Pillon: «L’obiettivo è una Triestina compatta e di lotta»

Mauro Milanese e Bepi Pillon

«Ho trovato i ragazzi dispiaciuti ma sereni e disponibili. I prossimi scontri diretti li vedo come un grande stimolo»

TRIESTE Di sfide professionali ne ha affrontate tante. Ne ha vinte e ne ha perse come capita nella vita. Ma quella cominciata ieri mattina con il primo allenamento a Trieste per Giuseppe Pillon, detto Bepi, è diversa dalle altre. Gli esoneri e i subentri fanno parte della carriera di qualsiasi allenatore, specie se ci si occupa di calcio e ancor di più se lo si fa nei club italiani. Ma questa volta il tecnico trevigiano si prende in carico una squadra che finora non ha brillato ma non è nemmeno stata mai allo sbando. E poi la società ha investito molto su Pillon. Milanese, per la prima volta dall’inizio della sua era, ha lasciato al tecnico il palcoscenico della conferenza stampa.

Triestina, inizia l'avventura di mister Bepi Pillon

Niente spiegazioni sulla scelta, niente sollecitazioni su aspettative e obiettivi. Forse è meglio così. Pillon ha le spalle grosse. «Se dopo 26 anni sono ancora qui chiamato da una società seria e prestigiosa come la Triestina significa che la mia passione è come quella di quando ho cominciato. Sono entrato in corsa tante volte ma questa è la prima occasione nella quale il contratto è lungo. Non solo i canonici sei-sette mesi e poi si vede. Qui c’è un progetto ambizioso e questo mi ha convinto a gettarmi in questa avventura». La squadra è ben strutturata è quello che manca è la continuità di risultati e anche talvolta durante alcuni match. Insomma c’è da curare alcuni dettagli.

Alla Triestina arriva mister Pillon: primo allenamento

Quali sono le priorità di Pillon? «Ho visto le ultime cinque partite della Triestina e soprattutto quella di Carpi. Domenica la squadra ha giocato bene. Le è mancata solo la gestione di un vantaggio meritato. Ecco per migliorare una squadra già valida bisogna lavorare sulla compattezza in campo e sulla gestione del risultato. Se riusciamo a fare questo faremo il salto nel rendimento. Perché la qualità c’è». È normale che per raggiungere la continuità ci voglia un po’ di tempo. «Per esperienza so che subentrare è sempre un’incognita. Il tecnico ha il compito di trasmettere i suoi principi e la sua mentalità il prima possibile ma non bastano pochi giorni. Quando un allenatore deve lasciare un gruppo con il quale ha lavorato per mesi c’è sempre un dispiacere nei giocatori. E questo l’ho percepito anche nel primo allenamento ma ho trovato anche molta serenità nell’ambiente. Ma poi in campo quando ci si allena e quando si gioca cambia tutto».

Che idea si è fatto della mancanza di continuità di risultati di un gruppo che comumque non è lontano dalla vetta. «Gli alti e bassi li ho visto ma giudicare da fuori è troppo facile. Devo verificare la situazione lavorando sul campo. Ma non dobbiamo dimenticarci che finora ci sono stati anche tanti imprevisti a causa del Covid. Non è facile per noi allenatori affrontare defezioni così numerose e repentine e mi sa che dobbiamo abituarci a convivere con questo virus anche nei prossimi mesi. Purtroppo questo è un campionato anomalo e dobbiamo adattarci».

A Pillon, come a ogni tecnico, va dato del tempo, nell’immediato tuttavia ci sono quattro scontri diretti da affrontare in tre settimane. E mica si può sbagliare. «Ci sono subito delle belle gare, scontri diretti che contribuiranno ad alzare il livello della concentrazione della Triestina. Per noi devono essere uno stimolo. Comunque dobbiamo prima di tutto pensare a giocare con la Sambenedettese domenica. La squadra di Zironelli è tosta e ha alcuni elementi di grande spessore. Affrontiamo gli ostacoli uno alla volta». E a proposito di campionato anomalo si gioca senza spettatori e questo può fare la differenza specie in una piazza come Trieste. «Ho affrontato da allenatore tante partite al Rocco e l’assenza del pubblico è un fattore negativo soprattutto per i giocatori. Ai tifosi non faccio promesse perché non mi piacciono i proclami. Posso però dire che i miei giocatori devono dare in campo tutto quello che hanno. Perché questo è fondamentale al di là dei risultati». Trieste è un’altra tappa di una carriera lunghissima. Com’è cambiato il calcio e cosa ha imparato Pillon? «È cambiato tanto ma io penso che l’allenatore più bravo è quello che dispone i giocatori che ha nel ruolo più congeniale a loro e che sa motivarli anche durante la settimana. Questo ho imparato finora e anche che bisogna sempre guardare avanti. Ma non ho mica finito di imparare...».

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