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Pallacanestro, la nuova sfida di Boris Vitez «Trieste vuole eventi sportivi»

L’ex cestista, oggi general manager dello Jadran, organizzatore di Italia-Slovenia. «I triestini hanno fame di vedere partite ad alto livello. Le istituzioni lo sanno»

Francesco Cardella
Aggiornato alle 2 minuti di lettura

Boris Vitez assieme al fuoriclasse sloveno Luka Dončić protagonista di Italia-Slovenia

 

TRIESTE  Le idee che lo hanno portato ai diversi progetti pare siano maturate durante l’isolamento dovuto alla pandemia, periodo che ha favorito una certa “riflessione” e le basi per l’organizzazione su scala internazionale. Perché Boris Vitez ha uno scopo dichiarato: alimentare la passione della città per la pallacanestro attraverso eventi paralleli alle vetrine dei campionati. Ecco allora dare vita negli ultimi tempi, sempre lavorando con la società dello Jadran, di cui è general manager, a due tappe di rilievo come l’amichevole internazionale Italia–Slovenia e il torneo giovanile “No Borders Euro Cup”, momenti che hanno (ri)dato respiro e volume alla cultura locale per la palla a spicchi.

Vitez, Italia–Slovenia è stato il primo dei frutti delle riflessioni in clima Covid, come è nata l’idea?

Da ex sportivo ho coltivato sempre contatti ovunque, specie in Slovenia, sapevo che l’idea poteva piacere e ho pensato che non dovevamo sprecare simile entusiasmo. Tutto poi è combaciato bene, anche con la presenza di Pozzecco sulla panchina azzurra.

La proposta giovanile del “No Borders” parte invece da più lontano.

Infatti, da Treviso, dove ho conosciuto rappresentanti dello staff del Real Madrid. Da lì è nata l’idea di portare a Trieste basket giovanile di qualità e delle grandi scuole. Quando catturi la simpatia di un club come il Real Madrid, le cose diventano quasi più semplici...

Non è semplice invece dare concretezza all’organizzazione, vedi sponsor, strutture e seguito.

Anche qui fortunatamente le cose sono andate bene. L’organizzazione lanciata dallo Jadran ha trovato un città che ha risposto bene grazie non solo al supporto della Pallacanestro Trieste ma pure con l’accoglienza da parte di Comune, sindaco e assessore Rossi.

Il torneo giovanile ha convinto e ora si guarda lontano. Anche oltreoceano...

La Nba ha diverse accademie sparse ovunque, anche in Europa. I contatti sono già avviati, ci sono serie possibilità di estendere la manifestazione su questa linea. L’altra idea che stiamo seguendo è portare a Trieste non solo Real Madrid, Bayer o Barcellona del basket ma anche del calcio.

In questa sorta di “isola felice” organizzativa c’è qualcosa da perfezionare?

La promozione. Dobbiamo lavorare di più anche sui social e molti mesi prima dell’inizio

A proposito di basket americano e dintorni, la posizione di Trieste suggerisce di andare a pescare forse maggiormente in Croazia e Slovenia?

Ne sono convinto, ho visto tantissimi talenti su cui puntare ma al momento, per forme di strategie, si pensa piuttosto all’americano, come sempre.

Torniamo al basket di casa. Come giudicare il cammino della Pallacanestro Trieste?

Bisogna pazientare, ci vuole tempo e fatica. I primi segnali ci sono ma abbiamo molti cambiamenti da affrontare e un budget ridimensionato.

Cartolina finale con il “suo” Jadran Monticolo&Foti. La C Gold resterà la sua dimensione?

Stiamo facendo bene e abbiamo giovani, questo al momento conta. In futuro mi piacerebbe puntare ad una B che potesse fare da filiale alla Pallacanestro Trieste, dando modo ai giovani di restare a casa. Il sogno è questo, chissà...

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