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Valter Sbisà, il dominatore dei tuffi master: «A 76 anni ho ancora sfide da affrontare»

Oro ai Tricolori e agli Europei ora si dà al tennis in attesa di allenarsi per saltare dal Ponte Cavour a Roma

TRIESTE Il frinire delle cicale in sottofondo e un dialetto triestino sbrigliato e incalzante scandiscono la telefonata con Valter Sbisà, tuffatore master classe 1945, raggiunto nella sua campagna mentre è intento a preparare il campo per una smisurata coltivazione di pomodori ed altre piante, passione che lo tiene impegnato tra una stagione sportiva e l'altra.

Nulla però è paragonabile all’arte dei tuffi: invincibile richiamo o intrigante vocazione che da oltre vent’anni spinge Sbisà a presentarsi sulle scalette dei trampolini che gli restituiscono puntuali ed esaltanti successi.

Nel copioso palmares raccolto sin qui in carriera, il tuffatore triestino orgoglio della società romana F.lli Marconi ha da poco inanellato anche una medaglia d’oro dal trampolino da un metro e due argenti (dai tre metri e dalla piattaforma) ai Campionati Italiani master di Riccione, seguiti poi dai successi europei dai trampolini oltre al secondo posto ottenuto dalla piattaforma di Kantrida, sede dell’ultima kermesse continentale.

Estroverso ed esplosivo nel raccontare il segreto di uno stato di forma brillante a 76 anni: «Magnar, bever e... se semo capidi ma ghe vol anche tanta fortuna e poi tuffarsi per me è come volare» dice in un dialetto che tradurre totalmente sarebbe ingeneroso.

Cresciuto in via della Pescheria a Trieste dove il Molo Audace è il viale di un cortile familiare che si chiama mar Adriatico e di sera, ogni sera, diventa il primo trampolino di una serie infinita di salti, carpiati, avvitamenti. Acrobazie, tutte, replicate nell’adolescenza all’Ausonia dove lo stupore dei bagnanti era facilmente barattabile con un gelato in cambio di qualche virtuosismo dai 12 metri. Funziona. Ed è l’innesco dell’adrenalina di una vita sul ciglio delle grandi altezze.

«Ricordo una giornata trascora assieme a Pino Auber, suo nipote Gabriele, Noemi Batki e sua madre Ibolya sulle rocce della costiera di Duino dove abbiamo dato spettacolo....» Gerenazioni e talenti dei tuffi a confronto.

E in questo caso la parola spettacolo è sostituibile dagli addetti al settore con un salto di 12 metri ritornato contro le rocce, magistralmente eseguito. Pino Auber, citato da Sbisà, è stato l’altro indimenticabile master triestino dei tuffi, un autentico personaggio che univa la passione per l’acqua con quella per l’arte.

Prosegue a raccontare Sbisà: «Mi alleno con la Triestina Nuoto che mi permette di tenermi in forma con Luca Crevatin, un bravissimo maestro».

Paura? Una parola che non esiste nel vocabolario di Valter Sbisà né nel suo futuro che va nella esatta direzione indicatagli più di settanta anni fa dal Molo Audace.

Racconta con orgoglio: «Adesso mi dedico al tennis fino al mese di ottobre e poi si torna ai tuffi dal trampolino con l’obiettivo di saltare dal Ponte Cavour a Roma il prossimo dicembre. Dovrò tuffarmi da un’altezza di 18 metri, ma che problemi ci sono? Me fa sentir come un giovane».

Un giovane eterno cui piace volare.

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