Lavoro

Donne e coding, cambiare vita diventando sviluppatore Web

Lorena Liuzzo 
Tre storie di rinascita professionale, accomunate dalla voglia di imparare a scrivere codice per diventare full stack web developer
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«Per me il film Smetto quando voglio è stata una coltellata: non sono riuscita a vederlo fino alla fine, perché non riesco a cogliere l’aspetto ironico, ma solo quello doloroso». A parlare è Lorena Liuzzo, 38 anni, ingegnere idraulico e ricercatrice che ha lasciato la carriera universitaria per diventare sviluppatore web full stack, cioè capace di creare siti e applicativi realizzando sia l’interfaccia utente (il front-end), sia quello che non si vede e “gira” sul server (back-end).

Un salto non da poco. Specie se si considera che in Europa solo il 18% di specialisti ICT è donna, che tale percentuale scende al 14,8% in Italia, e che il nostro Paese si posiziona al 25° posto (su 27) nel Women in Digital Scoreboard 2020, l’indice che misura la partecipazione delle donne all'economia digitale (fonte: Commissione europea).

Numeri che sottolineano un grave squilibrio, ma anche l’eccezionalità delle storie di Lorena e delle sue colleghe Silvia Marai e Micaela Cataldo: tre donne diverse e distanti (anche geograficamente), ma accomunate dalla voglia di cambiare e dalla scelta di farlo imparando a scrivere codice, a programmare e costruire siti web. E poi, ancora, dall’aver frequentato l’Hackademy, un corso intensivo di 3 mesi dedicato alla programmazione organizzato dalla Coding Factory italiana Aulab. Nelle loro testimonianze, parole che lasciano ben sperare nella fine prossima del pregiudizio che vorrebbe la programmazione “cosa da uomini”.

Lorena è un cervello in fuga: non tanto e non solo per la parentesi di due anni all’estero in un’università inglese, quanto per il percorso umano che, dopo anni di studio e soldi investiti, l’ha spinta su una strada completamente diversa. Via da un contesto dove «ci sono persone che danno tutto per la carriera accademica, rinunciando persino alla famiglia, e poi si ritrovano vecchi e precari senza poter fare altro», verso una professione che oggi vede le aziende contendersi a colpi di offerte i pochi specialisti disponibili.

«Ho finito il corso il 25 novembre 2020 e già il 9 dicembre sono stata assunta nell’azienda dove lavoro attualmente. Prima però sono stata contattata via LinkedIn da altre sette, di cui ho declinato l’offerta», spiega ancora Lorena, senza nascondere una certa soddisfazione.

«Non ero felice, non mi sentivo realizzata, volevo un lavoro più sfidante: a 33 anni era ora di cambiare», le fa eco Silvia, perito industriale con 10 anni di esperienza nell’ufficio acquisti di un’azienda. Completamente digiuna di programmazione, ma appassionata di informatica, Silvia ha prima fatto alcuni corsi gratuiti online, poi ha trovato il coraggio di lasciare il lavoro e intraprendere un nuovo percorso formativo e una nuova carriera: «Oltre che il programmare in sé - spiega - mi piace la metodologia di lavoro agile e l’ambiente collaborativo che si instaura. È successo con i colleghi del corso, e lo ritrovo ora in azienda».

Silvia Marai 

Silvia viene da un contesto professionale di provincia, prettamente maschile, dove essere donna e chiedere aiuto era difficile e a volte imbarazzante. «Ora invece lavoro in un‘azienda molto inclusiva - spiega - dove donne e uomini sono presenti al cinquanta per cento e ci si confronta e aiuta costantemente». Merito anche del fatto che si lavora da remoto: «Dietro un computer siamo tutti uguali - osserva infatti Silvia - non importa l’età, il sesso o la provenienza: ciò che conta, e che si vede davvero, è solo quello che sai fare».

Micaela Cataldo 

Infine, c’è anche chi sceglie di diventare full stack web developer perché sente il bisogno di completare il proprio profilo professionale e vuole maggiore stabilità. Micaela, 27 anni, laurea in Economia Aziendale e tre anni di esperienza nel marketing lavorando in agenzia, era una libera professionista con partita IVA: «Con il corso ho messo ordine nelle conoscenze di programmazione che avevo conquistato sul campo e ne ho acquisite di nuove», spiega. Così ha trovato quasi subito un impiego a tempo indeterminato a Milano, che ha raggiunto lasciando Rende (Cs) e la squadra di calcio con cui giocava in serie A. Un sacrificio, certo, grazie al quale oggi però si sente finalmente «realizzata e soddisfatta» dopo aver cambiato in positivo il modo in cui vede il futuro.