Triestina calcio, mancano tre gare per salvare la stagione

Il colpo di testa di Litteri che, con la complicità del portiere Minelli, ha portato in vantaggio l’Unione

Scelte poco logiche e mancanza improvvisa di concentrazione nel finale del match al Curi. Club, giocatori e tecnico assieme possono ancora rimediare 

TRIESTE E così a tre giornate dalla fine di questa stagione tribolata la Triestina ha scoperto di saper gettare i punti anche con le big. A fine partita tutti i protagonisti, Pillon compreso, hanno parlato di cinque minuti di follia. Più che di follia è più corretto parlare di mancanza di concentrazione e di sciagurata disposizione tattica dopo 80’ esemplari sotto questo aspetto. È come se la tanta attenzione messa in campo per annientare l’indubbio potenziale del Perugia fosse svanita all’improvviso. I gol nati da una quasi innocua sponda di testa e da una ripartenza sono le conseguenze di un atteggiamento con poca verve senza voler togliere i meriti al super attacco del Perugia che si giocava in pochi minuti l’ultima chance di restare aggrappato al carro che porta alla B.

Tutto il campionato della Triestina è costellato dai cali di tensione che ne hanno condizionato il rendimento anche nei momenti apparentemente più in controllo di una gara. Si tratta di un aspetto che va imputato ai giocatori che hanno via via dimostrato sul campo di non essere un gruppo solido anche se composto da giocatori di esperienza e livello per la categoria. Ma, oltre ai demeriti della squadra, anche Pillon non può chiamarsi fuori. E infatti, con l’onestà che l’ha sempre contradistinto, l’allenatore trevigiano non l’ha mai fatto. Se un gruppo non si muove all’unisono e va in sofferenza nelle difficoltà la responsabilità è non solo ma anche di chi lo guida ogni giorno.


La costante attesa nei cambi, le scelte non azzeccate sono la spia che anche un tecnico di grande esperienza può non essere in forma come la squadra. A Perugia, con gli avversari che nella ripresa avevano cambiato assetto, un cambio a Sarno ormai esaurito e più minuti a Mensah per alleggerire la pressione (dalla sua parte era stato arretrato Elia, un’ala di ruolo) sarebbe stato utile. E poi nel finale, da un tecnico che per tenere l’1-0 al Rocco con il Carpi aveva giocato con sei difensori (cinque più Rapisarda), era lecito aspettarsi altrettanto a Perugia contro una squadra di primissimo livello. Nel calcio non c’è controprova e magari la Triestina avrebbe perso comunque su un campo dove il ko poteva starci a differenza della gara di San Benedetto. I mea culpa che si susseguono sono apprezzabili ma non servono a muovere la classifica e soprattutto a sferzare un gruppo che sul piano morale e tecnico rischia una deriva.

Le ambizioni dichiarate dalla società erano altre rispetto alla caccia al quinto posto. Anche il club ha le sue responsabilità che peraltro paga in moneta sonante anche se ha cercato di correggere la rotta investendo altri denari su un nuovo staff a fine novembre e prendendo anche due terzini, non certo di primo pelo ma provenienti dalla B. Le disavventure non sono mancate (infortuni lunghi e due focolai covid) e vanno tenute in dovuto conto. Però ora tecnico, giocatori e club devono essere capaci di analizzare la situazione e fare fronte comune per evitare di mandare all’aria nel rush finale quanto è stato fatto finora pur tra alti e bassi. Servono tre partite da giocare senza tentennamenti non solo per il piazzamento che vale parecchio ma soprattutto per trovare un’identità necessaria per affrontare in modo competitivo i play-off. E anche per fare chiarezza sul futuro. Perché altrimenti questa rischia di diventare una stagione, oltre che deludente, anche buttata via. Non è accettabile nei confronti del presidente Mario Biasin che ha sempre risposto positivamente alle sollecitazioni del cugino Mauro Milanese. È la coppia che proprio cinque anni fa, nell’aprile del 2016, ha salvato la baracca dopo un altro fallimento, abbracciata in tribunale dal popolo alabardato in tutte le sue componenti. Proprio quei tifosi che da un anno non possono entrare allo stadio meritano un sussulto. Nel calcio, come nella vita non è mai finita. C’è una settimana davanti. Basta credere in quello che si fa. —
 

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