Le storie

Quando il videogioco diventa una professione

Le occupazioni della game industry sono un mercato in costante crescita, ma per entrarci la passione non basta: ecco come 10 ragazze e ragazzi l'hanno trasformata in un mestiere
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Sono più di 1600, i professionisti impiegati nella produzione di videogiochi in Italia. Negli ultimi due anni gli studi di sviluppo hanno assunto personale e altri pianificano di farlo nei prossimi due. Un segno che il settore genera opportunità soprattutto per le giovani generazioni, dato che il 79% degli addetti ha un'età inferiore ai 36 anni e competenze specializzate.

Anche le capacità specifiche create sul nostro territorio sono importanti, perché le ragazze e i ragazzi formati in Italia, a volte con corsi specialistici mirati, trovano spesso un impiego all'estero. Oggi per entrare nell'ambiente lavorativo dei videogiochi non basta solo la passione, occorre trasformare il trasporto che spesso si prova da bambini in un percorso strutturato.

Queste sono le storie di giovani e giovanissimi che hanno deciso di percorrere questa strada.

Germana Natalia La Rocca inizia a giocare ai videogiochi a circa 7 anni, quando suo padre acquistò la prima PlayStation e molti titoli di vario genere che insieme provavano con curiosità. La sua preferenza tuttavia erano i platform e i giochi multiplayer in locale, che poteva condividere con la famiglia. Ha sempre associato i videogiochi alla voglia di stare assieme e condividere esperienze divertenti.

Per la laurea triennale ha scelto Informatica a Catania perché la intrigava l'idea di intraprendere un percorso scientifico con molta matematica e che offrisse buoni sbocchi lavorativi. Per la specialistica si è trasferita a Milano per frequentare l'Università Statale, ateneo che offriva molti corsi a scelta tra cui alcuni con focus sui videogiochi. L'approccio metodico di quei corsi le ha fatto apprezzare il percorso di studi, dandole un'ottima preparazione che è stata fondamentale per il suo attuale ruolo. Oggi lavora a Stoccolma come level designer in Activision Blizzard King, sul famosissimo gioco per dispositivi mobili Candy Crush Soda Saga.

Andrea Zampedri, 21 anni, di Borgo Valsugana, in provincia di Trento, frequenta il liceo Scientifico delle Scienze applicate e si avvicina ai videogiochi da bambino, con la PlayStation 1 regalatagli dal cugino. Il primo amore è Spyro. Da quel momento i videogiochi lo hanno sempre accompagnato e da passatempo diventano passione, arrivando poi a definirli arte. Con Hollow Knight scopre i metroidvania, giocando ad altri titoli di quel genere si interessa alle scelte di game design e scrive quello che lo impressiona o i cambiamenti che avrebbe apportato. Non gli basta più giocare, vuole creare un videogioco. Cerca dunque un percorso formativo che gli fornisca le competenze per diventare game designer e decide di iscriversi al corso di Game design della Digital Bros Game Academy.

Zampedri crede che un periodo all'estero oltre a essere un momento formativo sia un'importante esperienza personale, infatti oggi lavora come junior game designer presso Nordcurrent, publisher e studio di sviluppo di giochi casual per smartphone, tablet e computer, fondato nel 2002 a Vilnius, Lituania.

Massimo Gandola ha 29 anni ed è di Bellagio, a 9 anni si trovava al mare e passava le giornate in spiaggia con gli amici. Un pomeriggio uno di loro gli parla di un videogioco chiamato Final Fantasy 9 e lui rimane affascinato dalla storia, dai personaggi e dalle meccaniche ancor prima di averne vista una sola immagine. Tornando a casa compra per errore Final Fantasy 7, ma non se ne pente perché dal quel momento i videogiochi divennero parte integrante della sua vita, ma ancora non li considera come possibile sbocco lavorativo. Dopo il liceo decide quindi di frequentare Filosofia alla Statale di Milano, per poi spostarsi dopo un anno a Comunicazione e Psicologia. Conclusa la triennale con una tesi sugli effetti positivi dei videogiochi strategici sul self-control, un anno dopo si iscrive alla Scuola Holden di Torino per studiare storytelling interattivo.

Oggi lavora come narrative designer e writer presso Tiny Bull Studios, una piccola software house indipendente torinese che porta come suoi principi fondanti l'idea di raccontare e narrare storie tramite l'utilizzo del medium videoludico.

La passione di Ilaria Jones per i videogiochi sboccia da piccola. Il padre racconta che per intrattenerla bastava accendere il computer e lei iniziava a disegnare e fantasticare. Crescendo, lo zio iniziò a passarle titoli della Lucas Arts o Age of Empires, la sua attrazione per i videogame si è poi rafforzata con il Game Boy e l'arrivo della PlayStation 1. Jones è sempre stata una persona molto creativa con un forte interesse per l'arte e il dare vita e forma alle cose partendo da disegni che trasformava in fumetti o semplice stoffa che modellava in pupazzi.

Con l'avvento della grafica 3d inizia ad ammirare l'animazione che dà vita al personaggio sullo schermo e al mondo che lo circonda. Anche lei vuole rendere vivi quei personaggi, così dopo il liceo Artistico si iscrive a un corso alla Scuola italiana di Comix a Napoli dove impara la modellazione e l'animazione 3d. In contemporanea si laurea all'Accademia di Belle Arti in graphic design, cercando di inserire la sua passione per l'animazione negli esami che prepara.

Per studiare al meglio le animazioni nei videogiochi, ancora oggi, quando gioca o guarda video di gameplay, cerca di comprendere e analizzare come sono state realizzate le varie meccaniche, quante animazioni sono state impiegate e come si legano tra loro. Inoltre continua a informarsi sulle ultime novità e studia le soluzioni cui sono arrivati altri sviluppatori.

Ilaria è una professionista di grande talento, aenior 3d animator presso Ubisoft Milano, dove attualmente si occupa delle animazioni per il gameplay nel videogioco Mario + Rabbids Sparks of Hope.

L'amore per i videogiochi e il disegno accompagna da sempre Diego Desogus, ma quando sceglie il liceo decide di frequentare l'istituto Agrario, continuando a lavorare alle sue creazioni da autodidatta, fino a quando si iscrive al corso di Game Art 3d di Digital Bros Game Academy per trasformare le passioni in mestiere. Vuole dare vita ai disegni, creare personaggi 3d e modelli per videogiochi in modo professionale, approfondendo e acquisendo le competenze necessarie per iniziare una carriera nella game industry.

Concluso il ciclo di studi, non concentra la ricerca di un impiego sul territorio nazionale, volendo cogliere quante più opportunità possibili si propone e a risponde alle offerte di lavoro anche all'estero e nonostante la situazione pandemica ottiene un intership in Wargaming, società che sviluppa giochi di strategia per computer, la cui sede principale è Bielorussia.

Oggi lavora come environment artist e futuro non esclude di tornare in Italia, se si presenteranno opportunità interessanti.

Viviana D'Ambra, classe 1997, ha sempre amato i videogiochi per riflesso. Più che giocare preferiva fare da spettatrice al cugino e perdersi in quei mondi digitali, osservare come ogni dettaglio contribuiva a tessere la storia e dare un senso di credibilità, come se quelle realtà esistessero davvero. In particolare i titoli che più l'hanno colpita quando era bambina sono stati The Legend of Zelda: Twilight Princess e la serie di Halo, che trovò incredibili per il loro potere immersivo. Allora immaginava che sarebbe rimasta una spettatrice, ignara che un domani si sarebbe ritrovata nella game industry.

Si è sempre espressa disegnando e ha avuto la fortuna di avere una madre che adorava l'idea di ritrovarla da grande, esattamente come da bambina, seduta con una matita in mano. Fu lei a incoraggiarla a intraprendere un percorso artistico che iniziò all'età di 12 anni con i primi corsi di illustrazione, così da adolescente si rese conto che raccontare storie attraverso le immagini era affascinante, ma narrarle tramite immagini in movimento era la sua vera vocazione. Vocazione che la portò a frequentare il corso di animazione all'università inglese Arts University Bournemouth dove ha affinato le tecniche di disegno e ha imparato le tecniche di regia per film di animazione.

Con una laurea in Animazione per il cinema, oggi considera il videogioco come la più innovativa forma d'arte e lavora come concept artist in Stormind Games, orgoglio siciliano in campo videoludico.

Marco Faleri, classe 1995, un giorno in edicola si imbatte in Nintendo la Rivista Ufficiale e inizia ad addentrarsi nell'universo videoludico. Nell'intraprendere il suo percorso ha avuto genitori e insegnanti che lo hanno aiutano a coltivare le sue doti creative e quando al liceo scopre D&D 3.5, la versione del 2003 di Dungeons & Dragons, assapora il gusto di costruire e improvvisare sessioni di gioco di ruolo basate su idee e regole anche strambe.

Realizzando cosa avrebbe voluto fare nella vita, intraprende l'impegnativo percorso di progettazione videogiochi nella laurea magistrale in Informatica all'Università degli Studi di Milano, dopo la triennale in Informatica conseguita all'Università degli Studi di Firenze.

Vede i videogiochi come architetture software, pertanto pensa che chi li produce necessita di solide basi di informatica per poter interfacciarsi con gli strumenti di sviluppo: oggi lavora in Milestone, importante studio di Milano, noto per i titoli racing, come junior game designer occupandosi di una dipartimento chiamato Game System Design o Game Logic.

Luana Caruso ha 27 anni, è di Potenza e inizia a disegnare sin da piccola. Appena diplomata, non credendo abbastanza nel suo talento, si iscrive alla facoltà di Lingue orientali dove frequenta con buoni risultati, ma è insoddisfatta: partecipa ai test d'ingresso ed entra alla Apple Academy. Dopo un'esperienza lavorativa come trend analyst, in cui riesce a unire la sua meticolosità nella ricerca alla creatività, convertendo dati in idee, sente che anche quella non è la sua strada. Decide quindi di iscriversi al corso di Concept art di Digital Bros Game Academy perché il disegno per lei è da sempre uno strumento per comunicare e creare ciò che altrimenti resterebbe istintivo e caotico. E senza conoscenze e tecnica un messaggio o un'idea perdono di potenza espressiva.

Oggi lavora come Ux/Ui artist presso l'indipendente Jyamma Games, giovanissimo studio di sviluppo con base a Milano.

Simone Di Salvo, classe 1996 è di Milazzo, ha un rapporto con i videogiochi da sempre perché con essi può vivere storie in prima persona e non passivamente. Dei videogame ama anche il puro lato dell'intrattenimento, infatti da quando riceve in regalo la prima Xbox dai genitori, gioca un po' a tutto. Con il passare del tempo comprende il grande potenziale espressivo del medium, in grado sia di trasmettere messaggi sia di far provare emozioni, e matura l'idea di creare lui stesso un videogame, volontà che si affianca alla passione per l'informatica e che lo accompagna nel suo percorso.

Un'estate, ancora al liceo, impara da autodidatta il linguaggio di programmazione C, si diploma, frequenta la triennale di Informatica a Messina. Volendo proseguire con un corso specifico, decide di spostarsi a Torino dove si iscrive alla magistrale in Informatica all'Università, percorso Realtà virtuale e Multimedialità, dove accresce le conoscenze su come si renderizza una scena virtuale, il modo in cui tutti gli elementi interagiscono al suo interno, la fisica o l'illuminazione, oltre a imparare a usare tool di sviluppo come Unity e Blender. Conoscenze fondamentali per riuscire poi a entrare nel settore.

Rimasto a Torino, lavora come game Programmer per 34BigThings, importante realtà italiana di sviluppo di videogiochi che di recente è entrata far parte della holding svedese Embracer Group.

La passione di Claudio Mazza per i videogiochi nasce nel 1996, quando lo zio portò in casa la PlayStation 1 e il Game Gear, oggetti magici capaci di catapultarlo in un'altra realtà. Giochi come Crash Bandicoot, Sonic e Rayman hanno segnato fortemente gran parte della sua infanzia e adolescenza, facendo nascere in lui la curiosità per lo sviluppo di videogiochi. Ricorda i suoi primissimi tentativi di level design progettando su carta livelli di Crash Team Racing come fosse stato un gioco da tavolo. Nonostante ciò, da piccolo non immaginava che quello sarebbe diventato il suo mestiere.

Ha scelto il percorso di studi in informatica per via della passione per il computer e la tecnologia, anche se non conosce un linguaggio di programmazione fino alla soglia dei 20. Semplicemente si è lasciato ispirare, dopo la triennale si è iscritto alla laurea magistrale della Statale di Milano perché gli avrebbe dato la possibilità di scegliere un percorso formativo legato al game development.

Oggi lavora in Rovio a Stoccolma come game developer per Angry Birds 2: si occupa dello sviluppo di nuove modalità di gioco e delle operazioni di manutenzione del prodotto.