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Stadio Rocco riaperto, l’entusiasmo dei tifosi: «Finalmente in Furlan, dove battono cuore e passione»

Con l’apertura di tutti i settori del Rocco per la partita di domenica contro la Feralpisalò sono stati accontentati anche i “curvaioli”

le interviste

C’è chi finora non era nemmeno andato al Rocco perché si rifiutava di vivere la partita senza curva. Chi ci è andato comunque ha sofferto tanto a stare in gradinata e ora vede la riapertura della Furlan come una liberazione. Il popolo della curva, anche se orfano degli ultras, è pronto insomma fin dalla sfida con la Feralpisalò di domenica, a tornare nel settore più caldo del tifo alabardato. Lo farà sicuramente Patrizia Obran, che finora ha seguito l’Unione solo fuori casa e che stavolta ha già fatto i biglietti per la partita. «Perché preferisco la curva? È molto semplice: io sono una tifosa passionale, mi piace cantare e battere le mani, e vivendo la partita in questo modo in gradinata mi sentirei davvero un pesce fuor d’acqua. Per questo non sono ancora andata al Rocco in questa stagione, ma ho seguito la Triestina in trasferta e aspettavo solo la riapertura della Furlan per vedere l’Unione in casa. Tanto che martedì alle 12 sono stata la prima a fare il biglietto: lo ammetto, per me sarà un’emozione ritornare allo stadio». Patrizia Obran si conferma in dissenso con la chiusura del settore: «A mio parere era una decisione senza senso che mi aveva deluso. Per me che sono una curvaiola da sempre, andare in tribuna non è il mio modo di vivere lo stadio. Aprire la Furlan è giusto, anche senza ultras se loro hanno deciso di non venire. Ma non ci sono solo loro, per me la curva è di tutti, ci sono sempre stati tanti altri tifosi. Nella mia vita in gradinata ci andai una sola volta: avevo resistito mezz’ora, si sentivano solo critiche e me ne andai. In curva è raro fischiare se non siamo proprio al limite, certo anche lì ci sono brontolii e mugugni, ma caso mai a fine partita, durante il match si tifa e basta». Ha la curva nel cuore anche Massimiliano Bianco, che spiega così la sua passione: «Io sono sempre andato in curva. A parte da piccolo quando mio papà mi portava al Grezar in gradinata, poi dai 13-14 anni sono andato in curva sia in casa che in trasferta. Mi piace vivere la partita in maniera intensa, più passionale. In gradinata questo modo di tifare a volte può dare fastidio ad alcune persone, io sono una persona educata e quindi lì finora ho sofferto. Invece chi va in curva sa che è un posto dove c’è un certo tipo di tifo, ci si ritrova fra tanti amici». Per Bianco comunque non sarà facile riportare la gente allo stadio e spera in una crescita graduale: «Con la riapertura ci sarà più gente, so di molti che pur avendo il green pass non venivano in stadio solo per la curva chiusa, ma non sarà come aver aperto dal primo giorno, spero almeno in un aumento progressivo. Sulla chiusura ero abbastanza perplesso, non capivo la motivazione: la curva ha sempre portato più gente rispetto agli altri settori». Tornerà in curva anche Walter Ulcigrai: «Io sento un’appartenenza alla curva, vederla chiusa non mi faceva stare bene. Ho seguito queste partite in gradinata, ma amo la curva, e adesso spero solo che il pubblico risponda: i prezzi sono davvero irrisori, a volte si paga di più in Eccellenza, spero quindi in una grande risposta in modo che poi la Furlan resti sempre aperta. Certo, la situazione generale non è delle migliori, la squadra ha alti e bassi, ma bisogna aiutare la società ora che ha fatto questo passo dopo le tante pressioni dei tifosi. Perché in curva? Fin da ragazzino sono andato lì, mi piace l’entusiasmo, si vive la partita in modo diverso. E poi la stragrande maggioranza del nostro club si è sempre ritrovata nella Furlan».

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