Contenuto riservato agli abbonati

Rufo Bressani e le regate con la Banti: «Tita ha da sempre una marcia in più»

Il triestino Lorenzo Bressani in regata assieme a Caterina Banti

TRIESTE È un oro strameritato quello conquistato da Ruggero Tita e Caterina Banti nel doppio misto foiling Nacra 17 a Enoshima. Un oro che la vela tricolore aspettava da tanto, troppo tempo e arriva dopo quello dei “nostri” Agostino Straulino e Nicolò Rode nelle Olimpiadi del 1952 a Helsinki sulla Star Merope e la medaglia di Alessandra Sensini nel 2000 nel windsurf.

Tita e Banti hanno costruito il loro percorso olimpico nell’ultimo quadriennio quando dopo Rio – dove l’Italia era stata rappresentata da Vittorio Bissaro e Silvia Sicouri – hanno deciso di formare un equipaggio che si è subito rivelato temibile.

Da buon avversario Lorenzo Bressani, che ha tentato la selezione olimpica in questa classe prima con Giovanna Micol per Rio e poi con Cecilia Zorzi per Tokyo, conosce bene Tita e Banti, visto che con quest’ultima ha anche navigato per qualche mese tra il 2016 e il 2017.

«Ruggero ha sempre dimostrato una marcia in più» sono le parole del campione triestino «Il Nacra a Rio ha corso senza foil e ha poi seguito un rapido percorso di modernizzazione introducendo la novità di derive e timoni che permettono di volare in vista di Tokyo. Quando siamo andati a provare le barche in Olanda presso il cantiere produttore nel 2017 loro sono riusciti subito ad alzarsi e Ruggero in particolar modo ha dimostrato di aver compreso la barca sempre in anticipo rispetto agli altri. Abbiamo pensato che qualcuno lo avrebbe raggiunto a ridosso dell’Olimpiade e invece ha dimostrato di essere ancora un passo avanti grazie a una serie di risultati sbalorditivi».

Per Bressani il Nacra con i foil resta la barca più attuale del panorama olimpico, visto che permette di conoscere e sperimentare il funzionamento e la regolazione delle appendici che consentono di volare sull’acqua. «Credo che pur nel più completo rispetto della monotipia del catamarano Nacra Tita e Banti abbiano studiato e lavorato molto sul miglior setting dei foil per aumentare le performance. È un patrimonio che si mette a frutto nel tempo e sarà un tesoro per il futuro. Certo potrei dire di essere stato sfortunato a provare la qualificazione quando in campo ci sono stati Bissaro e Tita, ma si sa che con avversari forti si cresce di più e più velocemente» chiude sportivamente Bressani.

In effetti non è un caso che la sua personale esperienza maturata su questa barca gli permetta oggi di attestarsi nei piani alti delle classifiche dei 69F e partecipare in prima persona a un progetto avveniristico come quello della creazione del primo 60 piedi full foil di Roberto Lacorte.

Video del giorno

Trieste, attracca sulle Rive il cacciatorpediniere Luigi Durand de la Penne

Barbabietola con citronette alla senape e sesamo

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi