In evidenza
Sezioni
Magazine
Annunci
Quotidiani GNN
Comuni
calcio serie C

La Triestina e Pavanel si giocano tutto sulla ruota di Piacenza e negli scontri diretti

La squadra già in ritiro in Emilia davanti a una gara complessa ma non impossibile nonostante le assenze di troppe pedine

Ciro Esposito
2 minuti di lettura

TRIESTE. La Triestina è già a Piacenza in ritiro. È partita qualche ora dopo la sconfitta con il Lecco.

La decisione è stata presa dal presidente Giacomini che ha dimostrato di essere operativo e attento a dispetto di un’assenza fisica negli ultimi tempi che certamente non ha giovato all’ambiente.

Il ritiro può servire o infastidire chi è coinvolto ma andava fatto come mossa estrema di una società che ha già rimosso il primo tecnico scelto e si è spesa la carta del dg Romairone a colloquio per oltre mezz’ora con una curva inferocita.

A Piacenza, in una fredda serata padana si consumerà un passaggio chiave per il presente ma soprattutto per il futuro. Nonostante tutto la sfida tra le due squadre con il rendimento peggiore del girone non sarà decisiva sul piano dei numeri. Mancano ancora talmente tante gare alla fine della regular season che per entrambe sarà possibile un recupero. Ma mercoledì 30 novembre, almeno per la Triestina, sarà uno snodo. E lo sarebbe stato anche se con il Lecco l’Unione avesse ottenuto un pareggio che poteva anche starci. Al di là della delusione per i risultati drammaticamente modesti maturati finora, degli errori commessi dalla società, dell’incapacità dei giocatori di tenere botta per un intero incontro, a Piacenza l’Unione dovrà dimostrare di non essere arretrata rispetto a quanto ha fatto negli altri scontri diretti.

A parte la sconfitta con l’Albinoleffe, nella quale ha incisio la colpevole e tardiva investitura di Pavanel, l’Unione non ha perso con il Trento e ha vinto con Mantova e Virtus Verona. E nelle prossime setttimane arrivano altri scontri salvezza con San Giuliano e Pergolettese.

Pavanel e il gruppo devono concentrarsi su questo aspetto e non sulle polemiche e la negatività dell’ambiente che ci sono e che si basano anche su ragioni fondate. La squadra, pur giocando un match volonteroso, ha perso con il Lecco perché in questo momento i lombardi sono più forti con oltre il doppio dei punti. Il gap tecnico non si è visto ma si sono visti invece gli alabardati fraseggiare a centrocampo a due tocchi perdendo un tempo di gioco come fanno i ragazzini delle giovanili. C’è paura, troppa paura di sbagliare. Pavanel, unico non contestato, ha l’appoggio della società e non deve avere timori. Stando ai rumors rimbalzati la scorsa settimana in rete avrebbe dovuto essere rimosso dopo un eventuale sconfitta con il Lecco. E invece è ancora in sella e ha anche la possibilità di compattare il gruppo. I rumors non contano nulla, conta quello che si ottiene sul campo dove finora l’Unione ha ottenuto pochissimo.

Il tecnico deve gestire una situazione non delicata ma delicatissima. Lui è il primo a soffrire per ogni sconfitta della sua Triestina.

Questa è una sua ricchezza e non deve diventare un limite. Difficilmente Massimo potrà ammortizzare una nuova sconfitta.

Ecco perché lo scenario del post Piacenza sarà tutto da decifrare e perché la partita di domani sarà uno snodo nel bene o nel male. È vero che l’appuntamento diventa insidioso sul piano tecnico per le defezioni. Giocare una partita clou senza buona parte del centrocampo con Pezzella out, oltre a Crimi, con Gori in condizioni precarie e anche senza Furlan non costituisce il miglior viatico per preparare la gara.

Tutti ostacoli che possono essere superati se chi va in campo, contro una squadra forse parigrado, riesce a liberarsi dai fantasmi che stanno attanagliando la mente e lo spirito di chi sta dentro e fuori dal campo.

I commenti dei lettori