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Allianz Trieste troppo blanda: non c’è storia contro due terzi di Virtus

A Bologna i triestini vengono sconfitti 81-67 dalla Segafredo priva di Teodosic e Belinelli. I primi minuti illudono ma poi gli avversari prendono il controllo

Roberto Degrassi
2 minuti di lettura

BOLOGNA Non basta la buona volontà per andare lontano. L’Allianz perde la prima delle ultime cinque finali della stagione regolare, quelle che valgono punti in chiave play-off. Si dirà: beh, perdere a casa della Virtus Bologna ci sta. Calma. Intanto, di fronte c’erano due terzi delle Vu nere, visto che quattro titolari sono stati risparmiati in vista dell’Eurocup. E poi a questo punto della stagione bisogna combattere, attingendo a tutto quello che si ha, C’è poco fiato, mettici la cattiveria. C’è poca aggressività, mettici il mestiere. In qualcuno l’atteggiamento del corpo era da partita di esibizione, ignorando che persino la Virtus “vera” con Teodosic e Beli alla Segafredo Arena si è inchinata già 5 volte in questo campionato. Provarci mica è un delitto.

L’Allianz sembra aver perduto l’orgoglio di chi non è arrivato tra le prime otto (e alle Final Eight di Coppa Italia) per gentile concessione di qualcuno. Questi giocatori hanno vinto a Milano, hanno vinto per due volte a Casalecchio di Reno, hanno mostrato buone partite. Forse più che guardare i video degli avversari servirebbe rivedere le proprie prestazioni, per ricordarsi di un’identità che era forte e adesso è completamente annacquata.

In vista della “bella” di mercoledì in Eurocup Djordjevic lascia fuori i califfi Teodosic e Belinelli, con Markovic, per evitare di arrivare con il genio della regia e il mister 33 di gara2 eccessivamente spremuti. Hunter, inserito nei 12, resterà a guardare sino al quarantesimo. Formalmente non sarà una scelta elegante nel rispetto degli avversari ma il tour de force virtussino è di quelli tosti. Lo starting five biancorosso non riserva sorprese, con Da Ros e Upson per Gražulis e Delia. Il debutto dell’Allianz alla Segafredo Arena è bagnato da una tripla di Doyle, il più discusso delle ultime esibizioni. E con la guardia Usa e Upson Trieste parte benissimo, prendendo otto punti di margine e bloccando in difesa le Vu nere che si limitano a cercare Gamble (2-10 al 3’). Un paio di forzature dopo che aveva detto bene dai 6,75 e appena viene allentata la morsa in difesa la Virtus attaccando con più ordine impatta a 15 al 7’. Intanto entrano Delia e, a sorpresa, Gražulis, annunciato come panchinaro non giocatore per non correre rischi dopo il nuovo stop. I bolognesi aumentano i giri, pur continuando nel turnover spinto, mentre i biancorossi di fronte a una difesa più fisica iniziano a smarrirsi. Chiudere il primo quarto sotto (23-18) è ahinoi una costante della stagione triestina.

Reazione Allianz in avvio del parziale successivo, provando per qualche minuto anche la carta del doppio play Lobito-Laquintana. Ma è solo una fiammata. Con un immarcabile Abass la Virtus si riprende con gli interessi il vantaggio (35-25 15’). Qualche sprazzo di contropiede con Henry ma è ancora poco per rovesciare l’inerzia del match che vede le Vu nere avanti senza apparente sforzo con Alibegovic e un’Allianz ancora lontana da quell’intensità che servirebbe per compensare il gap tecnico. Si va al riposo sotto di nove (40-31), tirando con il 25% da tre, subendo a rimbalzo (22-15 per i locali) e con Fernandez a secco.

La ripresa del gioco continua sulla falsariga dei quarti precedenti. Allianz capace di trovare una buona tripla con Da Ros dialogando con Doyle e nell’azione successiva perdere banalmente il pallone con gli stessi soggetti che cercano di concedere il bis. Ma Teo almeno si impegna. Trieste dà l’impressione di aver poco da dare e da dire, lima il ritardo ma poi rimedia un controbreak e in questo fare e disfare il punteggio racconta a metà del terzo quarto di bolognesi ancora avanti (48-39). Fernandez, con la forza dei nervi e l’orgoglio, cerca di dare la scossa, in campo un quintetto più lungo con Henry guardia e Alviti. Ma sul possesso a meno 6 (48-42 26’) che potrebbe davvero riaprire il match spreca l’occasione, punita da Abass. Si spezza l’esperimento delle due ali piccole insieme sul parquet, Allianz diligente in difesa ma il coltello da mettere tra i denti rimane invece nel fodero.

Che bello vedere Alviti nella prima azione dell’ultimo quarto buttarsi per recuperare un pallone vagante e andare poi caparbiamente a segnare. Questo è l’atteggiamento che serve. O servirebbe. Dalmasson rilancia Gražulis per dare più fisicità. Ma la regia è di una disarmante confusione, con Laquintana a collezionare palle perse.

Finisce con una prevedibile sconfitta. —
 

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