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Covid-giocatori, il lungo iter per riottenere l’idoneità

La Federazione medico sportiva indica una serie di controlli necessari per avere l’ok per la ripresa dell’attività agonistica

2 minuti di lettura
Un'azione di Zaule Rabuiese-Staranzano 

TRIESTE Per i calciatori delle squadre dilettanti e giovanili che hanno avuto il Covid, riottenere l’idoneità per la ripresa dell’attivià sportiva non sarà proprio una passeggiata. Le linee guida proposte dalla Federazione medico sportiva italiano, già sotto esame da parte del Governo, potrebbero divenire ben presto legge per permettere il reintegro dei giocatori non professionisti negativizzati. «Nella valutazione degli atleti che sono guariti dalla malattia è indispensabile considerare le possibili conseguenze della stessa su organi ed apparati, tenendo presenti anche gli effetti del decondizionamento secondario al periodo di convalescenza», spiega la nota della Fmsi. Nel vademecum dei medici sportivi si parla di atleti positivi e guariti dal Covid ma anche di atleti che, pur non avendo ricevuto una diagnosi certa di infezione mediante test molecolare, abbiano tuttavia sviluppato “una sintomatologia che indica il Covid (e cioè, temperatura corporea sopra il 37,5° C, tosse, dispnea, mialgie, diarrea, ecc.) in un periodo compatibile con la circolazione del virus”.

Su giudizio del medico specialista in Medicina dello sport, tutti questi atleti saranno suddivisi in tre gruppi. Nel gruppo 1 sono inseriti gli atleti con “infezione asintomatica o presintomatica” o “malattia lieve” che non siano ricorsi a ricovero ospedaliero e/o terapie antibiotiche, cortisoniche o epariniche. Per ottenere l’idoneità agonistica questi atleti dovranno integrare la visita medica e gli esami strumentali e di laboratorio previsti dalle normative con i seguenti approfondimenti diagnostici, non prima comunque che siano trascorsi 30 giorni dalla guarigione. Ed ecco il primo lungo elenco: test ergometrico incrementale massimale con monitoraggio elettrocardiografico e valutazione della saturazione di ossigeno a riposo, durante e dopo il test; ecocardiogramma color doppler; esame spirometrico con determinazione di: capacità vitale forzata, volume espiratorio forzato al primo secondo, indice di Tiffenau, picco di flusso espiratorio e flussi a volumi intermedi e massima ventilazione volontaria. Nel gruppo 2 sono invece collocati gli atleti con “malattia moderata” o comunque che siano ricorsi a ricovero ospedaliero e/o terapie. Oltre ai test già citati sopra, questi atleti dovranno ulteriormente svolgere un elettrocardiogramma inclusivo di una seduta di allenamento o di sforzo oltre ad un serie di esami ematochimici. A giudizio del medico potrebbero subentrare inoltre delle integrazioni quali la diagnostica per immagini polmonare, diffusione alveolo-capillare e la valutazione cardiopolmonare integrata durante test ergometrico incrementale massimale. Infine c’è il gruppo 3 in cui sono inclusi gli atleti con “malattia severa” e “critica”. In questo caso saranno necessari ulteriori test oltre a quelli già descritti.

Insomma. Un elenco lunghissimo di esami. Ora resta da capire quanti effettivamente sono stati i giocatori delle squadre dilettantistiche del Friuli Venezia Giulia coinvolti dal Covid che potrebbero doversi sottoporre a questa trafila medica. Ma soprattutto, le società dilettantistiche, come intenderanno affrontare da un punto di vista finanziario tutte queste disposizioni?

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