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Pallacanestro Trieste, Davis ai tifosi: «Scusateci, non giocheremo più così»

Il play si rivolge ai supporter sui social. La lezione dell’impietosa sconfitta con Pesaro: senza difesa aggressiva e intensità ogni incontro diventa a rischio

Roberto Degrassi
2 minuti di lettura
Corey Davis in azione (Foto Bruni) 

TRIESTE. «Trieste ci scusiamo con tutti voi. È stata una performance inaccettabile da parte nostra stasera e non lo sarà mai più. Dobbiamo essere molto meglio di così e lo faremo. Impariamo e continuiamo a crescere da questo».

Parola di Corey Davis, uno dei leader della Pallacanestro Trieste. Il play si è rivolto così via social ai 2549 tifosi che l’altra sera all’Allianz Dome hanno assistito alla desolante sconfitta contro Pesaro. Prima giornata di campionato, si dirà. C’è tempo per rifarsi. Vero, ma più che gli errori tecnici ad aver impressionato in negativo è stato l’atteggiamento con cui i biancorossi hanno gestito tre quarti dell’incontro.

Quella che si è vista sul parquet, umiliata con un centello da una Carpegna non accreditata certo tra le big della serie A, non è neanche una lontana parente della squadra che dovrebbe essere. L’identikit tracciato nel corso dell’estate da Marco Legovich era chiaro: difesa aggressiva, andando a pressare subito i portatori di palla, recuperi, contropiede, velocità e intensità. Tutto questo si è visto parzialmente solo nel secondo quarto quando Trieste è riemersa dal meno 13 riaprendo la partita e con il possesso del potenziale sorpasso. Per il resto buio fitto.

LE MANCANZE Il tracollo casalingo al debutto e il contemporameo pesante ko interno di Treviso con cui in due test precampionato i biancorossi hanno sostanzialmente dimostrato di equivalersi obbliga a qualche riflessione. A maggior ragione in considerazione dell’assenza di Lever, in questo momento il range di Trieste è realisticamente tra il dodicesimo e il sedicesimo posto. Se sfida le avversarie sul piano del talento individuale rischia di rimetterci nella maggioranza dei casi. La difesa e l’intensità non rappresentano due optional in questo campionato ma le armi più adatte a disposizione. La rassegnazione vista nell’ultimo quarto non porta da nessuna parte.

Il destino di un campionato dipende anche dai traguardi personali, a patto che non contrastino con quelli del gruppo. Sono in tanti tra i biancorossi a dover chiedere o dimostrare a sè stessi e agli altri qualcosa. Da questo punto di vista la gara contro Pesaro, Gaines a parte ma parliamo del giocatore più smaliziato della squadra, ha visto distinguersi per impegno e generosità quelli da cui in fondo era scontato attenderselo. Che Deangeli e Bossi, gli unici triestini in rosa, abbiano mille e una motivazione per sbattersi per la squadra della loro città non costituisce una rivelazione. Non è una sorpresa nemmeno il cuore di Giovanni Vildera che dopo aver avuto una chance in A a Treviso in mezzo a diversi tornei di A2 vuole confermarsi e stabolizzarsi nella massima serie dimostrando di avere tutti i numeri per starci. Infatti è stato il lungo migliore con i suoi 7 rimbalzi. Ma se lui fa meglio dei due Usa titolari chapeau a Giovanni però non è la notizia migliore che uno vorrebbe sentire.

SENZA FAME La “fame” dei Vildera e dei Deangeli deve entrare nel Dna della squadra anche perchè non sono gli unici a dover dimostrare qualcosa. Due esempi. Pacher è al primo campionato di A dopo tanti anni al piano inferiore. Si trova nella stessa condizione di Mosley a Trieste qualche stagione fa. Gli viene data un’opportunità: approfittare per affermarsi come lungo da A svoltando la carriera oppure, nell’anonimato, condannarsi a indietreggiare. Contro Pesaro, con l’alibi di aver accusato dolori a una spalla a inizio settimana, ha tirato solo tre volte dal campo in 34 minuti. Un tentativo ogni quarto se la matematica non è un’opinione. Poco cercato e coinvolto o scarsa intraprendenza? Ha subito sei falli imbucando altrettanti liberi ma compensa solo in parte la riflessione precedente.

Luca Campogrande è reduce da due anni travagliati condizionati dagli infortuni. Ha la chance di partire come ala piccola titolare in un club che non gli mette pressioni addosso. La situazione ideale per affermarsi non solo come specialista delle triple ma giocatore totale. Se sfrutterà la chance ne guadagneranno lui e la PallTrieste. Se non dovesse accadere ci rimetteranno entrambi.

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