La mia vita con Immuni, settimana 1: la prova

Oggi è partita in quattro regioni la sperimentazione dell’app italiana per il contact tracing: ecco come va

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La schermata iniziale dell'app Immuni dopo la configurazione

La schermata iniziale dell'app Immuni dopo la configurazione

 

Abbiamo scaricato l’app Immuni, quella scelta dal governo italiano per il cosiddetto “contact tracing” (meglio: exposure notification) della Fase 2B dell’emergenza coronavirus e la stiamo usando dal primo giugno. Cioè: stiamo provando a usarla, perché la sperimentazione in realtà è partita solo l’8 giugno in Liguria, Marche, Abruzzo e Puglia.

Immuni è stata installata su uno smartphone OnePlus 5 aggiornato ad Android 9: la configurazione iniziale è piuttosto semplice, e come promesso non vengono chiesti dati “sensibili”, se non in quale regione e in quale provincia (non città) si abita; l’app non permette l’acquisizione di screenshot durante il suo utilizzo.

Arriva l'app Immuni, ecco come funziona

Settimana 1: primi aggiornamenti, primo spavento

Per funzionare, Immuni richiede che la connessione bluetooth sia sempre attiva, perché usa quella (e non il gps) per monitorare i contatti fra il nostro telefonino e quelli degli altri: non abbiamo notato un consumo eccessivo della batteria né anomalie nella durata della stessa, anche se va detto che sullo smartphone usato per il test il bluetooth veniva già tenuto costantemente acceso.

Nei primi 7 giorni di vita, l’app ha già ricevuto due aggiornamenti, che è una cosa decisamente buona e dimostra attenzione da parte degli sviluppatori per le recensioni degli utilizzatori e per eventuali bug. Dopo uno di questi, però, un piccolo spavento: aprendola compariva un messaggio di allarme di colore rosso, simile alla notifica che dovrebbe arrivare se si venisse esposti al contagio. Per fortuna era solo l’avvertimento di “Servizio non attivo”: l’abbiamo ripristinato e tutto è tornato normale.

Immuni, niente da fare se il telefono è incompatibile

Abbiamo anche provato a inserire uno dei codici casuali che l’app genera per permettere agli utilizzatori di dichiararsi positivi al coronavirus attraverso il menù Caricamento dati: ancora non funziona, e comunque (come era stato annunciato) richiede l’assistenza di un operatore del servizio sanitario, anche per evitare di commettere errori. O di fare “scherzi” di dubbio gusto.

L'app Immuni sulla schermata principale dello smartphone usato per il test

L'app Immuni sulla schermata principale dello smartphone usato per il test

 

Qualche consiglio per usare Immuni

Se vuoi provarla, l’app si chiama Immuni e la trovi sul Play Store di Google o sull’App Store di Apple: non è Immune System, come invece hanno creduto parecchi italiani che hanno scaricato per sbaglio quest’app, nata per spiegare il funzionamento del sistema immunitario agli studenti inglesi.

Immuni è compatibile con gli iPhone con aggiornamento ad iOS 13.5 o superiore e con i telefoni Android che abbiano Bluetooth Low Energy, Android da 6 in su (Marshmallow) e i Google Play Services aggiornati almeno alla versione 20.18.13; dopo qualche difficoltà iniziale, ora l’app funziona anche sui telefoni Huawei e Honor, ma non sugli ultimi modelli.

Per conoscere meglio Immuni c’è il sito immuni.italia.it e anche il numero verde 800912491, attivo tutti i giorni dalle 7 alle 22.

Immuni, l'app di tracciamento per il Covid-19: come funzionerà tra privacy e possibili errori di calcolo

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