Programma XCheck

Facebook ha creato una lista di persone privilegiate che non seguono le regole degli altri

Il programma si chiama XCheck: dovrebbe evitare ban indesiderati a politici, giornalisti e celebrità, ma permette loro anche di diffondere contenuti dannosi senza sanzioni
 
1 minuti di lettura

Mark Zuckerberg ha spesso dichiarato che Facebook permette a tutti i suoi utenti di ricevere lo stesso trattamento, ma l’impossibilità di amministrare in maniera efficiente una piattaforma con tre miliardi di iscritti ha più volte dimostrato che così non è. A tutto questo si somma la recente scoperta del Wall Street Journal di un sistema che posiziona una ristretta cerchia di utenti particolarmente famosi al di sopra di alcune regole.

Il programma si chiama XCheck e, come si può capire dal nome, è stato inizialmente concepito come un sistema di controlli incrociati per proteggere gli account di persone più o meno in vista come giornalisti, politici e celebrità varie, dalle inevitabili maggiori attenzioni che possono ricevere dal resto degli iscritti. In molti casi, infatti, basta coordinarsi per una segnalazione in massa per oscurare, anche se solo temporaneamente, un account personale o una pagina che scrive semplicemente qualcosa che non ci piace, ma con XCheck questo problema non tocca chi è sotto il suo sistema di protezione e verifiche.

Questo perché, quando viene segnalato il post di una persona inserita al suo interno, non viene oscurato in maniera automatica, e poi eventualmente ripristinato dopo un reclamo, ma inviato a un gruppo di persone incaricate di valutarlo e decidere sul da farsi. Intanto il numero di persone in questa lista aumenta di giorno in giorno. Al momento si parla di circa 6 milioni, che rappresentano più o meno lo 0,2% degli iscritti.

Il problema sorge quando il sistema di protezione non solo previene un ban senza motivo causato da un algoritmo troppo zelante, lo stesso che può colpire chi fa satira sul nazismo mostrando una svastica, ma consente ad alcuni privilegiati di compiere azioni assolutamente sbagliate. Uno dei casi citati riguarda, ad esempio, Neymar, che nel 2019 pubblicò le foto di una ragazza nuda dopo che lei lo aveva accusato di stupro, esponendola alla gogna dei suoi milioni di follower. Ma ci sono anche personaggi pubblici verificati che hanno diffuso notizie false sui vaccini o su avversari politici di ogni schieramento, per non parlare di posizioni apertamente razziste.

E se normalmente bastano pochi minuti a un post falso, intimidatorio o diffamante per fare danni, possiamo immaginare quanto questo sia amplificato dal fatto che ci vuole più tempo per rimuoverne uno degli appartenenti a questa lista speciale. 

Andy Stone, portavoce di Facebook, ha negato che XCheck rappresenti un sistema di privilegi e sottolineato che spesso si è rivelato utile proprio per proteggere la libertà di espressione. Stone ha anche dichiarato che l’azienda sta facendo il possibile per migliorarlo, anche perché sempre più indiscrezioni confermano quanto sia consapevole degli effetti negativi che circondano Facebook e altre piattaforme.

2

Articoli rimanenti

Accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

1€/mese per 3 mesi, poi 2.99€ al mese per 3 mesi

Attiva Ora

Sblocca l’accesso illimitato a tutti i contenuti del sito