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Unione vittima di una ricaduta Pillon deve correggere la rotta

Un atteggiamento sconsolato di Bepi Pillon durante il match preso contro il Fano

Ancora una volta la Triestina si è inceppata dopo una serie di partite di livello Il tecnico non può permettersi altri scivoloni. Ma la vetta è tornata lontana

TRIESTE «Bisogna essere onesti. Non abbiamo giocato bene e lo stop subito è pesante». Va reso onore a Bepi Pillon per l’onestà dell’analisi a fine gara. Niente isterie, niente fronzoli, niente alibi. Perché una squadra reduce da tre buone prestazioni, corroborata dalla sosta natalizia e con ambizioni, non può incappare in una prova mediocre contro il Fano che è una delle formazioni più giovani e meno attrezzate del girone e per di più ridotto in dieci da un’ espulsione sacrosanta. Primo tempo giocato sotto ritmo, tante occasioni non trasformate, un gol balordo preso per mancanza di equilibrio e su una conclusione anche fortunata. Domenica al Rocco si è assistito a un film in parte già visto nella prima di campionato contro il Matelica (0-1). L’andamento del match in quell’occasione era stato un po’ diverso ma l’approccio della Triestina quasi uguale. La differenza è che quella era solo la partita d’esordio e che l’avversario, anch’esso marchigiano, ha poi dimostrato di essere pimpante nell’arco del torneo. Per certi versi è come se non fossero passati tre mesi e non ci fosse stato l’avvicendamento in panchina.

LA RESPONSABILITÀ Nel calcio il primo a essere chiamato in causa è l’allenatore. Così è toccato a Gautieri e la società è corsa ai ripari reclutando uno dei tecnici più esperti sulla piazza. E adesso tocca a Pillon rimediare a una situazione che forse aveva fiutato ma che sperava non accadesse. A preoccupare non è tanto il risultato, comunque pesantissimo nell’ottica di una possibile rimonta verso il primato, ma il vecchio vizio dei giocatori di non saper interpretare la gara nei modi nei quali si presume sia stata preparata durante la settimana. Pillon sapeva che serviva ritmo e questo si è visto soltanto per una ventina di minuti nella seconda parte della gara. E anche quando la Triestina ha incalzato l’avversario è mancata cattiveria e lucidità. LA SQUADRA Ma allora se nemmeno il cambio di allenatore è servito a diluire i vecchi difetti la responsabilità deve ricadere sulla squadra e quindi sulla società che l’ha costruita? Nessuno può tirarsi fuori dalla mischia soprattutto per analizzare il presente e porre i rimedi necessari per le prossime gare. L’organico è di fascia alta e infatti lì l’Unione si trova in classifica anche se la debacle con il Fano impone di lasciar perdere al momento come orizzonte la vetta. Ci sono almeno un paio di squadre più attrezzate. Ma la rosa è ancora menomata dagli infortuni e dal rendimento al di sotto delle aspettative di alcuni elementi. E questo vale per qualunque allenatore abbia a che fare con questo gruppo.

I DIFETTI La costante di questi mesi è il rendimento basso dei terzini Brivio e Rapisarda. Se con il gioco di Gautieri, con due esterni d’attacco, forse il difetto si poteva mascherare, con l’attuale assetto le loro scorribande diventano decisive per allargare l’avversario specie se arroccato. Questo è mancato, nè è dato sapere quale sia il valore delle alternative Filippini e Struna perché di fatto non hanno mai giocato. LE ASSENZE Tra i giocatori in rosa le pedine più ambite del mercato di un anno fa e cioè Lodi e Sarno, impiegati da tempo con il contagocce, non sono decisive. E poi è superfluo rimarcare l’importanza delle assenze di Procaccio (e Paulinho) e soprattutto di Litteri e Gomez, con Granoche e Mensah che stanno tirando la carretta, ma non hanno la stessa vena realizzativa dei compagni. Un tanto per non dimenticare che la realtà ha penalizzato non poco quella rosa allestita da Milanese con ben altre ambizioni rispetto all’attuale ottavo posto. Tante pedine stanno per rientrare e magari qualcuno arriverà dal mercato.

L’IDENTITÀ La continuità di rendimento è figlia di una compattezza che l’Unione dimostra solo a tratti. Perché non c’è in campo un leader carismatico capace di trascinare il gruppo nei momenti difficili, nè l’avvicendamento della guida tecnica ha favorito un percorso lineare di crescita.

LE PROSPETTIVE Fare con quello che c’è (o poco altro) è la linea finora tracciata dalla società ed è anche quella che può fornire le migliori garanzie per non aggiungere altre incognite. Squadra e staff lavorino sul presente senza farsi distrarre dal blasone o ammaliare dai sogni legittimi della tifoseria. Loro devono fare i conti con i risultati e a far quadrare il bilancio non bastano le ottime prestazioni estemporanee con le big se poi si perde con le piccole. E anche il club deve fare i suoi conti. E non è scontato che i conti alla fine tornino.

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