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L’Unione scopre Di Massimo e una nuova spinta dai giovani

Il doppio test con Roma e Lazio ha evidenziato aspetti tattici e tecnici da registrare. In evidenza la qualità dell’attaccante e la grinta di Natalucci, Coppola e Dubaz

TRIESTE. Le due amichevoli di lusso affrontate dalla Triestina contro Roma e Lazio non potevano fornire molte indicazioni sulla squadra che affronterà la prossima C. Troppo accentuato il divario tecnico nonostante la preparazione appena avviata, troppo pochi anche gli allenamenti svolti a Ravascletto dal nuovo tecnico Cristian Bucchi. I due eventi sono state due occasioni per la società di mettersi in vetrina.

E questo non può che far bene al brand alabardato e alle relazioni della dirigenza con due tra i topo club italiani e anche con i media nazionali. Se ci sarà come sembra un’apertura significativa e stabile degli stadi c’è da creare un po’ d’entusiasmo in un ambiente che non frequenta il Rocco (e le trasferte) da un anno e mezzo. Sul piano dell’approccio e della concentrazione Bucchi ha avuto delle risposte positive. Il primo tempo solido con la Roma e la voglia di rimediare il gap iniziale nella ripresa contro le seconde linee sarriane ad Auronzo sono la dimostrazione che il gruppo segue lo spirito che lo staff vuole trasmettere. Sul piano atletico si è visto quanto possano pesare oggi, ma anche in futuro, le gare ravvicinate. Per quanto riguarda invece l’aspetto tecnico il cantiere è aperto, anzi apertissimo. E non potrebbe essere altrimenti. Anche perché il 4-2-3-1 proposto da Bucchi è una soluzione che ha avuto risultati anche apprezzabili ma probabilmente non sarà quello della Triestina versione campionato. Quanto ai singoli meritano ovviamente attenzione gli spunti di Di Massimo, cavallo di rientro, che potrebbe essere molto utile alla causa. Ma la vera novità è l’utilizzo dei giovani. Natalucci, Dubaz e Coppola hanno trovato ampio spazio nelle due partite. Al di là delle prestazioni che, come per gli altri, sono condizionate dalla preparazione appena cominciata, i ragazzi hanno dimostrato personalità e voglia di rischiare. Insomma poter contare su forze fresche da inserire, magari alle spalle dei più esperti, può essere un’arma in più mancata nel recente passato. Se il problema principale è stato quello di non farsi infilare dalle squadre non di rango ecco che un cambio di visione da parte della società e dello staff può essere opportuno. «I nomi sono importanti ma non bastano quando si deve giocare con le piccole - ha detto Milanese a fine partita -. Poter contare su giovani di gamba e un po’ spregiudicati fa bene anche al gruppo perché alza il livello di competitività tra i singoli anche durante la settimana. È un errore del passato che dobbiamo correggere».

L’indirizzo è chiaro. Ora spetta al tecnico e ai suoi collaboratori creare l’amalgama, anche perché qualche altra pedina di qualità arriverà dal mercato, ma il gruppo a disposizione è sostanzialmente quello con il quale Bucchi sta lavorando a Ravascletto.

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