoin sia effettivamente cresciuta del 10% (ma nel contesto di una giornata positiva per tutto il mercato), mentre Shiba Floki ha fatto un gran balzo salvo poi scendere bruscamente. È stata invece Shiba Inu a crescere addirittura del 50%, mentre le ultimissime nate sul tema Floki, come Flokinomics, sono riuscite a crescere addirittura del 1000% in un giorno. Non un risultato così sorprendente, considerando che questa criptovaluta è nata lo stesso 4 ottobre e sono quindi bastati pochissimi scambi per farne impennare il prezzo (da segnalare come sia nata anche la moneta FlokiFrunkPuppy).

La faccenda, nata come un gioco tra Elon Musk e Dogecoin, sembra stare sfuggendo di mano: sicuramente non giova alla credibilità del mondo delle criptovalute, che si ritrova con monete senza alcuno scopo e con progetti privi di qualunque strategia (in gergo, shitcoin) che finiscono sulle prime pagine dei giornali. Forse è il caso che questo gioco termini qui. E che Elon Musk possa iniziare a twittare le foto del cagnolino (di cui speriamo non si stufi) senza che qualcuno vada necessariamente a cercarci criptici consigli finanziari. Che molto probabilmente non esistono proprio.