Triestina, Pillon e i cambi con il contagocce: mai cinque innesti dalla panchina

Al di là degli infortuni e del Covid la rosa è ampia ma la media delle staffette nei 90’ si assesta su due-tre ingressi. E a breve rientreranno Petrella, Procaccio e Paulinho 

TRIESTE Quanto incide una panchina lunga con giocatori esperti nel calcio e in particolare in quello di serie C? Gli addetti ai lavori non hanno dubbi: non solo avere tanti giocatori a disposizione è un plus in un torneo nel quale la maggioranza delle contendenti mette in campo i 2001 per raggiungere il premio di valorizzazione (si può arrivare anche a 600 mila euro) ma soprattutto diventa decisivo in questa stagione flagellata dal virus. I tecnici hanno dovuto fare i conti con le assenze e la Triestina ne sa qualcosa in un format compresso da turni infrasettimanali e recuperi. Le squadre che si contendono la B Padova, Sudtirol e Perugia hanno rose da 24 e passa titolari. E su questa linea si è mosso anche Mauro Milanese: almeno due giocatori di livello per ogni ruolo è stato il mantra delle due sessioni di mercato. Sul piatto il club ha messo un budget da circa 4 milioni per gli stipendi rinunciando in partenza, come in passato, alle risorse legate all’utilizzo dei giovani.

La riforma dei 5 cambi in tre slot è stata allargata con la pandemia anche ad A e B (e alle gare internazionali), dopo tre stagioni di sperimentazione in C per mantenere alta la competitività delle partite.


Eppure la Triestina non sta attingendo a piene mani da questa opportunità che può piacere o meno agli integralisti del calcio.

I numeri dicono che nella prima parte del torneo, quella sotto la gestione Gautieri, i cambi utilizzati sono stati quattro in otto gare, con due picchi di 5 (con Matelica e Cesena), due gare con tre staffette e una da due. Bepi Pillon, pur propenso ai miniturnover (3-4 pedine) nelle gare infrasettimanali, non ha l’attitudine a stravolgere l’undici titolare nel corso della partita. Mai ha fatto ruotare 5 pedine, in tre occasioni l’allenatore ha disposto 4 staffette (con Samb in casa, Fermana e Carpi) e in 17 gare i cambi sono stati 3. Ma se si tolgono le sostituzioni ordinate negli ultimi minuti (dall’87’ in su) in ben 10 occasioni solo due elementi dalla panchina hanno dato ossigeno ai compagni. Infortuni e Covid hanno inciso sulla panchina ma solo in 4-5 partite.

La costante statistica fotografa una scelta legittima del tecnico trevigiano che tuttavia può pesare sul lungo periodo. Non è tanto una questione di risultati perché non c’è controprova che un cambio o meno li possa modificare in positivo. Un ricorso morigerato alla panchina ha certamente un’incidenza sull’intensità della squadra e anche sul coinvolgimento di tutti i giocatori che compongono il gruppo. Qualche giocatore non è praticamente mai stato chiamato in causa (Brivio, Struna, Palmucci) qualcun altro poco e spesso a pochi minuti dalla fine del match (Granoche). E in una squadra con alcuni giocatori che hanno passato la trentina o altri che non sono decatlteti le rotazioni possono essere utili per sopperire a momenti di stanchezza fisica e mentale prima ancora degli eventuali aggiustamenti tattici.

Nelle prossime partite il tecnico (auspicando non ci siano altri infortuni gravi) dovrebbe poter recuperare Petrella, Procaccio e anche Paulinho. Insomma la maggior possibilità di scelta prima e durante la partita è un’arma in più per un rush finale in salita. Un’arma nelle mani solo ed esclusivamente di Pillon. —
 

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