Allianz Trieste, il bilancio rimane positivo. Un lusso i rimpianti, va costruito il futuro

La stagione è stata soddisfacente anche senza play-off. Ritrovato il pubblico, da qui la nuova proprietà dovrà ripartire

TRIESTE. Ci stava il lieto fine. Le condizioni erano quelle ideali, perchè proprio nell’ultimo minuto dell’ultima partita Trieste ha avuto la più evidente, eclatante conferma di quanto sia legata al basket. Per una decina di interminabili, silenziosi, minuti abbiamo visto un Palasport unito nell’attesa. Il pubblico, con una marea di t-shirt rosse, che non sfollava dopo la vittoria su Treviso e restava in piedi, con gli occhi sui telefonini. I giocatori e lo staff tecnico sul parquet a loro volta fermi ad aspettare di conoscere il proprio destino. Vai un po’ a pensare che a provocare la delusione dei mancati play-off e della qualificazione di Pesaro sarebbe stata la dabbenaggine di chi per il pubblico di Valmaura è stato in passato un indiscusso beniamino, Jordan Parks che decide di far fare harakiri alla sua Napoli.

Niente play-off ma questo non inficia il bilancio biancorosso. Rimane sicuramente positivo. Terzi nel grone d’andata, accesso alle Final Eight di Coppa Italia (affrontate, putroppo, come sempre malissimo) e salvezza centrata con buon anticipo lascandosi dietro in classifica team come Brindisi e Trento di solito abituati a non mancare la post-season. Si poteva fare ancora meglio? Certamente. Sì. Le trasferte di Trento, Brindisi e Casale Monferrato rappresentano solo motivi di rimpianto. Il mese e mezzo di crisi ha condizionato negativamente la prospettiva della post-season. Lo ha ammesso lo stesso Franco Ciani nel dopogara. «Abbiamo pagato la partenza di Fernandez, con poi l’arrivo di Alexander, e l’infortunio di Lever». L’assenza del Lobito è stata pesantissima - ancor più che nell’apetto tecnico - sul piano emotivo-caratteriale, visto che l’Allianz ha perso un elemento di personalità, un leader. L’infortunio di Lever ha limitato le soluzioni tra i lunghi visto che è coinciso con uno dei periodi giù di Konate obbligando Gražulis e Delia a spremersi.

POPOLO BIANCOROSSO Fin qui i rimpianti, che a questo punto lasciano il tempo che trovano. Il futuro si costruisce di solito in primavera e la Pallacanestro Trieste è già in ritardo per aprire il cantiere. C’è troppo da fare domani per permettersi di indugiare troppo sull’ieri. La partita contro Treviso (a proposito, ma a cosa pensavano certi giocatori veneti buttandosi tra il pubblico triestino a fine partita?) ha consegnato l’eredità più preziosa. Non c’era il pienone, non si è andati nemmeno vicino, ma il tifo c’è stato e soprattutto si sono avvertiti tutto il calore e la partecipazione della gente dell’Allianz Dome. Il pubblico è stato ritrovato nel momento in cui si sono spente le luci. Ma è questo il patrimonio dal quale ripartire. Dagli applausi, dalla coreografia della Curva Nord, dalla commozione per Daniele Cavaliero. Per la prima volta dopo anni si è risentito un coro ad personam. Mancava. Ed è stato bello.

Il domani, in sostanza, deve cominciare...oggi. Maggio sarà il mese della verità sul fronte societario, dopo le manifestazioni d’interesse è il momento di passare alla fase più concreta, con le carte in tavola e i progetti. Da qui deriveranno organigramma societario e scelte tecniche, dall’eventuale conferma di Ciani (che ha confessato di aver piacere a continuare l’esperienza sulla panchina biancorossa) ai giocatori da cui ripartire. Il campionato ha fornito alcune indicazioni. La più evidente: la crescita di Lever (Mvp nella pattuglia italiana) sconsiglia una ripetizione della scelta dei due centri stranieri per coprire uno spot solo. Meglio optare su un solo 5 Usa, Lever ha la doppia dimensione 4-5 e può fare da backup, a quel punto si giochi una chance straniera in ala piccola dove è stata scontata pesantemente l’assenza di atletismo.

I 4 DELL’AVE MARIA Ma non ci sarà da ricostruire solo sul piano tecnico. L’Allianz che verrà dovrà rinnovare la propria identità. Per anni l’anima della squadra si leggeva nei cosiddetti quattro dell’Ave Maria (Coronica, Fernandez, Da Ros, Cavaliero). La scorsa estate per scelta tecnica ed esigenze di rinnovamento capitan Corazza e Teo sono stati fatti uscire. Nel corso di questo campionato è partito Fernandez, lasciando Cavaliero unico superstite dello zoccolo duro. E adesso? Se oltre le colonne d’Ercole ci sarà davvero la scelta del ritiro la squadra dovrà ridarsi un’anima. Avrà bisogno di giocatori ma soprattutto di uomini, di leader. Banks è un punto di riferimento ma un investimento su un giocatore che in febbraio ne farà 37 non può essere a lungo termine. Un’altra partita importante da affrontare.

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