Triestina inesistente, la Virtus la sbatte fuori dai play-off

Uscire al primo turno dei play-off, contro una squadra inferiore per posizione in classifica, per spessore tecnico e per di più depotenziata dalle assenze per Covid, fa male anzi è mortificante.

TRIESTE Al Rocco si sono vissuti momenti di amarezza ma quello che è accaduto domenica resterà nella storia. Una storia triste per chi ha l’alabarda nel cuore. Perché uscire al primo turno dei play-off, contro una squadra inferiore per posizione in classifica, per spessore tecnico e per di più depotenziata dalle assenze per Covid, fa male anzi è mortificante.

NIENTE SCUSE Eppure non ci sono scuse perché la Virtus ha avuto il merito di crederci. L’episodio chiave è stato una disattenzione difensiva che al 42’ della ripresa ha consentito a Lonardi di mettere comodamente in porta. Ma la vera chiave di questa estromissione è stata la scelta di Pillon di non voler aggredire la gara. Gli alabardati, ai quali bastava il pari, lo hanno fatto per un quarto d’ora nella fase centrale del primo tempo e hanno creato un paio di occasioni. «Le partite dei play-off bisogna affrontarle per vincere altrimenti i finali diventano pericolosi». Pillon lo ha ripetuto fino a ieri come un mantra. Bene, anzi male.

LE DOMANDE Alla sconfitta non c’è mezzo alibi ma ci sono tante domande. Perché il tecnico ha deciso di schierare per la prima volta dall’inizio il 3-5-2 (che poi un paio di infilate le ha prese lo stesso)? E perché davanti, a raccogliere gli eventuali cross dalla fasce, sono stati schierati Gomez e il piccoletto Sarno? E ancora perché tenere Mensah, il miglior velocista, in panchina fino a ripresa inoltrata o morire con Petrella e Granoche in panchina?

Le domande servono solo a focalizzare l’aspetto che ha pesato più di tutti: l’Unione ha pensato a difendere il suo esiguo patrimonio ed è stata giustamente punita.

POCA CONVINZIONE Gigi Fresco ci ha creduto con quel che aveva, il tecnico della Triestina e la squadra di conseguenza non hanno fatto tutto quello che si poteva e si doveva fare. E non è stata la prima volta in questa stagione. Certamente è l’ultima. Per il futuro sarà la società a fare i conti con un’annata senza squilli.

L’INERZIA La Triestina parte coperta e lascia fare ai veronesi ispirati dal solito Danti bravissimo a lavorare tra le linee. Ma la solidità con questi uomini si vede come si vede che mancano di conseguenza gli spunti in attacco. Il solo Sarno ci mette del suo, prima con una punizione che dà la sensazione del gol e poi dialogando bene con Gomez ma tirando contro l’attento Sibi.

LE RIPARTENZE La squadra di Fresco quando può ruba il tempo al centrocampo triestino e riparte. Lo fa benissimo Danti al 23’ e De Marchi è impreciso nella conclusione a botta sicura. L’Unione risponde con una splendida mezza rovesciata di Gomez che oggettivamente avrebbe meritato miglior sorte.

LA TIMIDEZZA Nella ripresa cala il buio sull’atteggiamento della Triestina e con il passare dei minuti gli ospiti prendono conseguentemente coraggio. L’Unione si affida a irritanti passaggi orizzontali in difesa e Sarno si spegne. Danti di testa per poco non porta in vantaggio i virtussini.

Pillon opta per un cambio che ci stava tutto da un po’: entra Menzah per Sarno e subito Davis scappa via a destra con palla affidata a Gomez: il destro a botta sicura trova il tuffo perentorio di Sibi. Forse la punta poteva far meglio ma il portiere fa più del suo. È l’episodio che fa rompere gli indugi a Fresco: dentro Marcandella e si gioca a tre punte. Si infortuna Giorico ed entra Paulinho.

LA DEBACLE Al 38’ c’è l’ultimo spunto dell’Unione con Lepore per la tesa di Gomez e palla deviata. Entra anche il troesino Carlevaris a rafforzare la trazione anteriore. Al 42’ il patatrac. Manfrin è libero di crossare , a centro area De Marchi la pizzica e Lonardi ha il tempo per metterla dentro. Il buio cala sul Rocco e nelle teste degli alabardati che no reagiscono. Per la Virtus finisce con una festa. Per la Triestina finisce la stagione. E meno male che il pubblico stavolta non ha potuto esserci. —

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