Nadella contro Apple: "Windows 11 sarà una piattaforma aperta a tutti"

L’ad e neopresidente di Microsoft chiude la presentazione del nuovo sistema operativo proponendo una filosofia completamente ribaltata rispetto a Cupertino. Che però ha provato ad adottare per anni senza successo
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“Dovresti procurarti un vero computer, amico mio” disse Satya Nadella a un giornalista quattro anni fa, nel corso di un’intervista dove quest’ultimo aveva osato presentarsi con un iPad. La sua posizione non è cambiata molto. E nel corso dell’intervento di chiusura dell’evento in cui Microsoft, di cui è da pochissimo anche presidente oltre che amministratore delegato, ha svelato il nuovo Windows 11, è in qualche modo tornato all’attacco dell’ecosistema Apple.

Nadella  ha cambiato il volto di Microsoft, trasformandola in un colosso del cloud e dei servizi. Nella presentazione ha definito il nuovo sistema operativo come una “piattaforma per i creatori di piattaforme”, ed è intervenuto poi in chiusura dell’evento concentrandosi su un solo fronte. Tentare di convincere sviluppatori e programmatori che Windows sia un posto migliore su cui impegnarsi e in cui proporre i loro software e le loro app rispetto a macOS e iOS. Anche perché - ha spiegato - sui pc Windows le persone possono mantenere un controllo più diretto dei loro computer, così intendendo evidentemente anche l’aspetto hardware.

Supporto nativo alle applicazioni Android
Ma sono i passi in avanti nel Microsoft Store, e nelle regole su cui è organizzato, a segnare questa diversità. Perché? Anzitutto per una delle bombe sganciate ieri e di cui si parlava da tempo: il supporto nativo di Windows 11 alle applicazioni dell’ecosistema Android (e anche a quelle progettate per Amazon). Una risposta, neanche troppo difficile da cogliere, ai passi di Apple. Ma per decretarne il successo, ed evitare naufragi come quello del vecchio Project Astoria del 2015, serve la collaborazione degli sviluppatori, anche se Intel ci metterà la sua tecnologia Bridge in grado di rendere accettabile anche su pc l’uso delle app pensate per smartphone.

 

Pagamenti liberi su Microsoft Store
Secondo punto: i pagamenti. C’è un processo che farà storia, quello che proprio sull’uso di metodi autonomi e sulle commissioni, ma in generale sulle logiche antitrust in questo ambito, contrappone Apple alla casa di videogame Epic (quella di Fortnite). Su questo aspetto Windows sorpassa tutti: le applicazioni potranno utilizzare i propri sistemi di pagamento, se lo vogliono. “Una piattaforma può servire la società solo se le sue regole consentono questa innovazione di fondo e la creazione di nuove categorie” ha detto Nadella. Un passaggio abbastanza retorico che però, letto nello spinoso contesto attuale, suona come una botta a Cupertino e al suo “recinto dorato” ma pur sempre serrato. Terzo punto: la condizione degli sviluppatori, l’influenza e le pressioni che subiscono in virtù dei vincoli imposti per utilizzare i canali come l’App Store, dalle commissioni del 30% (abbassate al 15% per i più piccoli e gli indipendenti) fino ai divieti di promuovere canali di pagamento alternativi e così via. 

 

La nuova filosofia: le app come piattaforme autonome
Apple è dunque “la cattiva” e Microsoft vuole cercare di agganciare a Windows 11 un nuovo messaggio di apertura e di competizione aperta? Dipende. D’altronde anche Microsoft ha tentato di percorrere la medesima strada di Apple, senza riuscire a costruire uno store proprietario e in qualche maniera “chiuso”, ed è naturale che ora abbia definitivamente imboccato, almeno per quel che riguarda le applicazioni, una filosofia diametralmente opposta. Quella di fare spazio ad altri, di supportare appunto le app Android, di non porre troppi limiti in termini di pagamenti e fare di Windows un ambiente in cui le applicazioni si facciano piattaforme esse stesse

L’apertura ad Apple
Nonostante le continue stoccate, ovviamente Nadella non poteva chiudere del tutto la porta a Cupertino, che della più importante di quelle piattaforme è padrona di casa: come ha ribadito in un’intervista un po’ meno bellicosa al Wall Street Journal, Windows sarebbe prontissima a integrare qualsiasi servizio Apple volesse proporre fuori dal suo mondo, a partire da iMessage. Una prospettiva, quella vista prima e perfino quella col gruppo guidato da Tim Cook, che ora Microsoft può concedersi perché il suo modello di business, ormai da tempo, non passa più dai dispositivi e neanche da Windows ma da piattaforme infrastrutturali come Microsoft 365, Azure, servizi per le imprese e l’immensa mole di brevetti: solo sull’intelligenza artificiale ne conta oltre 18mila, davanti a concorrenti come ibm e Samsung.

 

Microsoft una “forza democratizzatrice”
Insomma, forzando in parte la storia - ad esempio sorvolando sulle posizioni dominanti e sui famosi 497 milioni di euro comminati dall’allora commissario europeo alla concorrenza Mario Monti - Nadella ha ricordato il ruolo di Windows come “forza democratizzatrice” per il mondo. Ha sottolineato la massima libertà di usare e costruire app, giochi e pc, creare la propria community e viverne altre, acquistare o alimentare il proprio business. Windows 11 rinnoverà dunque questa missione “rimuovendo le barriere”, consentendo alle persone di “scegliere le applicazioni che usiamo, i contenuti di cui fruiamo e le persone a cui ci colleghiamo, perfino ciò a cui dedichiamo attenzione”. Fino alla definizione che appunto è rimasta maggiormente impressa negli osservatori: “una piattaforma per i creatori di piattaforme”. Cioè, nella visione di Nadella, una piattaforma per il web del futuro, per nuovi tipi di software e per nuovi contenuti personalizzati. Sarà un percorso lungo, che non durerà meno di dieci anni. Intanto, il primo contatto con Windows 11 lo avremo entro il 2021.