Almanacco dell'Innovazione - 11 settembre 2014

Debutta OpenExpo, l'impresa di un gruppo di sognatori

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Qualche volta, raramente lo prometto, in questo Almanacco capiterà di parlare di me. Ma sarà un modo per parlare delle imprese fatte da altri. E’ il caso di quello che accadde l’11 settembre 2014: debuttò OpenExpo.

Era un progetto per molti versi avveniristico, eppure per altri assolutamente scontato, doveroso, inevitabile. Lo dico per come l’ho vissuta: ha contribuito a salvare l’Expo di Milano. Mi ricordo come era partito: ero stato coinvolto in qualche gruppo di esperti che dovevano dare una mano a progettare un’Expo 2015 ai tempi controversa e terreno di scontro fra chi la voleva e chi ci vedeva la solita occasione per sperperare soldi pubblici. Ai tempi con un gruppo larghissimo di amici e conoscenti, tutti, oggi posso dirlo, di straordinario livello, avevamo dato vita a un'associazione che si proponeva di fare crescere i principi dell’open government: trasparenza, partecipazione, condivisione. Il tutto tramite la rete. Eravamo un gruppo di sognatori ma fra i noi c’erano esperti eccellenti (non io).

La chiamammo Wikitalia e all’inizio fui eletto presidente solo perché avevo più tempo di altri da dedicarci (ero da poco rimasto senza lavoro). Insomma, la faccio breve: mi chiamano in Expo per avere qualche consiglio di tecnologia e io metto come condizione il fatto di fare subito un sito dove mettere tutti i dati delle opere in costruzione: appalti, soldi, stato dei cantieri. Tutto. Dissi: solo se saremo una casa di vetro Expo avrà il consenso che merita. Venni prima ignorato e poi respinto e mi dimisi. Un anno dopo alcune delle persone con cui avevo avuto a che fare venneroo arrestate per gli appalti Expo. E il grande capo, Beppe Sala, oggi sindaco di Milano, assieme al ministro Maurizio Martina, che aveva la delega su Expo, mi chiamano: qual era il progetto di trasparenza? Fallo. Subito. Era luglio, se ricordo bene, c’era un evento a Venezia quando lo annunciammo. E due mesi dopo eravamo online con tutti i dati, cantiere per cantiere, in tempo reale. Quella impresa fu realizzata in agosto grazie soprattutto a due persone: Ernesto Belisario, che conosce l’open government come pochi e che seguì tutte le questioni legali; e Giovanni Menduni, il nostro professore, autentico mago quando si tratta di trasformare dataset pubblici in dashboard leggibili da tutti.

Fu un bellissimo esempio, Open Expo, una di quelli, ci dicemmo, dai quali non si torna indietro. E invece siamo tornati indietro: i soldi e i progetti del Piano nazionale di Ripresa e resilienza non sono aperti, non sono trasparenti, non sono condivisi e non sono partecipati. Il sito che è stato fatto per raccontare il Pnrr, Italia Domani, sembra una roba di venti anni fa. Ma è solo il pendolo della storia, basta attendere: Wikitalia non c’è più, ma ci sono altre ottime associazioni a chiederlo; forse riusciremo ad avere un Open Recovery Plan. Prima o poi.