La mia vita con Immuni, settimana 2: la questione del gps

Il test del Decimonono proseguirà di settimana in settimana: questo pezzo verrà aggiornato di conseguenza ogni lunedì

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Abbiamo scaricato scaricato l’app Immuni, quella scelta dal governo italiano per il cosiddetto “contact tracing” (meglio: exposure notification) della Fase 2B dell’emergenza coronavirus, e la sta usando dall’1 giugno.

Abbiamo scaricato l’app su uno smartphone OnePlus 5 aggiornato ad Android 9: la configurazione iniziale è piuttosto semplice, e come promesso non vengono chiesti dati “sensibili”, se non in quale regione e in quale provincia (non città) si abita; l’app non permette l’acquisizione di screenshot durante il suo utilizzo.

Settimana 2: la questione del gps
L’app ha ricevuto un nuovo aggiornamento (è il terzo dall’inizio), che risolve alcuni bug e soprattutto aggiunge un bottone per disattivare temporaneamente il servizio direttamente dalla pagina iniziale: l’idea è che serva soprattutto per gli operatori sanitari, che magari vogliono interrompere la protezione (e la ricezione delle notifiche) mentre sono al lavoro.

Arriva l'app Immuni, ecco come funziona

In questa settimana, l’argomento che ha tenuto banco su Internet relativamente a Immuni è il fatto che sui telefoni Android obblighi a tenere la geolocalizzazione attiva per poter funzionare: come abbiamo spiegato più volte (prima qui e poi qui), l’app non usa il gps per il tracciamento dei contatti e nemmeno ha accesso alla lettura della posizione dello smartphone; quello che succede è che Android usa sia il gps sia il Bluetooth Le per i servizi di localizzazione, con il secondo di solito attivato al chiuso, quando non sono disponibili i dati del gps. Insomma: è una funzione del sistema operativo, non di Immuni.

Se ci si vuole togliere tutti i dubbi, è comunque possibile modificare le impostazioni di geolocalizzazione del dispositivo (qui Google spiega come fare), abbassandone le capacità da Alta Precisione a Risparmio Batteria, così da usare solo il wifi e i dati della connessione cellulare. In questo modo, la geolocalizzazione è attiva (e l’app funziona), ma il gps no.

Settimana 1: primi aggiornamenti, primo spavento
Per funzionare, Immuni richiede che la connessione bluetooth sia sempre attiva, perché usa quella (e non il gps) per monitorare i contatti fra il nostro telefonino e quelli degli altri: non abbiamo notato un consumo eccessivo della batteria né anomalie nella durata della stessa, anche se va detto che sullo smartphone usato per il test il bluetooth veniva già tenuto costantemente acceso.

Nei primi 7 giorni di vita, l’app ha già ricevuto due aggiornamenti, che è una cosa decisamente buona e dimostra attenzione da parte degli sviluppatori per le recensioni degli utilizzatori e per eventuali bug. Dopo uno di questi, però, un piccolo spavento: aprendola compariva un messaggio di allarme di colore rosso, simile alla notifica che dovrebbe arrivare se si venisse esposti al contagio. Per fortuna era solo l’avvertimento di “Servizio non attivo”: l’abbiamo ripristinato e tutto è tornato normale.

Abbiamo anche provato a inserire uno dei codici casuali che l’app genera per permettere agli utilizzatori di dichiararsi positivi al coronavirus attraverso il menù Caricamento dati: ancora non funziona, e comunque (come era stato annunciato) richiede l’assistenza di un operatore del servizio sanitario, anche per evitare di commettere errori. O di fare “scherzi” di dubbio gusto.

L'app Immuni sulla schermata principale dello smartphone usato per il test

L'app Immuni sulla schermata principale dello smartphone usato per il test

 

Qualche consiglio per usare Immuni
Se vuoi provarla, l’app si chiama Immuni e la trovi sul Play Store di Google o sull’App Store di Apple: non è Immune System, come invece hanno creduto parecchi italiani che hanno scaricato per sbaglio quest’app, nata per spiegare il funzionamento del sistema immunitario agli studenti inglesi.

Immuni è compatibile con gli iPhone con aggiornamento ad iOS 13.5 o superiore e con i telefoni Android che abbiano Bluetooth Low Energy, Android da 6 in su (Marshmallow) e i Google Play Services aggiornati almeno alla versione 20.18.13; dopo qualche difficoltà iniziale, ora l’app funziona anche sui telefoni Huawei e Honor, ma non sugli ultimi modelli.

Per conoscere meglio Immuni c’è il sito immuni.italia.it e anche il numero verde 800912491, attivo tutti i giorni dalle 7 alle 22.

Immuni, niente da fare se il telefono è incompatibile