Un sogno partito oltre due anni fa con tanto lavoro e programmazione

Vasco già a inizio del 2019 faceva la spola tra il Fvg e Cagliari, con allenamenti e incontri dalle 7 alle 18 con una distrazione da...tifoso

trieste

La rincorsa alla sfida per l’America’s Cup parte da lontano. Nulla si improvvisa. Di fronte a certe sfide nemmeno la genialità nell’improvvisazione o l’arte di arrangiarsi - talenti che il resto del mondo ama attribuire agli italiani - possono farcela. Programmazione. Disciplina. Metodo. Certo, come sappiamo fare noi: sdrammatizzando e sorridendo, quando è il caso. Ma la sfida di Luna Rossa è fatta di anni di lavoro. E di rinunce.


Palasport di Sassari. Epifania 2019. Ad assistere alla partita della Pallacanestro Trieste, allora Alma, contro il Banco di Sardegna c’erano dieci tifosi della Curva Nord e un signore che aveva attraversato l’isola in auto, partendo da Cagliari, per fare il tifo per i biancorossi. Quel signore era, naturalmente, Vasco Vascotto. E all’epoca il campione muggesano aveva già iniziato da mesi il lungo, paziente, lavoro di avvicinamento alle regate a Auckland del 2021. Aveva già accantonato «l’abitudine a trascorrere 250 giorni all’anno in giro per il mondo a regatare» per rimanere senza competizioni e senza rimpianti, pur di inseguire un sogno che allora era ancora lontano nel tempo.

Un lavoro fatto di lavoro in palestra e davanti al computer, di progetti e simulazioni, di test e di confronti. Oltre due anni per creare un team affiatato, una supersquadra composta da chi avrebbe dovuto vivere le sfide in acqua e chi sarebbe rimasto dietro le quinte per rendere Luna Rossa la più competitiva possibile.

Oltre due anni fatti di lavoro dalle 7 del mattino alle 18, nella “casa” dello scafo italiano, a Cagliari. Una sfida cominciata con entusiasmo e curiosità («La sensazione di gareggiare con i nuovi scafi? Qualcosa di veloce e completamente nuovo. Per noi triestini sarà come scendere a tutta velocità e senza freni per via Commerciale...» era la colorita previsione di Vascotto) ma che poi ha lasciato il posto alla consapevolezza. Una sicurezza figlia del grande lavoro svolto e che adesso, nel momento della verità, ha intimorito anche gli avversari.

Dopo i tre giorni del lockdown deciso dal governo neozelandese mentre gli inglesi di Ineos, in sintonia con gli organizzatori, cercavano di posticipare i tempi della ripresa delle regate con il pretesto di poter avere pubblico davanti ai maxischermi, Luna Rossa - come ha anticipato Giulio Giovanella - ha preteso che si tornasse in acqua, per chiudere il conto.

Qualcuno, a Auckland, ha storto il naso. «Italians...». Pazienza. La simpatia gli italiani, almeno in questo caso, se la tengono per la banchina e il doporegata. Adesso è il momento in cui si fa sul serio. —



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