Prandin: «Tifoso di Trieste spero di salire con Omegna» E presto potrebbe tornare...

TRIESTE

Cinquecento chilometri di distanza e non sentirli. Il recente passato è stato a Trieste, il presente a Omegna, il futuro sarà nuovamente a Trieste, dove ci sono cuore, casa e lavoro. In fondo, è come se Bobo Prandin non fosse mai mandato via. «Se seguo il campionato dell’Allianz? Come no, praticamente...in tempo reale. Io non li considero semplici ex compagni di squadra, sono amici veri, persone con cui ho condiviso momenti speciali».


Tanti momenti e tanto speciali che il buon Bobo ha solo l’imbarazzo della scelta. «Sarebbe scontato dire che il momento magico è stato il giorno della promozione in serie A. Eppure anche in quel caso non riesco a isolare un fotogramma: bellissima l’emozione del successo a Casale Monferrato ma è stata fantastica anche l’accoglienza da parte dei tifosi. E la festa in piazza Unità?»

Prandin ha sempre avuto un feeling particolare con la tifoseria biancorossa. «Io posso dire di aver dato davvero l’anima per questa squadra ma ammetto di aver ricevuto tantissimo. Non posso che essere grato a Trieste». Una Trieste che adesso segue da tifoso. «Sono soddisfatto. So per esperienza personale quanto il Covid possa condizionare una stagione: il mio Omegna ha perso sette giocatori per positività e per 20 giorni siamo rimasti fermi ed è stato difficile ritrovare il ritmo-partita e la condizione. L’Allianz è stata costretta a non giocare addirittura per un mese e mezzo, è stata davvero in gamba a superare quella fase salendo in classifica e realizzando poi l’impresa di vincere a Milano».

Prandin fa un interessante paragone tra l’Allianz di questa stagione e la squadra che due anni fa raggiunse i play-off. «Rispetto a quell’Alma ritengo che questa squadra abbia maggior qualità come livello medio. Quel gruppo aveva picchi di talento ma adesso c’è più omogeneità e soprattutto c’è maggior consapevolezza delle capacità dei giocatori italiani. Allora Fernandez era in pratica all’esordio in A, lo stesso Da Ros veniva solo da stagioni in A2. In questi anni Juan e Teo hanno dimostrato di fare la differenza anche al massimo livello. Cavaliero continua a esprimersi alla grande e Alviti, che poteva sembrare una scommessa, sta facendo un campionato incredibile».

A proposito, che campionato è? «Duro, equilibrato. Vedo tre formazioni più attrezzate delle altre, Milano, Virtus Bologna e Venezia. Sassari e Brindisi sono forti ma la classifica è corta e ogni giornata riserva sorprese. Pensate ad esempio a Brescia: un mese fa qualcuno la dava tra le delusioni dell’anno e invece è in piena risalita. Il mio consiglio all’Allianz? Cercare di sfruttare al massimo le partite casalinghe».

Prandin gioca in serie B, in una piazza con una buona tradizione. «Ci aveva giocato anche Marco Carra, con Ferraro e Zaccariello, e poi si trasferirono a Trieste. Una società seria, che sta realizzando un bel palazzetto da 3500 posti. Noi proveremo a salire». La storia racconta, del resto, che Treviso, Trieste e Roma hanno conquistato promozioni con un certo soggetto nel roster. Solo il Covid e lo stop del campionato hanno fermato l’anno scorso il sogno di Verona, penultima tappa della carriera di Prandin. Una laurea in ingegneria informatica, master in ingegneria clinica, assegno di ricerca dell’Università di Trieste per un prestigioso progetto, il futuro di Bobo sarà importante anche lontano dal basket. Ma quel momento potrebbe non essere vicino. Pare infatti che un coach da lui ben conosciuto, in un club appena fuori provincia, abbia già iniziato il corteggiamento per proporgli un ruolo da “chioccia”... —



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