Bettini: «Il lockdown mi ha dato lo stimolo per tornare sui libri»

Daniele Bettini davanti al pc in versione studente

Il coach, ancora alle prese con i postumi del Covid, si è iscritto a Scienze motorie «Il sogno? Laurearmi in contemporanea con la maturità di mia figlia Dafne»

TRIESTE La battaglia contro il Covid, la decisione di iniziare l’Università a 43 anni, la delusione per non aver potuto giocare in Europa. Il 2020 di Daniele Bettini, comunque lo si veda, sarà davvero indimenticabile. Il coach della squadra maschile Pallanuoto Trieste, trascorse le feste nella terra natia, la Liguria, è tornato in città pronto per riprendere gli allenamenti con quella che definisce una squadra che può fare grandi cose.

Bettini, un 2020 da dimenticare anche per Lei?

Beh… da dove vuole che iniziamo? Dal fatto che ancora oggi non sento né odori né gusti, nonostante sia stato negativizzato? È un bel problema… e pensare che tutto è scaturito da uno strudel di mele. Quando ho detto che era senza gusto mia figlia pensava che stessi scherzando: da lì è emerso che avevo il Covid.

Il virus ha stravolto questa stagione. A partire dalla mancata partecipazione all’Euro Cup.

Non lo nascondo: è una ferita ancora aperta. Almeno per me. Ce l’eravamo conquistata con il sudore quella qualificazione. Bramavamo di andare a Zagabria e portare Trieste in Europa. Invece niente da fare. Il virus ci ha devastato tre quarti di squadra. Abbiamo dovuto rinunciare, ma non potete immaginare la sofferenza di non andare a giocarcela.

Però il Coronavirus l’ha portata a riabbracciare i libri, vero?

Questo è il lato buono di questo 2020. Durante il lockdown di marzo mi sono ritrovato con tanto tempo libero. Ci ho pensato un po’ e ho deciso di iscrivermi all’Università. Sto facendo Scienze motorie. Per ora ho dato già 11 esami.

Quali materie sta preparando ora?

Scienze dietetiche e Fisiologia del movimento. E pensare che tra i professori ho ritrovato anche lo storico preparatore del Posillipo, Dino Sangiorgio… mi mancano ancora 7 esami. Ma dovrò fare anche un tirocinio. Lo farò alla Pallanuoto Trieste: meglio di così…

Sua figlia Dafne la sta appoggiando?

Ho ripreso a studiare perché il pezzo di carta può sempre servire, ma anche per dare uno stimolo a Dafne che studia a Trieste al Carducci-Dante: il sogno è terminare gli studi assieme, lei il diploma, io la laurea.

Torniamo alla pallanuoto. Come sta la squadra?

Siamo indietro anni luce rispetto alla tabella di marcia. Abbiamo bisogno di poter giocare con regolarità. Ci manca il ritmo e la concentrazione. Piano piano stiamo entrando in condizione fisica: purtroppo il Covid ci ha davvero devastati. Comunque sono ottimista: questa è una squadra che può fare grandi cose.

L’impatto con i nuovi arrivati?

Si sono integrati alla perfezione. Razzi e Bini sono bravissimi a fare gruppo. Buljubasic sta studiando italiano e anche lui è un bravissimo ragazzo, oltre ad essere, ma lo sapevamo, uno splendido professionista.

Con loro siamo ancora più gruppo rispetto al passato. Mezzarobba e Mladossich sono il futuro della nazionale azzurra?

Michele ogni giorno migliora sé stesso e la squadra, Andrea sta facendo passi da gigante per la sua età. Trieste sta sfornando futuri azzurri. Ne sono sicuro.

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