Lo scontro

I consumatori Ue denunciano WhatsApp: "Pressioni per far accettare la nuova politica sulla privacy"

(reuters)
La denuncia è stata presentata alla Commissione europea e alla rete europea delle autorità dei consumatori
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Com'è andato a finire, il braccio di ferro fra noi e WhatsApp sui nuovi termini di utilizzo, in vigore dallo scorso 15 maggio? È finito con i rappresentanti di Buec, la più grande e importante fra le organizzazioni che rappresentano i consumatori europei (la sigla viene dal francese Bureau européen des Unions de consommateurs), che hanno deciso di portare in tribunale l'azienda americana perché avrebbe fatto "pressioni continue e indebite sugli utenti per far accettare nuovi termini sulla privacy che non sono comprensibili né trasparenti".

La denuncia è stata presentata alla Commissione europea e alla rete europea delle autorità dei consumatori: "Da mesi, WhatsApp sta esercitando pressioni indebite sui suoi utenti affinché accettino i nuovi termini di utilizzo - si legge appunto in una nota di Beuc - eppure questi termini restano vaghi, non sono né trasparenti né comprensibili".

Il reclamo è dovuto ai contenuti e alla tempistica delle notifiche, "persistenti, ricorrenti e invadenti", che spingerebbero ad accettare gli aggiornamenti dei termini di utilizzo di WhatsApp. Si tratta, prosegue Beuc, di "un'indebita pressione", che "pregiudica la libertà di scelta" e "costituisce una violazione della Direttiva Ue sulle pratiche commerciali sleali". Per Beuc, WhatsApp "non è riuscita a spiegare in un linguaggio semplice e comprensibile la natura delle modifiche", tanto che "è praticamente impossibile per i consumatori avere una chiara comprensione delle conseguenze che i cambiamenti di WhatsApp comportano per la loro privacy, in particolare in relazione al trasferimento dei loro dati personali a Facebook e ad altre terze parti".

Questa ambiguità è "una violazione del diritto dei consumatori dell'Ue, che obbliga le aziende a utilizzare condizioni contrattuali e comunicazioni commerciali chiare e trasparenti", accusa Beuc. L'organizzazione ricorda poi che dal maggio 2021 la politica sulla privacy della popolare app è sotto esame del commissario di Amburgo per la Protezione dei dati e la Libertà di informazione, che ha emesso un'ordinanza che vieta a Facebook di elaborare i dati personali di WhatsApp in Germania, in applicazione della procedura d'urgenza del Regolamento generale sulla Protezione dei dati (il cosiddetto Gdpr).

"L'azione del BEUC - commenta in una nota un portavoce di WhatsApp - è frutto di un fraintendimento su obiettivo e conseguenze dell'aggiornamento dei nostri termini di servizio. Il nostro recente aggiornamento spiega le opzioni a disposizione delle persone che intendono mandare messaggi ad un'azienda su WhatsApp e offre ulteriore trasparenza su come raccogliamo e usiamo i dati. L'aggiornamento non amplia la nostra capacità di condividere i dati con Facebook e non riguarda la privacy dei messaggi che le persone scambiano con amici o familiari, ovunque si trovino nel mondo. Saremmo lieti di poter spiegare l'aggiornamento al BEUC e di chiarire cosa significa per le persone".

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