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Fabio Capello: «Non mi perdo una corsa e mia moglie è peggio di me...»

Fabio Capello è un grande appassionato di ciclismo

L’ex giocatore e tecnico era in fasce nel giorno della “sassaiola” di Pieris del ’46

GORIZIA Il 30 giugno 1946 Pieris fu teatro della celebre tappa della “sassaiola” al Giro d’Italia, quando un gruppo di attivisti favorevoli all’annessione di Trieste (dove la frazione arrivava) alla Jugoslavia bloccarono il gruppo, con la corsa neutralizzata e il triestino Cottur che tagliò ugualmente per primo il traguardo. Quel Giro lo vinse Bartali, che proprio a Pieris, dove passerà la Grado-Gorizia del 23 maggio, avrebbe trovato in seguito un tifoso destinato a diventare “eccellente”. Fabio Capello il giorno della famosa tappa del 1946 era letteralmente in fasce, ma una volta cresciuto non si sarebbe perso una corsa.

«Sì, ma da osservatore più che da praticante, visto che non mi è ma capitato di provare una bicicletta da corsa – ci racconta il bisiaco, ex allenatore tra le altre di Real Madrid, Milan, Juventus e Roma, a margne del galà che lo ha vsto tra gli ospiti al “Verdi” -. Il Giro d’Italia lo seguo da sempre, e mia moglie è persino più appassionata di me, quindi quando c’è una corsa la televisione a casa nostra è sicuramente accesa. I miei preferiti? In passato ovviamente Coppi e Bartali, e personalmente ero bartaliano, ma poi come si fa a non citare anche i vari Adorni, Gimondi, Motta, Moser». Oggi, invece, Capello è particolarmente incuriosito dalla parabola di Filippo Ganna, prima maglia rosa di questo Giro 2021 e volto nuovo del ciclismo italiano. Insomma, pure se si parla di bicicletta l’ex tecnico e oggi tra gli opinionisti di punta di Sky è decisamente sul pezzo, anche se, è chiaro, passione e professione sono legate soprattutto al calcio. Domenica due sue grandi “ex”, il Milan e la Juve, si sono confrontate in una gara che per molti versi ha chiuso definitivamente un’era. Quella bianconera. «Dopo nove anni, il dominio della Juventus si è fermato – dice -, anche se era difficile immaginare che sarebbe accaduto in modo così fragoroso. A inizio stagione la mia favorita era l’Inter, con la Juve però a ruota. Cosa è successo? Hanno inciso tante cose, da un allenatore senza esperienza al poco tempo che ha avuto per trasmettere le sue idee ai giocatori: sì è dovuto adattare, e quando ti adatti le cose possono andare così». Certo all’ambiente Juve non ha fatto particolarmente bene nemmeno la vicenda Superlega, che per Capello (che pensando all’Italia agli Europei ha buone sensazioni, “perchè è una squadra con un’identità precisa, guidata da un tecnico capace e ambizioso”) è «un’idea che eventualmente doveva essere sviluppata diversamente, rendendola inclusiva, aperta, anche se ormai si va alla ricerca dello spettacolo per andare alla ricerca dei soldi che mancano». E una riflessione su un calcio oggi molto diverso da quello di ieri l'ha offerta anche Dino Zoff – al quale il 23 maggio sarà dedicato il traguardo volante del Giro nella sua Mariano -, nell'intervista registrata da Francesca Spanghero di Telefriuli e proposta durante il galà: «Un tempo anche il calcio era epico come il ciclismo, quando per la fama serviva compiere un'impresa – ha detto -. I media erano limitati, mentre oggi l'esposizione è enorme e basta poco per finire in prima pagina».

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