iOS15

Dall'Head Tracking alla classica, le novità di Apple per chi ama la musica

L'azienda di Cupertino si è comprata Primephonic, la migliore piattaforma di streaming dedicata alla musica classica
4 minuti di lettura

L’innovazione nel campo dell’ascolto in streaming ha beneficiato negli ultimi tempi di una forte accelerazione. La qualità dell’ascolto, che fino a pochi anni fa era ridotta al minimo, con i file mp3 che per necessità di compressione riducevano di molto la profondità del suono, è andata via via aumentando ed è addirittura cresciuta in maniera esponenziale, portando tutti i principali player del mercato a offrire ai propri abbonati l’ascolto in alta risoluzione, l’audio lossless, una forma di compressione che preserva tutti i dati originali, ma anche, nel caso di Apple, tecnologie legate al Dolby Atmos (l’audio surround che supporta fino a 128 oggetti sonori e non usa, come in precedenza, i canali 5 +1), come lo Spatial Audio.

Con l’arrivo del nuovo iOS15, Apple fa un altro passo avanti, aggiungendo anche una nuova caratteristica, quella dell’Head Tracking. Che cos’è? Facciamo un esempio pratico: quando ascoltiamo musica con l'impianto stereo casalingo, la musica arriva alle orecchie dal posto in cui sono sistemati gli speaker e se giriamo la testa o ci spostiamo, il suono arriva sempre dalla stessa posizione. Con lo Spatial Audio, il suono arriva da molte più fonti contemporaneamente in un’esperienza completamente immersiva, e se spostiamo la testa, con la cuffia o con gli auricolari, il suono si sposta con noi.

L’Head Tracking, inoltre, permette di fare diventare questo ascolto dinamico: a seconda di come spostiamo la testa, la posizione degli oggetti sonori non cambia, così come avviene nell’ascolto dallo stereo o nei concerti, così come avviene nell’ascolto naturale dei suoni o dei rumori nella nostra vita quotidiana. Il passo avanti è notevole e, come sempre avviene nel mondo delle tecnologie musicali, non è interessante solo per chi ascolta ma anche per chi crea e si trova a poter utilizzare un nuovo modo per situare i suoni nello spazio creando scenari sonori immersivi mai ascoltati prima. Il tutto usando le cuffie o gli auricolari, le AirPods Max o le attesissime nuove AirPods 3, tarate per dare il meglio delle nuove tecnologie di Cupertino.

Più attenzione alla musica classica
La rinnovata attenzione di Apple per la musica e il suono è dovuta, in gran parte, alla generale crescita di Apple nel campo dei servizi, che fanno parte ormai del core business aziendale. E la musica, che è nel Dna di Apple fin dai tempi dell’iPod (il vero antenato dell’iPhone), aveva avuto attenzioni limitate per troppo tempo. Adesso, invece, è tornata al centro delle iniziative di Cupertino e lo si è notato non tanto e non solo con l’arrivo di Spatial Audio e ora dell’Head Tracking, ma anche con l’importantissima acquisizione di Primephonic, una piattaforma di streaming dedicata alla musica classica, anzi non una piattaforma, ma la migliore piattaforma dedicata alla musica classica. L’acquisizione non è dovuta solo alla volontà di conquistare spazio nel mercato della musica classica ma, ancora di più, come ha notato il Washington Post, dovrebbe servire a trasferire il Dna di Primephonic in Apple Music. Primephonic è un’azienda giovane e piccola, con una base di utenti molto limitata se guardiamo ai numeri dalla prospettiva di Apple Music, e nessuna grande capacità innovativa sul fronte delle tecnologie. Ma ha un approccio allo streaming che è, di base, perfetto per chi ama la musica, mettendo insieme qualità, capacità di far scoprire nuova musica, curatela e attenzione ai metadati, cose che spesso non sono tutte insieme nelle piatteforme di streaming di maggior successo.

L’acquisizione di Primephonic da parte di Apple è una scommessa sul futuro, un futuro in cui i servizi streaming vinceranno non tanto per la quantità di brani che rendono disponibili ai loro utenti e forse nemmeno per le esclusive (come fanno le piattaforme video), ma su come proporranno la musica ai loro ascoltatori. Attualmente nelle piattaforme non tutto è perfetto, spesso si cerca un brano e ne esce un altro, le informazioni su compositori, esecutori e album sono striminzite e alle volte nulle, cosa che nel campo della classica è problematica perché chi ascolta vorrebbe conoscere quale movimento da quale sinfonia sta ascoltando, chi è il conduttore o l’orchestra e senza questi dati, anzi metadati, è anche difficile trovare quello che si vuole ascoltare. Certo, per i singoli Top 40 e per la stragrande maggioranza del pubblico tutto questo è relativamente utile, infatti i servizi streaming sino a oggi ne hanno fatto ampiamente a meno, ma per gli appassionati di classic rock, per esempio, la necessità è molto più grande. Mettiamo il caso che si voglia ascoltare Get Back dei Beatles, sarebbe interessante sapere quali versioni il sistema mi offre, l’originale, la versione rimasterizzata, la versione demo, quella cantata da George Harrison? Primephonic sul mondo dei metadati ha fatto un grande lavoro e Apple Music ne trarrà certamente beneficio, soprattutto nel miglioramento delle ricerche e del servizio di consigli. E la cultura aziendale di Primephonic, con le sue playlist create da esseri umani e non da algoritmi (cosa che è ovviamente anche nel Dna di Apple Music ed è stata esaltata da Apple Music 1), la sua attenzione alle informazioni, potrebbe portare a una clamorosa crescita del lato informativo del servizio, con le note di copertina, o commenti, o recensioni fatte da esperti o musicisti. Fare in modo, insomma, che Apple Music non sia solo un posto dove ascoltare musica o scoprirla, ma anche leggerla e approfondirla.

Non solo qualità o approfondimento, però, Apple continua a pensare a tutti e in particolare a quelli che consumano musica molte ore al giorno senza altro motivo che il piacere e l’intrattenimento. Ci sono quindi molte nuove funzioni di iOS15 che possono interessare questa fascia di consumatori, una delle quali ci piace mettere in evidenza, lo sharing all’interno di FaceTime con Share Play, ovvero la possibilità di mettere in condivisione la musica mentre si è collegati via FaceTime con amici, colleghi e parenti. È una piccola, ma curiosa innovazione, proprio perché fa uscire dal concetto di ascolto solitario e in cuffia e riporta la musica al centro del concetto di comunità. Altre nuove funzioni sono Story Sharing, che permette di condividere la musica preferita nelle storie di Facebook, Instagram e Snapchat, e Lyric Sharing, per dividere brevi frammenti dei testi delle canzoni. Ma Apple Music adesso è integrata anche con la Photo App, per creare colonne sonore alle nostre memorie. Vedremo se avrà successo, ma è comunque un ulteriore, interessante cambiamento nel campo dell’ascolto digitale di oggi.

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