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calcio in lutto

Addio a Claudio Garella: vinse lo scudetto con Verona e Napoli. Due stagioni anche all’Udinese

Portiere molto apprezzato per le qualità tecniche ma soprattutto umane

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UDINE. “Garellik”, la leggenda tra i pali se n’è andato a 67 anni. Claudio Garella, scudettato con il Verona dei miracoli nel 1985, ma anche l’anno successivo col Napoli di Maradona e protagonista a Udine per due stagioni, già nell’era Pozzo, quella della promozione nel 1989/1990 con Sonetti in panchina e quella di Serie A finita con la retrocessione poco prima dei Mondiali nel 1990.

A Udine giocò con Abate, Rossitto, Alessandro Orlando, Vagheggi, anche Balbo e Sensini appena arrivati in Friuli dall’Argentina e fu molto apprezzato, per le qualità tecniche ma soprattutto umane. Il portierone è stato protagonista negli anni Ottanta fra i pali del Verona prima e del Napoli poi: con l’Hellas conquistò lo scudetto nel 1985, con i partenopei fece il bis due anni dopo, alzando al cielo anche la Coppa Italia. Cresciuto nelle giovanili del Torino, ha giocato anche con Lazio, Sampdoria e appunto Udinese prima di chiudere la carriera all’Avellino.

L’ex portiere si era sottoposto ad un intervento per problemi cardiaci ma ci sono state delle complicazioni e non ce l’ha fatta. Con la squadra di Maradona si esaltò molto e il 10 maggio 1987 festeggiò con il popolo partenopeo un traguardo storico. L’allora presidente della Juve, l’avvocato Giovanni Agnelli, lo definì come «l’unico portiere che para senza mani». Trovò continuità anche nella Sampdoria ma viene ricordato per la splendida prestazione all’Olimpico con la Roma nell’anno del tricolore del Verona. La società scaligera piange «la scomparsa di una autentica Leggenda della propria storia ultracentenaria». «Autentico simbolo del primo Verona guidato da Osvaldo Bagnoli, Garella ha vestito i colori gialloblù dal 1981 al 1985, difendendo la porta dell’Hellas in tutta la trionfale cavalcata iniziata dalla vittoria della Serie B 1981/82, proseguita con la qualificazione in Coppa Uefa nel 1982/83 e culminata con la vittoria dello Scudetto nel 1984/85, di cui Claudio fu indiscusso protagonista - il ricordo della società gialloblù - I suoi numeri resteranno straordinari e irripetibili: appena 143 gol subiti in 157 presenze, 4 delle quali nella Coppa Uefa 1983/84 e altre 4 nelle doppie sfide di Finale di Coppa Italia raggiunta dal Verona 1982/83 e 1983/84. Ma ciò che resterà per sempre nella mente di chi lo ha visto giocare e nell’immaginario di chi solo successivamente ne ha conosciuto - per ragioni anagrafiche - le gesta sportive, è lo stile assolutamente unico di difesa della propria porta, con parate atipiche e al tempo stesso efficacissime. Uno stile che gli è valso il soprannome di ’Garellik’. Un vero e proprio idolo per una generazione di tifosi veronesi e, più in generale, per tutti gli appassionati del calcio italiano».

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