Il progetto

Amazon vuole salvare milioni di prodotti dalla distruzione con la rivendita di resi e invenduti

Amazon vuole salvare milioni di prodotti dalla distruzione con la rivendita di resi e invenduti
Due nuovi programmi puntano ad affrontare lo scandalo degli oggetti distrutti a milioni di unità, esploso nei mesi scorsi: uno punta sull’usato, l’altro sullo smaltimento delle eccedenze ai grossisti
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Ad Amazon si spreca tanto. Centinaia di migliaia di oggetti resi dai clienti, cioè restituiti dopo l’acquisto per una qualsiasi ragione, o rimasti invenduti troppo a lungo vengono quotidianamente inviati al macero. L’ordine è: “Destroy”. Lo scorso giugno, ad esempio, un’inchiesta televisiva ha scoperto una vera e propria “destruction zone” in un centro di smistamento di Dumferline, in Scozia. Un reporter di ITV News ha verificato come vi venivano marchiati in quel modo e scartati milioni di prodotti invenduti: secondo un ex dipendente oltre 130mila a settimana, metà resi e metà invenduti. Pc, telefoni, mascherine, droni, elettrodomestici inviati al riciclo o in discarica. Se si considera che di magazzini in tutto il mondo Amazon ne ha oltre 175, si capisce la dimensione del fenomeno. Anche Greenpeace aveva poco dopo lanciato una denuncia simile attraverso un attivista sotto copertura in un centro logistico di Winsen, a Sud di Amburgo, in Germania, che aveva constatato una simile, insensata strategia.

Ovviamente il colosso non è direttamente responsabile di queste scelte: segue perlopiù le indicazioni delle terze parti che vendono attraverso la piattaforma e che, per non pagare le tariffe di stoccaggio nei centri di Jeff Bezos, preferiscono buttare gli oggetti piuttosto che tenerli ancora a disposizione di eventuali ordini. A dirla tutta, dal 2019 alcuni finiscono spesso in operazioni benefiche di donazione, anche se una parte trascurabile rispetto al problema. Adesso il gigante di Seattle ha deciso di affrontare il problema lanciando due programmi sempre sotto il cappello “Fulfillment by Amazon”.

Grade and Resell” è il primo: si tratta di un programma pensato appunto per limitare lo spreco di prodotti resi o a rischio distruzione perché da tempo senza richieste. I venditori esterni potranno rivendere gli oggetti rientrati come “usati”. Potranno cioè decidere di incanalare ciò che torna in magazzino in una nuova modalità di vendita. Ciascun oggetto sarà valutato da Amazon secondo una scala: “Usato-Come nuovo”, “Usato-Molto buono”, “Usato-Buono” o “Usato-Accettabile”. Il venditore partner potrà così stabilire un nuovo prezzo in base al giudizio e rimetterlo in vendita. Si parte dal Regno Unito, ma entro la fine dell’anno sarà disponibile negli Stati Uniti e poi in Germania, Francia, Italia e Spagna all’inizio del 2022.

La seconda iniziativa, Liquidations, è invece diretta a consentire ai venditori di smaltire rapidamente l’inventario in eccesso. Possono dunque vendere i resi o le rimanenze in eccesso a una rete di grossisti, sempre attraverso Amazon. La possibilità è già operativa negli Stati Uniti, in Germania, Francia, Italia e Spagna e presto in Gran Bretagna. Ci si perderà ovviamente sul valore ma si farà comunque cassa e si risparmieranno i costi di inventario nei centri della piattaforma (che ha sempre più bisogno di spazio).

Già due mesi fa l’azienda si era difesa dalle accuse  spiegando di star “lavorando per raggiungere l'obiettivo smaltimento zero dei prodotti". "La nostra priorità - si leggeva in una nota - è rivendere, donare a organizzazioni di beneficenza o riciclare i prodotti invenduti. Nessun articolo viene inviato alla discarica nel Regno Unito. Come ultima risorsa, invieremo gli articoli al recupero energetico, ma stiamo lavorando duramente per ridurre a zero il numero di volte in cui ciò accade”. Insomma, anche se il programma per le donazioni, lanciato appunto quasi tre anni fa, ha portato finora alla cessione di 67 milioni di prodotti a organizzazioni benefiche in tutto il mondo, su quel punto c’è ancora molto da fare. E probabilmente ci si doveva arrivare molto prima.

“I resi dei clienti sono un dato di fatto per tutti i rivenditori, e cosa fare con quei prodotti è una sfida a livello di settore" ha scritto Libby Johnson McKee, la responsabile di Amazon WW Returns, ReCommerce and Sustainability - questi nuovi programmi sono esempi delle misure che stiamo adottando per garantire che i prodotti venduti su Amazon, da noi così come da partner commerciali anche piccoli, vengano utilizzati correttamente e non diventino rifiuti. Insieme ai programmi esistenti come Donazioni FBA, speriamo che aiutino a costruire un'economia circolare e a ridurre il nostro impatto sul pianeta. E siamo entusiasti che questi programmi aiuteranno anche le aziende che vendono su Amazon a ridurre i costi e far crescere le loro attività: è una vittoria per i nostri partner, clienti e comunità".